Dall’Isis ai clan, le indagini sul petrolio di Saras

26 Ottobre 2020 0 Di Luna Rossa

 

Sotto la lente della procura di Cagliari gli affari del colosso Saras. Emerge il ruolo di Ubi Banca nelle operazioni commerciali sul greggio contrabbandato attraverso l’Iraq. Ma anche i contatti con imprese legate alle mafie

Giovanna Faggionato e Giovanni Tizian

  • Gli investigatori stanno setacciando gli affari della società petrolifera Saras di cui è azionista la famiglia Moratti: negli anni 2015 e 2016 l’azienda ha aumentato le importazioni di greggio dal Kurdistan iracheno.
  • La maggioranza delle importazioni passa dalla società Petraco e non ha bolle regolari e è a prezzi molto inferiori della media del mercato. L’ipotesi è che sia un giro di contrabbando.

  • Dai documenti inediti emerge il ruolo di Ubi banca, all’epoca presieduta da Letizia Moratti, nel sostegno ad alcune transazioni sospette della società petrolifera. Ubi aveva come cliente anche società petrolifere in affari con Saras e vicine alla criminalità organizzata. 

Mancano pochi giorni alla fine del 2016 quando una società del gruppo Ubi Banca, l’istituto di credito acquisito da Intesa San Paolo, conduce un’operazione di triangolazione sospetta che coinvolge Saras, la compagnia petrolifera controllata dalla famiglia Moratti, e una società di compravendita di prodotti petroliferi con sede in Svizzera. L’uomo che documenta quella operazione si chiama Roberto Peroni, e allora è il responsabile del controllo rischi di Ubi Factor. Verrà licenziato poco dopo aver segnalato questa e altre decine di operazioni sospette.

Le sue denunce si sovrappongono a documenti dell’agenzia delle dogane, delle autorità turche, maltesi e israeliane e alle informazioni di diverse procure antimafia che tentano di mettere insieme i pezzi di quello che secondo gli inquirenti è un sistema di contrabbando del petrolio che unisce le due sponde del Mediterraneo. La trama collega società petrolifere e banche di primo ordine a uomini vicini alla criminalità organizzata.

Peroni documenta un’operazione tra Saras trading Spa, società del gruppo Saras, e la Petraco Oil company Llp, società inglese con una sede a Lugano, controllata a sua volta da una compagnia dell’isola di Guernsey. Quello che Peroni non sa è che Petraco è anche il maggiore fornitore del petrolio di origine irachena acquisito da Saras nel biennio 2015 e 2016: su 72 importazioni, 51 passano dalla Petraco. Confrontando le informazioni su queste transazioni con l’andamento delle quotazioni di mercato del greggio, gli inquirenti hanno concluso che la raffineria controllata dai Moratti ha comprato a costi decisamente più bassi rispetto al mercato: nelle operazioni della Petraco c’è un ribasso «mediamente per oltre il 22 per cento, con punte del 38-42 per cento».

Il Kurdistan iracheno

L’ipotesi della procura di Cagliari è che quel petrolio sia contrabbandato dal Kurdistan iracheno, senza passare dalla società petrolifera nazionale, e che nel traffico possano essere state coinvolte anche le milizie dello stato islamico, che per un periodo hanno occupato quel territorio. Questo spiegherebbe i prezzi estremamente bassi, le documentazioni false e irregolari, ma anche le anomale operazioni finanziarie in uscita. Dalla raffineria della Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, la questione si sposta nel consiglio di amministrazione di Ubi Factor, la controllata di Ubi Banca, che si occupa di factoring, cioè compra il credito che i suoi clienti vantano nei confronti di altre aziende, anticipando loro la liquidità.

Il 23 dicembre del 2016 il cda di Ubi Factor modifica la ripartizione del plafond destinato al gruppo Moratti, attribuendo la parte più cospicua, 45 milioni di euro, alla Saras trading. Quattro giorni dopo, il 27 dicembre, Saras spiega a Petraco in un impegno contrattuale ufficiale «che non è in grado di fornire i documenti di spedizione previsti» e che si riserverà di inviarli, a costo di risarcire eventuali costi o spese legali derivanti dalla loro mancata presentazione.

I finanzieri appuntano che nei documenti sequestrati presso le banche coinvolte non c’è «traccia di ulteriori comunicazioni». Ma spiegano che quel carico di petrolio partito da Bassora, in Iraq, è passato per il terminale turco di Cehyan: «Lo stesso porto turco dal quale, nello stesso periodo, partivano le forniture di petrolio della stessa Petraco Oil Company Llp» a favore della Saras.

L’operazione di triangolazione del credito viene finalizzata tra il 28 e il 29 dicembre. E secondo gli uomini della finanza Ubi sembra aver «volutamente omesso» la segnalazione all’antiriciclaggio «in una situazione di palese conflitto d’interessi», visto che all’epoca alla presidenza di Ubi c’è Letizia Moratti. I contratti di factoring potrebbero essere, ipotizza la finanza, «un modus operandi» per nascondere «la provenienza delittuosa» del petrolio.

Rapporti sospetti

Ma il ruolo di Ubi non si esaurisce con gli incroci tra Petraco e Saras. I documenti rivelano anche che il colosso petrolifero dei Moratti ha avuto rapporti commerciali con aziende sospettate di rapporti con le organizzazioni mafiose: le tracce seguite dagli investigatori portano a indizi «di relazioni commerciali con società contigue ad ambienti della criminalità organizzata o ad alto rischio di condizionamento».

La prima azienda citata nei documenti investigativi è la Kb petrols: anche questa ha rapporti con Ubi Banca, un conto in cui gli inquirenti riscontrano anomalie, ma che non viene segnalato all’antiriciclaggio. Ecco cosa scrivono gli investigatori della guardia di finanza: «Attraverso l’esame dell’operatività di Kb Petrols e di altre società a essa collegate, sono state riscontrate connessioni che mettono in relazione alcune persone contigue agli ambienti criminali con rilevantissime aziende operanti in ambito nazionale e internazionale».

La rotta verso Malta

Il rappresentante legale è Claudio La Rosa. Secondo i rapporti investigativi è stato in contatto con «Giuseppe Arena, considerato organico della famiglia di cosa nostra Santapaola-Ercolano, essendo una delle persone più vicine (autista e guardaspalle) a Vincenzo Aiello, rappresentante provinciale di cosa nostra catanese». Ma La Rosa è anche rappresentante legale di un’altra azienda, a sua volta in rapporti di affari con ditte collegate a Luigi Brusciano, «riconducibile al clan dei casalesi».

Dalla Kb Petrols parte forma una rete e rapporti d’affari che portano a Malta. Conducono ad ambienti del commercio petrolifero coinvolti in importanti inchieste antimafia. A partire dai fratelli Debono, ai quali, confermano i documenti investigativi, è riconducibile la società maltese Petroplus Ltd. I fratelli Debono sono impresari noti nell’isola del mediterraneo, vicini ad ambienti politici, citati in alcune inchieste giornalistiche della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con una autobomba. I fratelli Debono, nel 2017, sono stati coinvolti nell’indagine sul carburante di contrabbando della procura di Catania insieme a un importante imprenditore legato alla cosca mafiosa Ercolano-Santapaola.

La rete che parte dall’Italia e arriva a Malta, sfiorando ambienti criminali, è, secondo gli investigatori un quadro «estremamente preoccupante», soprattutto perché molti dei personaggi coinvolti hanno rapporti con «soggetti contigui alla criminalità organizzata, con particolare riguardo all’analisi delle operazioni economico-commerciali relative alla commercializzazione del prodotto raffinato operate dal Gruppo Saras».

Sorgente: Dall’Isis ai clan, le indagini sul petrolio di Saras

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