«Noi partigiani». Memoria collettiva in prima persona | il manifesto

«Noi partigiani». Memoria collettiva in prima persona | il manifesto

22 Aprile 2020 0 Di Luna Rossa

Verso il 25 aprile. Uomini e donne della Resistenza si raccontano nel volume curato da Gad Lerner e Laura Gnocchi che esce in occasione del 75° anniversario della Liberazione per Feltrinelli con la Prefazione della presidente dell’Anpi, Carla Nespolo. Dal 27 aprile su Rai 3 l’omonima trasmissione che propone le video testimonianze dei protagonisti della lotta partigiana

Guido Galdiron

«Memoriale della Resistenza». Un sottotitolo che non è stato scelto a caso, ma che, a differenza di quanto si potrebbe essere portati a credere a prima vista, di retorico o «ufficiale» non ha proprio nulla. Perché quelle che si raccontano nelle pagine di Noi partigiani, il volume curato da Gad Lerner e Laura Gnocchi che esce in occasione del 75° anniversario della Liberazione per Feltrinelli (pp. 330, euro19, con la Prefazione della presidente dell’Anpi, Carla Nespolo), – dal 27 aprile su Rai 3 l’omonima trasmissione – sono le vite di chi, all’epoca, optò per la decisione più difficile, gravida di conseguenze, «controcorrente» si direbbe con il lessico d’oggi. Se di celebrazione si può parlare in questo caso, riguarda l’omaggio dovuto a chi seppe mettersi in gioco non solo per sé, ma per immaginare un futuro diverso per tutti. Consapevole che l’esito di quella scelta era tutt’altro che scontato.

SONO CENTINAIA di donne e uomini che hanno raccontato, dapprima davanti a una telecamera, la «loro» Resistenza, ciò che di quella stagione che li vide, talvolta poco più che adolescenti, assumere decisioni fondamentali, ritengono valga la pena far sapere a quanti non c’erano. Come Ermenegildo Bugni, 93 anni, che ricorda la «Repubblica di Montefiorino», proclamata tra il giugno e l’agosto del 1944 dai partigiani sulle montagne tra Modena e Reggio Emilia. O come Mirella Alloisio, 95 anni, che spiega come Genova si sia liberata «da sola», imponendo ai tedeschi sconfitti di consegnare le armi ai partigiani il giorno prima che in città entrassero gli anglo-americani; e che fu ad un altro figlio di operai dei Cantieri navali di Sestri Ponente, proprio come lei, che il generale tedesco Meinhold dovette firmare l’atto di resa. O,ancora, la testimonianze di chi quella stagione la subì sulla propria pelle senza poter intervenire. Come Lauretta Federici che nell’agosto del 1944 aveva solo sette anni quando assistette all’eccidio di Vinca, sull’Appennino carrarese, «centosettantratré innocenti ammazzati», compresi molti bambini, perpetrato dalle SS agli ordini di Walter Reder dopo quello di Sant’Anna di Stazzena e un mese prima di quello di Marzabotto. E di cui lei si è assunta da tempo l’impegno della memoria pubblica.

Oltre 400 le interviste raccolte in un anno di lavoro grazie all’Anpi e allo Spi Cgil, da un gruppo di volontari e di videomaker che, nel progetto coordinato da Lerner e Gnocchi, saranno in seguito integrate dal censimento e dalla selezione delle migliaia di video testimonianze rilasciate nei decenni trascorsi dai partigiani che ci hanno lasciato e che sono spesso conservate nelle sedi territoriali dell’Anpi e degli Istituti storici della Resistenza: obiettivo finale, dare vita a un Memoriale nazionale dei partigiani accessibile su un apposito portale internet, «ma dotato anche di una sede fisica».

AD ISPIRARE «Noi partigiani» non è però solo la corsa contro il tempo che, al pari di quanto avviene per i sopravvissuti alla Shoah, rischia di privare le prossime generazioni della voce dei testimoni diretti. C’è un’altra sfida che riguarda l’attualità della memoria resistente. Infatti, come scrivono Lerner e Gnocchi, «più vengono a dirci che la loro testimonianza è superflua, anacronistica, scontata nell’Italia contemporanea, più noi dovremo moltiplicare gli sforzi affinché sopravviva loro. La scelta da essi compiuta quando erano ragazzi deve rinnovarsi, a partire dal loro esempio, perché il fascismo non abbia un futuro».

Sorgente: «Noi partigiani». Memoria collettiva in prima persona | il manifesto

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