Caetano Veloso: “Nel 68 in carcere per una canzone. Oggi in Brasile c’è paura di perdere diritti e libertà” 

Caetano Veloso: “Nel 68 in carcere per una canzone. Oggi in Brasile c’è paura di perdere diritti e libertà” 

8 Settembre 2020 0 Di Luna Rossa

Presentato a Venezia il doc sui 54 giorni di reclusione del musicista «Narciso Em Ferias» di Renato Terra e Ricardo Calil

LIDO DI VENEZIA.  La memoria a quei 54 giorni di carcere durante la dittatura di Humberto de Alencar Castelo Branco. Era il 1969, ma nel risorgere delle emozioni il tempo è quasi fermo. «Ho sempre avuto una memoria micidiale, alla mia testa piace molto ricordare, figuriamoci quei giorni lì, ma quando ho avuto tra le mani quei fogli, il verbale del mio interrogatorio e gli appunti della mia detenzione, di cui ignoravo l’esistenza, non nascondo di essermi emozionato molto» e anche se in collegamento zoom da Rio de Janeiro, si diffonde comunque il sentire di Caetano Veloso quando racconta il film che lo vede protagonista, «Narciso Em Ferias» – «Narciso in vacanza» –  evento speciale fuori concorso a Venezia 77. Diretto da Renato Terra e Ricardo Calil, fa leva sui ricordi e le riflessioni di Veloso su quell’episodio della sua vita, tragico e pretestuoso:  in galera per aver cambiato le parole di una canzone. E il fondatore del tropicalismo si sofferma, oltrechè sul cinema, anche sull’emergenza mondiale del Covid: «Tornare indietro alla vita prima del Coronavirus? Non credo sia possibile. Dobbiamo trovare il modo di affrontare questo controllo malefico delle nostre vite, e le fantasie di dominio totale che ci sono intorno». Aggiunge poi: «Ci sono già state altre epidemie, non è una cosa che deriva dal nulla, non ci ha colto di sorpresa. Quello che è nuovo e la velocità delle dimensioni che ha assunto». E soprattutto, secondo il musicista brasiliano, «i media hanno un ruolo fondamentale, perché hanno bisogno di notizie forti e questa notizia è forte» osserva.

Ritornando alla narrazione cinematografica, a quei momenti di detenzione scolpiti nella mente, Caetano Veloso ricorda e interpreta le canzoni di quegli anni e le storie molto spesso simili di altri artisti, tra cui Gilberto Gil, che fu arrestato lo stesso giorno. «Fare memoria per me è stato catartico, sono uscito di casa pensando di fare un’intervista e invece il tempo è tornato indietro di 50 anni, con un racconto rimasto a lungo segreto». Nelle stagioni della dittatura brasiliana, meno conosciuta di quella argentina o cilena, ma non meno violenta.

Dal passato un veloce ritorno al presente del suo Paese: «Dietro una parvenza di democrazia – prosegue l’artista, ben guardandosi di citare il nome di Bolsonaro – c’è una minaccia più subdola, meno chiara, all’epoca c’era una struttura autoritaria, ora invece c’è quasi una contaminazione, una trama che cerca di infiltrarsi tra le maglie della democrazia, impedendo di fatto la circolazione delle idee, l’affermazione dei diritti e per la cultura è più difficile incidere, anche se ha sempre la possibilità di mettere in scacco e in crisi l’establishment se vuole». E il legame con il Sessantotto riemerge. «La situazione ora è diversa, ma il modo di gestire la cosa pubblica spesso nel mio Paese non è democratico. Oggi poi le nostre paure sono legate al timore di perdere i diritti acquisiti, allora non ne avevamo proprio». Sulla pandemia e la quarantena: «C’è il tentativo di controllo totale, il Covid 19 suggerisce fantasie di dominio sulle persone, ma per me non è una sorpresa, era già nell’aria e la comunicazione, i media, in questo hanno grande responsabilità. Non voglio essere catastrofico né complottista, la situazione è in evoluzione, dobbiamo imparare a convivere con lo sviluppo della scienza, l’intelligenza artificiale e la gestione degli algoritmi cercando di conservare l’autonomia delle coscienze».

E con l’energia indirizzata alle giovani generazioni, Caetano Veloso, ha avuto voglia di tornare sul desiderio di libertà che avevano i ragazzi come lui, riarrangiando nel documentario quell’Hey Jude, la canzone immortale dei Beatles, in uscita anche come album. Al festival il tropicalista ha una dedica per l’Italia, per il cinema italiano: «Con Michelangelo Antonioni è stata un’amicizia durata anni sull’onda del mio amore per i film italiani, da “La Strada di Fellini” che vidi a 15 anni, alle opere di Rossellini. Tutte cose che sono state importantissime per la mia formazione».

 

 

 

Sorgente: Caetano Veloso: “Nel 68 in carcere per una canzone. Oggi in Brasile c’è paura di perdere diritti e libertà” – La Stampa – Ultime notizie di cronaca e news dall’Italia e dal mondo

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