La cyber irruzione al vertice europeo: un intruso in videoconferenza con i ministri – la Repubblica

La cyber irruzione al vertice europeo: un intruso in videoconferenza con i ministri – la Repubblica

20 Novembre 2020 0 Di marco zinno

Se si fossero incontrati di persona, intorno a loro ci sarebbero stati poliziotti e soldati a dozzine. Invece a causa del Covid il vertice si è tenuto online ma la protezione non è stata certo all’altezza. Perché nel mezzo della riunione dei ministri europei della Difesa un ragazzo ha fatto irruzione sugli schermi. Mentre si discuteva di appalti miliardari per tecnologie belliche e coordinamento di eserciti, un giovane in t-shirt nera è comparso nel video. Con l’aria visibilmente sorpresa, forse stupito di essere riuscito a bucare la rete blindata della Ue, si è materializzato accanto agli uomini di governo con bandiere nazionali e scrivanie di rappresentanza. L’intruso ha fatto “ciao ciao” a tutti con la mano, invitando gli amici nell’ufficio open space alle sue spalle ad assistere all’impresa. Si è persino collegato in audio, sovrapponendo la sua voce ai discorsi ufficiali. Ha parlato per un paio di minuti, poi la presenza aliena è stata rimossa tra l’imbarazzo dei 27 ministri europei che stavano completando la “revisione strategica della politica di sicurezza per il 2020”.  Adesso l’intelligence di più Paesi sta identificando il ragazzo. La prima impressione è che si tratti di una goliardata: un buontempone informatico, capace però di infilarsi in uno degli appuntamenti più riservati del pianeta. Ma non si può escludere che qualcuno, con competenze telematiche molto più sofisticate, abbia “scassinato” una porta di accesso alla riunione, lasciandola aperta a chi volesse sbirciare la trattativa. Le indagini sono in corso.Un sito olandese di news ha rivendicato l’intrusione: un giornalista si sarebbe intrufolato riuscendo ad appropriarsi della password di un ministro. Secondo il sito, il reporter sarebbe poi stato redarguito in diretta dall’Alto rappresentante Ue Josep Borrell. Funzionari dell’Unione hanno precisato che “siamo sempre stati consapevoli e abbiamo avvertito che le videoconferenze sono vulnerabili dal punto di vista della sicurezza e questo è uno dei motivi per cui le videoconferenze non sono riunioni formali del Consiglio e non è possibile discutere questioni riservate”. Al momento, l’unica certezza è che c’è tanto ancora da fare per le barriere cyber dell’Unione. Da Bruxelles hanno spiegato che “lo scorso settembre il Segretariato generale del Consiglio ha proposto l’introduzione di un nuovo e più sicuro sistema di videoconferenza, che è attualmente all’esame degli Stati membri”. Meglio tardi che mai.

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