Recovery fund, ecco il piano von der Leyen: arriverà fino a 800 miliardi – la Repubblica

Recovery fund, ecco il piano von der Leyen: arriverà fino a 800 miliardi – la Repubblica

27 Maggio 2020 0 Di Luna Rossa

La presidente della Commissione lo presenta oggi pomeriggio al Parlamento europeo. L’Italia potrebbe avere il 20% dell’intera cifra in quanto verrà dichiarato “Paese maggiormente colpito” da virus e recessione

dal nostro corrispondente ALBERTO D’ARGENIO

Bruxelles – Finalmente Ursula von der Leyen scopre le carte. E’ iniziata intorno alle nove del mattino l’attesissima riunione della Commissione europea chiamata ad approvare il Recovery Fund. La presidente dell’esecutivo comunitario, fino all’alba, ha tenuto nascosti i numeri finali del grande piano di ripresa economica ai suoi stessi commissari e ai governi dell’Unione. All’una e mezza la tedesca illustrerà le cifre di fronte all’Europarlamento.

Le aspettative della vigilia parlano di un Recovery Fund tra i 600 e gli 800 miliardi, raccolti dalla Commissione sui mercati e da restituire agli investitori tra il 2027 e il 2058. Più della metà, circa 400 miliardi, dovrebbero essere redistribuiti ai governi sotto forma di aiuti a fondo perduto, che Bruxelles rimborserà ai detentori dei bond Ue grazie a nuove risorse proprio dell’Unione come plastic tax, stop all’elusione fiscale dei giganti del Web e nuovo sistema di pagamento delle quote per inquinare esteso anche ad aerei e navi.

Dunque i governi che riceveranno i sussidi non ne vedranno il loro valore decurtato da un crescente contributo al bilancio Ue per rimborsare i mercati che nei prossimi anni farebbe comunque salire i loro versamenti a Bruxelles. Il resto dei fondi andrà alle capitali come prestiti a tassi contenuti e scadenze molto lunghe. L’Italia potrebbe incassare intorno al 20% dell’intero pacchetto, visto che sarà definita dalla Ue “Paese maggiormente colpito” da virus e recessione.

Se i pronostici della vigilia saranno rispettati, il piano di rilancio sarà superiore alla proposta franco-tedesca di soli sussidi a fondo perduto da 500 miliardi, tanto che sommando gli investimenti ai fondi dei bond (aiuti e prestiti) si avvicinerà ai 1.000 miliardi. Oltre ai 1.000 miliardi del normale bilancio Ue 2021-2027. Tuttavia i trasferimenti secchi ai governi, i sussidi da non rimborsare, potrebbero essere di poco inferiori a quelli proposti da Merkel e Macron: una mano tesa ad Austria, Danimarca, Olanda e Svezia.

I soldi saranno distribuiti alle capitali con diversi strumenti. Il più ricco sarà la Recovery and Resilience Facility. Fin qui si è parlato di condizionalità per incassare i soldi. Ma non si tratta di vincoli alla greca, semmai di capacità e bontà della spesa. Per accedervi infatti i governi dovranno farsi approvare da Bruxelles un programma nel quale indicheranno come spendere i fondi guardando alle priorità Ue (Green deal e digitale), ai settori più colpiti dalla crisi (turismo e trasporti) e alle riforme che ogni anno Bruxelles raccomanda ai vari governi.

Guardando alle raccomandazioni Ue 2020 pubblicate proprio sette giorni fa, all’Italia non andrebbe male. La Commissione infatti ha chiesto al Roma di rinforzare il sistema sanitario, mitigare gli effetti sociali della crisi, migliorare l’istruzione e di rendere più efficienti giustizia e Pa. Negli scorsi anni la Ue insisteva anche sulla riforma del fisco.

All’interno del Recovery Fund, ci sarà poi il Solvency Instrument per aiutare le imprese dei paesi più indebitati, con meno risorse pubbliche per l’economia. InvestEu mobiliterà investimenti per le aziende strategiche. Saranno poi rinforzati fondi di Coesione, Social Fund, ricerca, cultura e la protezione civile Ue (RescEu). Von der Leyen punta a far partire parte delle risorse già a settembre.

Dopo la proposta della Commissione partirà il duro negoziato tra governi. I frugali – appunto Austria, Danimarca, Svezia e Olanda – si oppongono ai trasferimenti a fondo perduto, chiedono solo prestiti oltretutto vincolati ad austerità e a un duro piano di riforme più vicino a quello greco. I paesi dell’Est, meno colpiti dalla crisi, chiedono di poter comunque accedere ai fondi e in sede di trattative tra capitali daranno filo da torcere agli altri, anche se la loro posizione sembra superabile con una manciata di fondi. Il negoziato tra capi di Stato e di governo sfocerà nel summit del 18 giugno, che vista la complessità del dossier dovrebbe tenersi con la presenza fisica dei leader a Bruxelles, la prima volta nell’era Covid. Almeno a questo punta il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Potrebbe però servire un secondo vertice a luglio.

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