The Squad, l’eredità di Sanders nella stanza dei bottoni | il manifesto

The Squad, l’eredità di Sanders nella stanza dei bottoni | il manifesto

30 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

Elezioni 2020. Quattro parlamentari, tutte donne, di colore, giovani, tutte deputate in cerca di rielezione. E un programma: Medicare for all, college gratuiti, salario minimo a 15 dollari, aperte critiche allo Stato di Israele. Dietro di loro c’è per la prima volta un fiorire di parlamentari che sottoscrivono la politica di Sanders

Nel 2016 Bernie for president alle primarie ha avuto il 40% dei voti popolari ma solo il 3,7% di endorsment tra i parlamentari democratici (sette su 187). Nel 2020, Bernie è arrivato al 35% di voto popolare e al 3,8% tra i parlamentari. Tuttavia nella classe dirigente il sanderismo ha seminato più di qualcosa.

Quattro anni fa c’era Bernie e basta, e spento lui si è spenta la sua campagna. Questa volta Our Revolution, la piattaforma firmata Sanders, è stata sottoscritta da molti candidati alla camera e al senato.

Un esempio per tutti, The Squad. Si tratta di quattro parlamentari: Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib, tutte donne, di colore, giovani (tra i 30 e i 45 anni in un parlamento dove l’età media sfiora i 60), tutte deputate in cerca di rielezione, tutte nel mirino di Donald Trump che ha dedicato loro qualche raffica dei suoi tweet.

«Send them back», rimandatele indietro, ha scritto tra l’altro il presidente – e hanno poi gridato migliaia di manifestanti repubblicani. Ma back dove?

Una sola, Ilhan Omar, non è americana di nascita: è nata in Somalia da cui fuggì a 9 anni, poi quattro anni di campo profughi in Kenya, l’asilo politico in Virginia nel 1995 e la cittadinanza americana nel 2000, a 17 anni.

Rashida Tlaib è di Detroit, erede del seggio in Michigan che fu per 53 anni di John Conyers, il parlamentare con più mandati della storia americana, molto rispettato ma costretto alle dimissioni nel furore dei casi di molestie sessuali di MeToo (che lui ha sempre negato), autore di un libro su come George W. Bush abbia letteralmente rubato il decisivo stato dell’Ohio alle presidenziali del 2004 contro John Kerry.

E di Cincinnati, Ohio è Ayanna Pressley, la più politicamente esperta del quartetto. Alexandria Ocasio-Cortez è di New York, più precisamente del Bronx, ed è nata a una ventina di chilometri dalla clinica dove è nato Donald Trump. Rimandatele indietro, ma indietro dove?

Quando Ocasio-Cortez postò su Instagram una foto di loro quattro scrivendo «ecco la squadra» – citazione dai gruppi hip hop della costa est che si chiamano Terror squad, Black squad eccetera – Fox News adoperò immediatamente quell’immagine per montare un servizio che le aggrediva come «le quattro cavalle dell’apocalisse». Era nata The Squad.

Il riferimento biblico era dovuto alla piattaforma redistributiva di Bernie Sanders che le quattro sostengono con estrema forza di fronte al trumpismo, ed è normale, ma anche di fronte ai terrorizzati apparati del partito democratico.

In casa, su temi come Medicare for all, i college gratuiti, il salario minimo a 15 dollari, e in trasferta con, ad esempio, le aperte critiche allo Stato di Israele, qualcosa di inaudito tra i parlamentari americani, anche se Sanders si definisce «ebreo secolare», fierissimo delle sue origini pur non frequentando sinagoghe.

Per ordine diretto di Trump, nell’agosto del 2019 il governo israeliano ha vietato l’ingresso nel paese a Tlaib e Omar, accusate di sostenere il boicottaggio economico di Tel Aviv.

Dietro the Squad c’è per la prima volta un fiorire di parlamentari che sottoscrivono la politica di Sanders, ricevendo preziosissimi endorsement, volontari per le campagne elettorali provenienti dalla campagna di Bernie, assistenza nella raccolta di fondi.

È probabile che ne saranno eletti abbastanza per costruire una base parlamentare di sinistra. Il sanderismo nella stanza dei bottoni.

Sorgente: The Squad, l’eredità di Sanders nella stanza dei bottoni | il manifesto

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