Morte di Pasolini 45 anni fa: tre ipotesi e nessuna certezza

Morte di Pasolini 45 anni fa: tre ipotesi e nessuna certezza

2 Novembre 2020 0 Di Luna Rossa

Ricordiamo oggi la morte di Pasolini, scrittore e regista, ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia vicino Roma

di Anna Cavallo

Morte di Pasolini, un omicidio violento all’idroscalo di Ostia

Il corpo di Pier Paolo Pasolini viene ritrovato alle 6.30 del mattino nella spiaggia dell’idroscalo di Ostia, nel comune di Roma. E’ una donna a dare l’allarme. Più tardi sarà il suo amico Ninetto Davoli, arrivato sul posto, a riconoscere l’amico regista. Ucciso in modo violento, picchiato e poi investito dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo Argentata 2000 GT.

Accusato Pino Pelosi di un delitto a sfondo sessuale

Viene accusato un ragazzo che aveva trascorso la sera prima con lui, Pino Pelosi, 17 anni, di Guidonia. E’ uno dei ragazzi di vita che lo scrittore frequentava e con i quali aveva rapporti sessuali a pagamento. I due avevano cenato nella trattoria Biondo Tevere, vicino la basilica San Paolo, poi si erano inoltrati nella periferia per consumare un rapporto. A un certo punto, stando alle dichiarazioni del ragazzo, sarebbe scoppiato un diverbio per alcune richieste di Pasolini che lui non voleva soddisfare, fino alla lite violenta e all’aggressione, fuori dall’auto. Il ragazzo lo avrebbe colpito con un bastone, lasciandolo ancora vivo a terra, per poi finirlo salendo a bordo dell’auto e investendolo due volte di seguito.

Pier Paolo Pasolini (C) La nona porta - sito web
Pier Paolo Pasolini (C) La nona porta – sito web

La sentenza della Corte d’Appello

La Corte d’Appello lo condanna in primo grado per omicidio volontario in concorso con ignoti. Il corpo martoriato di Pasolini e le numerose ferite riscontrate, fanno pensare che siano state più persone ad aggredirlo. Pasolini non era robusto ma era uno sportivo, mentre Pelosi era un ragazzino fisicamente non in grado di procurare quel tipo di ferite. La sentenza viene modificata già l’anno dopo, nel 1976, quando si esclude l’intervento di altre persone.

Pier Paolo Pasolini - foto da Fanpage sito web
Pier Paolo Pasolini – foto da Fanpage sito web

Le indagini della giornalista Oriana Fallaci, sua amica

Due settimane dopo l’omicidio sul settimanale L’Europeo, Oriana Fallaci, giornalista e amica di Pasolini, pubblica i risultati dell’indagine svolta per conto suo. Anche lei è giunta alla conclusione che siano coinvolte più persone e che sia stato un omicidio premeditato. Nel frattempo spunta fuori la testimonianza di un altro ragazzo di strada che dichiara a un giornalista del settimanale che quella sera a picchiare Pasolini era un gruppo, al solo scopo di derubarlo, poi però ritratta e sparisce nel nulla.

Gli abitanti di via dell’Idroscalo, quasi tutte case abusive, ammettono di avere sentito degli urli la notte dell’omicidio, ma nessuno è intervenuto. Lo scrittore era stato visto spesso da quelle parti insieme a dei ragazzi e alcune volte prendeva una casetta a ore per i suoi incontri clandestini, come riscontrato dalla stessa Fallaci.

Pier Paolo Pasolini insieme all'attrice Anna Magnani - foto da Exibart - sito web
Pier Paolo Pasolini insieme all’attrice Anna Magnani – foto da Exibart – sito web

L’auto targata Catania arrivata all’idroscalo mai presa in considerazione

Pelosi, nel 2005, in televisione, ospite del programma di Franca Leosini Le ombre del giallo, confessa di non essere stato lui a compiere l’omicidio. Tre persone a bordo di un’auto targata Catania, lo avrebbero pestato e insultato per la sua omosessualità. La dichiarazione ha in effetti un riscontro oggettivo. All’epoca, infatti, una lettera anonima inviata alle autorità informava che all’Idroscalo quella notte era arrivata una Fiat 300 targata Catania ed erano indicate le prime quattro cifre. La pista però non era stata presa in considerazione. Nel settembre 2008, Pelosi rilascia un’altra intervista ai giornalisti Giuseppe Lo Bianco Sandra Rizza, in cui rivela i nomi dei suoi presunti complici. L’anno dopo, esce il saggio d’inchiesta Profondo nero, edito da Chiareletterere, che riporta le sue dichiarazioni.

La testimonianza di Sergio Citti e l’ipotesi di un ricatto

Nel 2005 un’altra testimonianza sul delitto, quella dell’amico regista Sergio Citti, che parla del furto della pellicola girata da Pasolini Salò, da parte di un gruppo di malavitosi che avrebbe chiesto di incontrarlo all’Idroscalo per ricevere i soldi del riscatto e che poi lo avrebbe ucciso perché insoddisfatta del denaro ottenuto. Citti, malato di cuore, muore poche settimane dopo.

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas (C) Metropolitan Magazine
Pier Paolo Pasolini e Maria Callas (C) Metropolitan Magazine

L’ipotesi del complotto politico e la figura di Eugenio Cefis

C’è infine una terza ipotesi, quella del complotto politico. Pasolini è stato un personaggio scomodo, schierato politicamente per il partito comunista e impegnato nella sua ultima pubblicazione, intitolata Petrolio, un romanzo-inchiesta rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1992, a indagare sulla vicenda Eni-Montedison e la morte di Enrico Mattei. In particolare sul ruolo svolto da Eugenio Cefis, che nel romanzo è Aldo Troya. Imprenditore italiano e forte sostenitore della nascita della finanza multinazionale a scapito di quelle nazionali, appoggiava, secondo le fonti di Pasolini, la riforma costituzionale.

Una riforma finalizzata all’affermazione di un presidenzialismo più autoritario e a escludere il partito comunista dal governo del Paese. Cefis avrebbe svolto un ruolo chiave nell’omicidio Mattei, sostenitore di una politica più indipendente dell’Italia nel settore petrolchimico. Oltre ad essere diventato presidente di Montedison e fondatore della loggia massonica P2 (poi passata alla direzione di Licio Gelli) sarebbe stato coinvolto nelle trame politiche internazionali legate al mercato del petrolio.

Così come le accuse di collusione sulle stragi degli anni ’70 dirette da Pasolini a uomini di governo, secondo molti intellettuali suoi amici, tra i quali Walter Veltroni, sarebbero state un possibile movente per ucciderlo. Tanto che Veltroni, nel 2010, chiede, in una lettera aperta all’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano, di riaprire il caso.

La morte di Pasolini raffigurata in un murales - foto da Aramcheck - sito web
La morte di Pasolini raffigurata in un murales – foto da Aramcheck – sito web

Morte di Pasolini conseguenza della sua sfortunata componente pulsionale?

Tanti altri intellettuali suoi amici e conoscenti, però, preferiscono credere alla versione ufficiale, anche se rimangono punti oscuri, e vedono la figura di Pier Paolo Pasolini come quella di un genio maledetto votato fin dall’inizio all’autodistruzione. Il critico letterario Giancarlo Vigorelli, tra i primi a scoprire il talento di Pasolini, racconta che durante la giornata era l’intellettuale, poi si trasformava in un’altra persona, a caccia di sesso a pagamento, connotato per lo più da violenza sadomasochistica, nei quartieri squallidi e malfamati della capitale.

E’ stata una voce critica del nostro secolo tra le più brillanti, audaci e anticonformiste, ha anticipato i tempi intuendo la crisi culturale a cui era destinata la società italiana dal consumismo in avanti. Ma nell’intimo era un fastello di contraddizioni. Non era capace di fermarsi di fronte ai minori da cui era attratto, dalla pratiche sessuali estreme a cui si sottoponeva. Ha sempre rincorso il suo destino tragico. Ha raccontato ancora Vigorelli a proposito, che lo sconcertava “il modo bestiale in cui si consumava durante nottate di violenza che non comprendevo. Fino alle sette di sera era una persona, dopo era tutt’altra… a me gelava il sangue quando lo vedevo il giorno dopo le sue avventure notturne pieno di graffi e lividi”.

 

 

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