Appendino rinuncia. Ora anche Raggi rischia per un processo

Appendino rinuncia. Ora anche Raggi rischia per un processo

14 Ottobre 2020 0 Di luna_rossa

Lunedì la sindaca di Roma va a giudizio per falso documentale dopo l’assoluzione in primo grado. La collega di Torino, condannata, ha annunciato che non si ricandida. Intanto c’è il tavolo del centrosinistra

DANIELA PREZIOSI

  • Oggi (ieri ndr) si riunisce il centrosinistra della Capitale per provare a trovare un accordo sull’alleanza e sul candidato, o sulla candidata. Il movimento di Calenda ci sarà. Ma pensa alla rottura
  • Nel M5s in molti preferirebbero un passo indietro della sindaca Raggi, ma ormai è considerata un’intoccabile. A meno che non si trovi costretta a una corsa contemporanea a un processo d’appello. Lunedì 19 ottobre la prima risposta
  • Nel Pd nessuno spera nella via giudiziaria alla soluzione del caso romano: perché l’alleanza con i Cinque stelle non è all’orizzione. Di una possibile intesa si riparlerà, nel caso, al ballottaggio

Tutto fermo fino a mezzogiorno di lunedì 19 ottobre. Mercoledì 14 il centrosinistra romano si riunisce intorno a un tavolo, in presenza e in video, per aprire la pratica del candidato, o della candidata, per il voto della primavera 2021 a Roma. Comincia il confronto e potrebbe subito arrivare una rottura. Ma da questa parte sono in molti a non voler precipitare i tempi.

In realtà il primo appuntamento cruciale del romanzo Campidoglio è lunedì prossimo, quando in un’aula di giustizia della Capitale si celebra il processo d’appello alla sindaca Virginia Raggi, già assolta in primo grado dall’accusa di falso documentale nella questione della nomina del fratello del suo ex collaboratore, Raffaele Marra.

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

La vicenda delle candidature è ingarbugliata. Il primo colpo di teatro è che il movimento di Carlo Calenda parteciperà al tavolo convocato dal segretario del Pd romano, Andrea Casu. Parola d’ordine “inclusione”, appuntamento affollato: oltre al Pd, Sinistra italiana, Articolo 1, Psi, Radicali, Verdi e il movimento Liberare Roma.

Ci saranno i presidenti di centrosinistra dei municipi, Sabrina Alfonsi, Francesca Del Bello, Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, che è anche portavoce di Liberare Roma; i capigruppo in Campidoglio del Pd Giulio Pelonzi, della civica RomaTornaRoma Svetlana Celli e di Sinistra per Roma Stefano Fassina.

Ci saranno i renziani di Italia viva, che in queste ore si accreditano come rappresentanti di Calenda, complicando il già non facile rapporto fra Pd e l’ex ministro. Luciano Nobili al sito Tpi preannuncia che chiederà «che il centrosinistra accolga con grande favore la candidatura di Calenda invece della malcelata ostilità di queste ore». Ma al tavolo l’unica titolata a parlare a nome di Azione è Flavia De Gregorio, consigliera del primo municipio.

La presenza di Azione alla riunione di famiglia è un gesto di non belligeranza. Ma non c’è da farsi illusioni. Calenda non parteciperà alle primarie. Che però sono il punto primo dell’ordine del giorno del tavolo, anche se la risalita dei contagi le colloca in un futuro non prossimo.

L’ex ministro però non vuole essere il primo a rompere. E il Pd neanche. Siamo solo ai preliminari. Ci sono anche i candidati che chiedono da tempo le primarie: la senatrice Monica Cirinnà e il consigliere regionale Paolo Ciani. Ci pensa Caudo, ex assessore della giunta Marino, e non è ancora esclusa la partecipazione di Ciaccheri.

Che intanto porta a casa un confronto a lungo chiesto: «Finalmente possiamo dare avvio al coordinamento necessario per comporre l’Alleanza per Roma, dovranno contribuire tutti, da Azione a Liberare Roma. Dobbiamo ascoltare le romane e i romani, dare la possibilità di scegliere il nome migliore per aprire una nuova storia».

Vedremo la mossa di Calenda. Dovrebbe arrivare dopo un sondaggio commissionato di recente. In settimana, forse. La situazione è ancora in movimento e le rilevazioni sono difficili. Fra le variabili c’è la presenza nella corsa di Virginia Raggi.

STELLE CADENTI

E qui arriviamo al prossimo lunedì. La sindaca è stata la prima a lanciarsi nella corsa. Nel movimento lo scontento è ampio – due giorni fa è scappata una mezza parola al ministro Luigi Di Maio, subito rettificata – ma anche i malpancisti ormai considerano la sua candidatura intoccabile.

A meno che lunedì 19 a mezzogiorno la corte d’appello non decida di condannarla, o di riaprire il processo per falso documentale da cui è già stata assolta il 10 novembre 2018 «perché il fatto non costituisce reato».

La sentenza potrebbe arrivare in giornata, o diversamente il rinnovo del dibattimento potrebbe far slittare la fine del processo all’estate prossima, forse oltre. I legali della sindaca sono certi che il ricorso finirà subito e nel nulla. Ma se andasse diversamente la corsa di Raggi ne uscirebbe ammaccata.

Il suo caso è diverso da quello della sindaca di Torino Chiara Appendino, condannata in primo grado per falso in atto pubblico, che martedì ha annunciato la rinuncia alla riconferma. Un dubbio che aveva prima, e che la sentenza ha reso certezza, dopo l’autosospensione dal M5s in base al codice etico. Martedì l’onore delle armi dei suoi: «Ha cambiato il volto di Torino e oggi si è dimostrata coraggiosa», secondo la ministra Fabiana Dadone.

Diversa la situazione di Raggi a Roma, e forse anche diverso l’affetto dei suoi. È già stata assolta, per lei lo statuto non prevede messe in mora. Ma se il processo ripartisse resterebbe in una condizione scomoda, con una potenziale condanna pendente.

«Raggi ha fatto un ottimo lavoro, mi auguro possa ripresentarsi l’anno prossimo alle elezioni. Ci saranno moltissimi comuni che andranno al voto, mi auguro si possa fare un accordo allargato con le forze di maggioranza per andare compatti. Vito Crimi è al lavoro per trovare le migliori soluzioni», spiega il ministro Federico D’Incà.

Nel centrosinistra romano – e nel Pd nazionale – nessuno pensa al processo e ugualmente nessuno pensa a un’alleanza con M5s, con o senza Raggi (il tema di una convergenza si pone al ballottaggio). Certo è però che la presenza della sindaca uscente pesa nel conto delle forze in campo. Anche perché la destra non scopre le sue carte.

È stato «sondato» il nome del conduttore tv Massimo Giletti, ma resta un’ipotesi. Sarà Giorgia Meloni a dire l’ultima parola. Nei prossimi giorni farà un tour nei municipi romani. La regia dell’operazione è di Chiara Colosimo, responsabile regionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia e volto emergente della destra romana.

Sorgente: Appendino rinuncia. Ora anche Raggi rischia per un processo

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