Nel Sahel centrale sta rapidamente sviluppandosi una delle peggiori crisi umanitarie del mondo – Progetto Melting Pot Europa

Nel Sahel centrale sta rapidamente sviluppandosi una delle peggiori crisi umanitarie del mondo – Progetto Melting Pot Europa

9 Novembre 2020 0 Di marco zinno

Nel Sahel centrale sta rapidamente sviluppandosi una delle peggiori crisi umanitarie del mondo

Danish Refugee Council, ottobre 2020

Episodi senza precedenti di violenza armata, violazioni dei diritti, e sfollamenti amplificati dagli effetti del cambiamento climatico stanno drasticamente influenzando le vite degli abitanti del Burkina Faso, del Mali e del Niger – nella regione del Sahel centrale. La situazione si sta velocemente trasformando in una complessa crisi umanitaria, largamente ignorata.

Traduzione a cura di: Setare Mazdaee

Secondo l’ONU, tra il 2018 e il 2020 il numero di sfollati interni nella regione del Sahel centrale è passato da 70 000 a 1,5 milioni. Si tratta di uno sconvolgente aumento esponenziale in solo due anni, cui si aggiungono circa 300 000 rifugiati e richiedenti asilo.

La situazione umanitaria nella regione centrale del Sahel, formata da Mali, Niger e Burkina Faso è una delle più complesse e crescenti crisi al mondo e affligge la vita di milioni di persone.

Più di 13 milioni di persone tra cui 5 milioni di bambini in tre paesi hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria e di cibo, alloggio, accesso ad acqua potabile, a servizi sanitari e all’istruzione. A loro si aggiungono circa 6 milioni di persone che sono state ridotte in condizioni di povertà estrema conseguentemente alla pandemia COVID-19.

La situazione nel Sahel centrale sta rapidamente sfuggendo di mano, e lo sta facendo ad una velocità spaventosa. Milioni di persone sono afflitte da fame, povertà, mancanza di servizi e diritti basilari, cui si aggiungono anche le conseguenze del cambiamento climatico. Tutto ciò è estremamente preoccupante”. “Eppure”, come ha detto Charlotte Slente, Segretario generale di DRC, “la situazione rimane lontana dall’attenzione dei media e soffre della mancanza di fondi adeguati”.

Conseguenze devastanti per i civili

L’insicurezza nel Mali settentrionale è storicamente collegata ad una miriade di ragioni, tra cui la fragilità dei confini, la competizione sull’utilizzo di risorse scarse, il traffico di armi, droghe ed esseri umani e la presenza di gruppi armati estremisti.

Nel 2012 i confitti in Libia sono straripati e arrivati in Mali, dove hanno portato a galla tensioni latenti e hanno dato vita ad una ribellione nella parte settentrionale del paese. Nonostante un debole cessate il fuoco nel 2015, i conflitti si sono successivamente diffusi dal nord del Mali e nel 2018 hanno drammaticamente raggiunto il Burkina Faso e il Niger.

Le cause alla base della crisi includono episodi ricorrenti o il rischio di violazioni dei diritti umani. Una serie di crisi, pressioni, malfunzionamento dei servizi e cattiva governance che hanno rafforzato il senso di frustrazione, discriminazione, ingiustizia e diseguaglianza tra le persone.

I conflitti armati sono radicati nelle richieste pubbliche che sottolineano il bisogno di protezione. Ciò include le risposte alle situazioni di emergenza e il rafforzamento della sicurezza e di servizi di qualità che siano accessibili a tutti.

Il potenziale per un conflitto è ulteriormente esacerbato dagli effetti del clima. La regione si sta surriscaldando ad una velocità maggiore rispetto alla media globale, rendendo spesso imprevedibili i frequenti episodi di siccità e inondazioni e portando a conseguenze devastanti.

La situazione nel Sahel centrale sta rapidamente sfuggendo di mano, e lo sta facendo ad una velocità spaventosa” Charlotte Slente, Segretario Generale, DRC

Come sempre accade nei conflitti armati, sono i civili a subire le conseguenze delle violenze. Secondo l’ONU, negli scorsi 12 mesi sono state uccise più di 6.600 persone, 7,4 milioni di persone sono state ridotte in condizioni di estrema insicurezza alimentare, 150 centri medici sono stati chiusi o non funzionano adeguatamente e 3 500 scuole hanno dovuto chiudere per via di attacchi diretti.

A ciò si aggiungono le conseguenze negative a lungo termine della pandemia da COVID-19. Le conseguenze della pandemia rappresentano una minaccia aggiuntiva – o una “crisi nella crisi” – per le comunità sfollate, poiché hanno causato un incremento della povertà, un accesso ridotto ai diritti e un maggiore potenziale per i conflitti.

Un’area pericolosa e poco finanziata

DRC è presente nell’Africa occidentale dal 1998 e dal 2006 ha promosso una strategia regionale per il Sahel. Essendo uno degli attori umanitari maggiormente presenti nella regione, DRG opera in alcune delle aree più inaccessibili, conflittuali e vulnerabili di Mali, Niger e Burkina Faso.

Ma la degenerazione dei conflitti nella regione ha reso sempre più difficile il lavoro degli attori umanitari. Nella regione sono avvenuti diversi attacchi contro operatori umanitari e nel mese di agosto sette operatori della ONG francese ACTED sono stati uccisi in un attacco armato.

Il personale umanitario non è un bersaglio, vorrei ribadirlo. In quanto operatori umanitari ci impegniamo a rispondere alle necessità più impellenti indipendentemente da dove esse si presentano. È fondamentale che tutte le parti coinvolte nei conflitti agiscano per garantire la sicurezza del personale umanitario”, dichiara Charlotte Slente.

Inoltre, il piano di risposta umanitaria per dare sostegno ai più vulnerabili che vivono la sempre più grave crisi nel Sahel centrale è pericolosamente a corto di fondi. Dall’ottobre 2020 i fondi disponibili coprono solo il 39% del fabbisogno totale necessario a salvare e proteggere vite.

Il 20 ottobre 2020, tramite una tavola rotonda ministeriale sulla situazione del Sahel centrale e organizzata in collaborazione da Danimarca, Germania, Unione europea e Nazioni unite, si è cercato di mobilitare risorse e stimolare una concertazione politica per l’azione umanitaria nella regione.
Essendo uno dei maggiori attori umanitari nella regione, DRC ha partecipato al Senior Official Meeting insieme all’UNHCR per esporre raccomandazioni e discutere questioni legate alla sicurezza. DRC ha inoltre partecipato organizzando un evento parallelo.

Sorgente: Nel Sahel centrale sta rapidamente sviluppandosi una delle peggiori crisi umanitarie del mondo – Progetto Melting Pot Europa

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