In Egitto è stata arrestata la direttrice dell’ultimo giornale indipendente – La Stampa – Ultime notizie di cronaca e news dall’Italia e dal mondo

17 Maggio 2020 0 Di marco zinno

La “colpa” di Lina Attalah è condurre inchieste delicate e alimentare polemiche contro Al-Sisi

DALL’INVIATO A BEIRUT. È stata arrestata la direttrice del giornale online indipendente Mada Masr, considerata l’ultima testata libera in Egitto. Le forze di sicurezza hanno prelevato Lina Attalah mentre stava intervistando Laila Soueif, madre del blogger Alaa Abdelfatah, uno dei volti più noti della rivoluzione del 2011, condannato, scarcerato e poi rimesso in prigione pochi mesi fa. Secondo la redazione di Mada Masr, Lina Attalah è già comparsa davanti a un giudice ed è stata trasferita nel carcere di massima sicurezza di Tora, vicino al Cairo, dove sono custoditi molti attivisti e oppositori, compreso Patrick Zaky, il ricercatore dell’Università di Bologna arrestato a febbraio al suo ritorno in Egitto.

Altri reporter nel mirino
Lina Attalah era già stata fermata per alcune ore a novembre insieme ad altri giornalisti in una retata delle forze di sicurezza nella redazione. Negli ultimi mesi ha ripreso a condurre inchieste delicate e ad alimentare polemiche contro il presidente Abdel Fattah Al-Sisi in genere trascurate dagli altri media egiziani. L’arresto di Lina Attalah arriva dopo un giro di vite nei confronti della stampa dei giorni scorsi. Due giorni fa le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa di Haisam Hasan Mahgoub, giornalista di punta ad Al-Masry Al-Youm. È ha accusato di terrorismo, come ha confermato l’avvocato Karim Abdelrady, che ha denunciato una «campagna brutale» contro i giornalisti nel paese. Mahgoub è stato interrogato è accusato di sostenere e finanziare un «gruppo terroristico», nonché di diffondere «notizie false» che minacciano la sicurezza nazionale. Anche il fotografo Moataz Abdel Wahab, è stato arrestato per gli stessi reati. Il governo egiziano il reato di «notizie false» per mettere a tacere e reprimere il dissenso.

L’espulsione della corrispondenza del Guardian
Tra le dozzine di persone che lavorano nei media incarcerati c’è Mahmoud Hussein di Al-Jazeera, un giornalista di Doha che è stato arrestato nel 2016 durante una visita alla sua famiglia al Cairo. È stato detenuto per oltre 1.200 giorni e vi sono preoccupazioni per la sua salute a causa della pandemia da coronavirus. A marzo, l’Egitto ha espulso la corrispondente per il quotidiano britannico The Guardian per un articolo che indicava che il tasso di infezione da coronavirus poteva essere più elevato di quanto riportato ufficialmente. Oltre una dozzina di persone sono state detenute per post sui social media o notizie sull’epidemia, secondo Amnesty International.

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