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Dispositivi di protezione, maxi-truffa sugli acquisti online. Dieci denunce – Il Secolo XIX

Genova – Ordini di migliaia di mascherine e dispositivi di protezione comprati (e pagati in anticipo) da aziende genovesi per la sicurezza dei lavoratori, mai arrivati a destinazione. Siti Internet, indirizzi mail e contatti creati appositamente sul web per truffare, e poi fatti sparire nel nulla. L’ultima frontiera del crimine informatico sul quale ora indagano la Procura e la polizia postale ha avuto un boom con l’avvio della fase 2. E riguarda l’acquisto delle mascherine o dei dispositivi che le aziende devono fornire ai propri lavoratori per poterli far operare in sicurezza. Poiché sul mercato non è semplice reperire migliaia di dispositivi da fornire giornalmente ai propri lavoratori, molte aziende genovesi si sono rivolte al web. Cercando nei motori di ricerca società specializzate nella distribuzione di mascherine.

Ma in questo modo gli stessi imprenditori, già colpiti dalla crisi, sono finiti nella rete degli hacker, che per sfruttare illecitamente la pandemia avevano creato sul web indirizzi di aziende fasulle, che mettevano in vendita appunto le protezioni. Gli spazi web sono spesso realizzati in maniera perfetta e lì veniva pubblicizzata la possibilità d’acquisito di mascherine o protezioni di tutti i tipi (chirurgiche, ffp2 o ffp3, guanti, camici e altri indumenti particolari). In realtà quelle stesse società erano scatole vuote, trappole per chi doveva compiere quel tipo di acquisti. E così molti imprenditori genovesi, alla fine, sono rimasti raggirati.

Collegandosi a quei siti hanno ordinato lì le loro mascherine, pagandole ovviamente in anticipo e senza ricevere nulla a destinazione: «E pensare – ha raccontato alla polizia uno degli imprenditori raggirati – che mi sono pure collegato via Skype con uno dei falsi venditori, per concordare il tipo di mascherine da acquistare». E la rete illegale organizzata dagli hacker era pressoché perfetta.

Protezioni low cost
Il sistema architettato dalle gang, oltre ai siti, includeva pure venditori che contattavano i potenziali clienti per convincerli all’acquisto delle mascherine, a loro volta proposte a prezzi molto vantaggiosi: in alcuni casi due euro al pezzo per le più sicure e poco meno di 0,10 per quelle chirurgiche.

Scatta l’indagine
Ovviamente gli imprenditori genovesi raggirati – si parla di almeno una decina di casi – hanno sporto denuncia alla polizia postale. Gli agenti di via Dante hanno inviato immediatamente una dettagliata relazione alla Procura e in particolare al pool di magistrati specializzati negli accertamenti su crimini informatici, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio. I pm hanno subito delegato alla polizia una serie di rilievi, e l’ipotesi di reato per il momento è di truffa aggravata. E però, sulla base delle denunce presentate, non è escluso che si possa mettere in piedi un’indagine ben più articolata. Anche perché tutti i siti dove venivano venduti le mascherine sono stati poi disattivati. E, agli occhi degli investigatori, ne sono stati creati – molto probabilmente – altri. Questo fa pensare che esistano alle spalle organizzazioni ben strutturate.

Colpi in tutta italia

Il fenomeno delle truffe della mascherine, ovviamente, non ha colpito solo a Genova, ma in tutto il territorio nazionale. E ha coinvolto diversi imprenditori italiani concentrati soprattutto nelle regioni più colpite dal Covid. Imprenditori che cercavano di poter riaprire le proprie aziende e che ora, proprio a causa del raggiro sui dispositivi, rischiano di non poter riaprire subito.

Sorgente: Dispositivi di protezione, maxi-truffa sugli acquisti online. Dieci denunce – Il Secolo XIX

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