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Con la sola economia non si può capire cosa c’è dietro il MES: l’Italia e il grande gioco globale

E’ assolutamente necessario allargare lo sguardo provando ad interpolare la mera tecnicalità economica con questioni di natura culturale, storica, diplomatica e militare

di Giuseppe Masala

Non è possibile comprendere ciò che sta accadendo in Italia, a partire dai suoi rapporti con una mera analisi di natura economicista. E’ assolutamente necessario allargare lo sguardo provando ad interpolare la mera tecnicalità economica con questioni di natura culturale, storica, diplomatica e militare, in una parola bisogna abbracciare il campo della geoeconomia per riuscire a comprendere ciò che sta accadendo. In altri termini è necessario capire che il Mes che i fratelli-coltelli europei vorrebbero somministrarci non è un fine, ma è un mezzo.

Ricapitolando quanto detto in altre circostanze, l’Italia vive una grave crisi economica esacerbata dal Lockdown dovuto alla crisi pandemica. Tutto ciò sta provocando un crollo del pil a due cifre che rende difficilmente sostenibile il suo debito pubblico nel quadro delle regole europee esistenti. Sia chiaro, fuori da queste regole europee tendenti a comprimere la spesa pubblica e il costo del lavoro rendono insostenibile ciò che con una moneta sovrana e il controllo dei movimenti dei capitali è sostenibilissimo: l’Italia è creditore netto verso l’Estero e ha un saldo delle Partite Correnti e una Bilancia Commerciale in attivo da anni.

E’ certamente vero che quelle regole europee che tanto ci penalizzano le abbiamo (sciaguratamente) accettate ma l’inflessibilità tedesca nella richiesta della loro pedissequa applicazione (tramite Mes) senza tener conto dei nostri conti con l’estero non è spiegabile con razionalmente con il luogo comune che i tedeschi rispetterebbero sempre le regole, sarebbero delle persone non flessibili. C’è dell’altro. Come ho detto prima il Mes non è un fine ma è un mezzo. Perchè allora i tedeschi avrebbero l’urgenza di commissariare l’Italia riducendone quasi a zero gli spazi di autonomia non solo finanziaria ma anche nell’utilizzo a suo vantaggio delle infrastrutture grazie ad un piano di privatizzazioni alla greca?

Per comprendere questo bisogna riuscire a valutare il quadro internazionale che si è creato:

  1. L’uscita della Gran Bretagna dalla UE toglie al blocco dei paesi centrali dell’area europea quello “sbocco ai mari del mondo” (parlo di mari in senso figurativo) che la Gran Bretagna è in grado di dare sia dal punto di vista diplomatico che storico. Le capacità europee di intrattenere rapporti diplomatici con i paesi del Commonwealth e con l’India si riducono quasi a zero;
  2. Le crescenti tensioni tra Cina e Usa pongono i “paesi centrali” di fronte alla necessità di una scelta tra i due grandi contendenti. Questa è una scelta dolorosa, soprattutto per la Germania che vede sia nella Cina che negli Usa due grandi clienti finali delle sue produzioni;
  3. A Est la penetrazione dell’Europa ha trovato in Putin un avversario irriducibile che non ha esitato a prendere le armi per evitare che l’Ucraina diventasse un protettorato europeo e soprattutto con la presa della Crimea ha reso insicuro il progetto europeo di corridoio commerciale che doveva aprire una rotta commerciale tra l’Europa e la Cina bypassando sia il Mediterraneo sia la Russia attraverso l’Asia Centrale (International transport corridor Caspian Sea-Black Sea ITC-CSBS) e quindi in pieno controllo geostrategico da parte dell’Europa e dei suoi padroni. Progetto, sia detto per inciso estremamente pericoloso, perchè prevede di fatto l’uscita del Kazakistan dalla sfera di influenza di Mosca per abbracciare il mondo occidentale “democratico”. Inutile sottolineare il gioco pericoloso e irresponsabile dell’Eu in questa partita che porterebbe a reazioni inimmaginabili da parte di Mosca. Lo dico per chi dice l’Eu ci ha dato “settanta anni di pace”. Le cose sono più complesse.

 

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In questo scenario geopolitico che si è venuto a creare con l’uscita della Gran Bretagna dalla UE ad Ovest e con il blocco russo in Ucraina e nel Mar Nero come si può capire la capacità di proiezione europea sono ridotte a zero mandando le cassetto, sine die, i sogni di grandezza del Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas che vedevano l’UE (e la Germania, che della UE è il paese egemone) giocare finalmente sul tavolo dei potenti del mondo.
Ora, cosa c’entra la situazione italiana con questa grande partita che si gioca nello scacchiere internazionale? Semplice, per non rimanere rinchiusi i paesi del nucleo centrale europeo hanno la necessità di assoggettare l’Italia e guadagnare quella capacità di proiezione in quello che si chiama “mediterraneo allargato”.
Innanzitutto bisogna chiarire che il Mediterraneo sta ridiventando centrale nello scacchiere mondiale. E’ il mare che unisce l’Africa, l’Europa e l’Asia in un unico crogiolo. Dopo decenni in cui la sponda nord e la sponda sud sono state separate da una cortina di fuoco fatta di guerre di aggressione e di rivoluzioni colorate si vedono spiragli promettenti sia dal punto di vista politico che dal punto di vista commerciale.

Partiamo dall’OvestMed, il Mediterraneo Occidentale:

  1. Dopo la sostituzione di Bouteflika in Algeria la nuova leadership apre agli investimenti internazionali anche europei. L’Italia che coltiva da sempre rapporti ottimi (mai dimenticare il ruolo svolto dall’ENI e dal Partito Comunista Italiano nella guerra di liberazione algerina dal giogo colonialista francese, noi forse l’abbiamo dimenticato, gli algerini no, per loro siamo un popolo amico e fraterno) è il primo partner commerciale dell’Algeria nella UE e ovviamente gli investimenti italiani nel paese hanno autostrade aperte.
  2. Sono partite le trattative tra Italia e Algeria per delimitare le Zone Economiche Esclusive (ZEE) nel Mediterraneo Ovest. Una trattativa attesa che non riguarda come forse molti pensano la pesca del tonno, ma la possibilità di esplorare i fondali del Mediterraneo alla ricerca di importanti giacimenti di gas.
  3. In Tunsia assistiamo anche ad un fenomeno interessante: ben 890 imprese italiane hanno trasferito in tutto o in parte le loro produzioni. Insomma si sta creando una interessante catena globale del valore con a capo aziende italiane. Inutile dire che i rapporti commerciali tra la Tunisia e l’Italia sono fiorenti, siamo il loro secondo partner commerciale.

Spostiamoci nell’EstMed, il Mediterraneo Orientale;

  1. I rapporti con l’Egitto sono ottimi nonostante i tentativi di sabotaggio che molti tentano strumentalizzando il Caso Regeni. Da rilevare che l’ENI ha scoperto e messo a produzione il più grande giacimento di gas del Mediterraneo che si trova in acque egiziane (giacimento denominato Zohr) e che farà dell’Egitto non solo un paese indipendente dal punto di vista energetico ma anche un esportatore netto.
  2. Inoltre sempre ENI ha scoperto un altro grande giacimento (denominato Noor) sempre in acque egiziane di dimensioni ciclopiche;
  3. L’Italia grazie ad Eni gioca un ruolo di primo piano in tutte le scoperte di gas fatte nell’est del Mediterraneo e nei gasdotti che ne permetteranno la commercializzazione e che avranno sbocco in Italia;
  4. L’Italia gioca anche un ruolo fondamentale nel mega cavo sottomarino che collegherà l’India all’Europa attraverso l’Oman, l’Arabia Saudita e Israele. La parte mediterranea del cavo sarà costruita dalla Telecom Italia e sboccherà naturalmente a Catania per poi proseguire fino a Genova. Di questa infrastruttura digitale di primaria importanza per l’economia del futuro ne ha parlato tutto il mondo, tranne ovviamente i giornali italiani, talmente provincialotti da raccogliere ogni alzata di sopracciglio dell’insignificante Dombrovskis ma incapace di vedere le vere partite.

Si potrebbero fare tanti altri esempi, ma ciò che importa è che si capisca la rinascita del Mediterraneo e il ruolo di leadership che ha l’Italia. Un ruolo invidiato dai nordeuropei che come ho scritto sopra si trovano senza la minima capacità di proiezione ne ad est né ad ovest e che guardano al Mediterraneo come uno sbocco naturale per non morire d’inedia. Basti pensare che la Germania sta tentando di inserirsi nella partita mediterranea ma come facilmente si capisce sempre attraverso l’Italia dovranno passare. Il problema è che loro non vogliono passare in Italia né da amici né da soci in affari, ma come loro solito da padroni. Ecco perchè per loro è fondamentale sottomettere l’Italia con qualsiasi strumento compreso quello del whaterbording finanziario attraverso il Mes che andrebbe a minare qualsiasi spazio di autonomia italiana e che trasformerebbe la penisola in una semplice piattaforma logistica ad uso e consumo della Kerneuropa o se preferite dei paesi centrali.

Ma la partita mediterranea è ancora più importante, e il ruolo dell’Italia ancora più strategica. Il Mediterraneo è la porta che apre all’Europa la strada verso il possibile nuovo eldorado: l’India.

Gli statunitensi vedono nell’India il contraltare sia militare che economico allo strapotere cinese in Asia, in Africa e in Europa e stanno provando a sostenerne la crescita in chiave anticinese. Una partita ghiotta che garantisce promettenti ritorni commerciali per chi saprà inserirsi basti pensare che solo oggi la Apple ha siglato in India un accordo da 40 miliardi di dollari per spostare le sue produzioni dalla Cina. Sia detto per inciso che il sostegno americano all’India in chiave anticinese sta bene anche alla Russia che al di là delle apparenze non vede di buon occhio l’egemonia cinese in Asia e ha soprattutto rapporti storici (anche di livello militare) con l’India.

 

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Il ruolo dell’Italia in questa partita è autoevidente a tutti tranne che agli italiani. L’Italia è la chiave per l’Europa per arrivare in India. E’ impossibile una via terrestre che colleghi i paesi centrali europei all’India è invece aperta la rotta mediterranea attraverso l’italia. Da non dimenticare che – non esattamente a caso – l’Italia presidia il Mar Rosso e l’Oceano indiano occidentale in partnership con gli Usa: abbiamo una base militare a Gibuti, abbiamo una missione militare in Somalia e abbiamo una missione di controllo marittimo “antipirateria” nell’Oceano Indiano. Chiunque, esclusi gli economisti, sa che non ci sono rapporti commerciali se non c’è sicurezza delle rotte commerciali. E anche nella rotta Europa-India siamo un paese chiave.
Insomma, abbiamo grosse opportunità per il futuro, indipendentemente da quelle che possono essere le difficoltà economiche presenti. Siamo un paese chiave nel Mediterraneo, siamo l’unica porta d’ingresso europea all’India e siamo l’unico stato d’Europa che può dare proiezione internazionale all’Europa stessa ormai ingabbiata a est e a ovest. Per questi molti nel Nord Europa bramano il nostro assoggettamento, la svendita degli assets nazionali e la riduzione a semplice piastra logistica nordeuropea.

Sorgente: lantidiplomatico.it

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