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Sale la tensione per «il disastro della Tönnies»: 1.330 contagi, si valuta l’introduzione di una nuova zona rossa

Coronavirus in Germania, focolai nei mattatoi: in Nordreno-Vestfalia l'ipotesi di un nuovo lockdown

Sale la tensione per «il disastro della Tönnies»: 1.330 contagi, si valuta l’introduzione di una nuova zona rossa

di Paolo Valentino

BERLINO – In Germania è già diventato «il disastro della Tönnies». Sono saliti a 1.330 i contagiati da Covid-19 nel più grande mattatoio d’Europa, a Guetersloh, nel Land tedesco del Nord Reno-Vestfalia. L’infezione si allarga di ora in ora, man mano che giungono i risultati dei tamponi completati ieri sui circa 6500 addetti della Tönnies, l’azienda proprietaria dell’impianto. Mancano ancora gli esiti di circa 2 mila prelievi. Intanto in serata si è diffusa la notizia che nel Paese si è registrato un nuovo balzo per l’indice R0 che passa da 1,79 a 2,88, stando all’Istituto Robert Koch, secondo cui la cifra si basa su una media di quattro giorni.

L’impianto è chiuso dall’inizio della settimana appena trascorsa, così come le scuole e i nidi dell’intera circoscrizione di Guetersloh. I dipendenti e il management sono stati tutti messi in quarantena stretta. Di più, poiché molte famiglie vivono in una precisa area della città di Verl, non lontano dalla fabbrica, è stata creata anche una zona rossa, nella quale vivono circa 670 persone. Da giovedì anche la Bundeswehr, l’esercito federale, è stata mobilitata.

La situazione è molto tesa. Si temono anche disordini e proteste sociali, se chiusure e misure restrittive dovessero essere rimesse in vigore, prospettiva per nulla esclusa. Ieri mattina il ministro-presidente del Land, Armin Laschet, ha fatto una visita a Guetersloh per incontrare il comitato d’emergenza che sta gestendo la crisi e valutare da vicino la gravità della situazione. Laschet, che è anche uno dei tre candidati alla guida della Cdu per la successione ad Angela Merkel, ha messo in guardia dal rischio di una nuova ondata della pandemia e non ha escluso di ripristinare il lock down nell’intero Stato federale. Il ministro della Sanità del Nord Reno-Vestfalia ha intanto disposto test obbligatori per l’intero settore della lavorazione delle carni, che occupa circa 20 mila addetti e viene considerato particolarmente a rischio.

Il caso della Tönnies ha portato in primo piano una gravissima realtà sanitaria e sociale, legata all’industria della carne in Germania. «La nostra fiducia nella ditta Tönnies è pari a zero», ha detto Thomas Kuhlbusch, capo dell’unità di crisi di Guetersloh.

Secondo la versione di Clemens Tönnis, capo dell’azienda e celebre per essere il proprietario della squadra di calcio di Bundesliga Schalke 04, causa primaria del contagio sarebbero le centinaia di lavoratori stranieri, in maggioranza polacchi e rumeni. Nel lungo weekend dell’11 giugno hanno visitato le famiglie nei loro Paesi d’origine, la prima volta dall’inizio della pandemia, dove si sarebbero infettati. Al ritorno in Germania, molti di loro hanno viaggiato insieme in bus sovraffollati anche per 17 ore.

Ma il segreto sporco del gruppo e dell’intero settore della lavorazione delle carni in Germania è in realtà proprio la condizione di lavoro e di vita dei Gastarbeiter stranieri, provenienti da ben 87 nazioni. Sono spesso alloggiati in massa in dormitori insalubri, dove non viene rispettata alcuna misura sanitaria o di sicurezza. E sono pagati con salari molto inferiori al minimo in vigore in Germania, grazie alla finzione di essere assunti da società sub-contraenti, datori di lavoro ufficiali di circa metà degli addetti all’impianto di Tönnies. (Qui l’approfondimento: perché il virus si diffonde così facilmente nei mattatoi?)

Di tutto questo Tönnis non fa parola, rifiutando ogni responsabilità. Non solo. Il comitato d’emergenza contesta all’azienda di non aver fornito la lista completa degli indirizzi di tutti i dipendenti, impedendo in tal modo la verifica immediata dell’estensione del contagio e il suo isolamento. Venerdì ne mancavano ancora almeno un terzo. Soltanto alle prime ore di sabato, le autorità hanno avuto a disposizione tutti i recapiti dei 6500 addetti.

La vicenda ha anche uno strascico politico. Il ministro degli Esteri, Heiko Maas ha criticato Laschet, che alle prime notizie del focolaio nell’impianto di Guetersloh, aveva indicato negli operai polacchi e rumeni i responsabili del contagio, senza far riferimento alle condizioni in cui vengono tenuti. Laschet si è poi corretto. Ma Maas, con il pensiero rivolto ai rapporti con Varsavia e Bucarest, lo ha invitato a scusarsi pe lre sue dichiarazioni «pericolose». Intanto, il capo dei deputati verdi al parlamento regionale, Anton Hofreiter, ha chiesto alle catene dei supermercati il boicottaggio dei prodotti di Tönnies.

Sorgente: corriere.it

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