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La denuncia degli infermieri: “Esami spariti dalle cartelle per nascondere l’epidemia” | Rep

di Zita Dazzi e Matteo Pucciarelli

MILANO – Coprire gli errori fatti, zittire le denunce del personale e dei parenti, insabbiare le prove, facendo sparire i referti dei pazienti che alla “Baggina” si sono ammalati di coronavirus, le lastre ai polmoni di chi è morto. In queste ore succede anche questo al Pio Albergo Trivulzio, mentre indaga la magistratura e si avviano le commissioni d’inchiesta del ministero e della Regione. E sui parenti che parlano e rivelano le loro preoccupazioni di fronte ad oltre cento morti in poche settimane, dai vertici del Pat cominciano le pressioni. Le famiglie però stanno passando agli avvocati le carte e pensano forse anche a una class action.

Le cartelle cliniche
La premessa è che di parlare, tra i corridoi del Trivulzio, si ha molto timore. Si espongono pochi operatori sanitari, e dietro garanzia dell’anonimato. Ma diverse fonti interne al Pat – con cui Repubblica ha parlato e di cui si conoscono nomi e qualifiche professionali – sono pronte a collaborare con la commissione d’inchiesta: sono loro a spiegare che da alcune cartelle cliniche sono spariti radiografie e referti. Probabilmente i documenti mancano per cercare di rendere più difficile capire se si tratti di polmoniti batteriche o virali. “Il mio suggerimento agli ispettori – specifica un infermiere – è incrociare le cartelle di deceduti e malati con tutti gli esami in memoria fatti dalla macchina per le radiografie, così da capire se, come diversi di noi dicono, manchi qualcosa”. Possibile? L’accusa è grave, una quarta persona però ricorda di aver assistito a un caso del genere due anni fa: non c’era di mezzo ovviamente il virus “ma una brutta infezione con febbre alta di una donna dovuta alle piaghe da decubito non curate con la necessaria attenzione. La paziente morì, ma venne scritto per morte naturale, omettendo le reali ragioni”. Un’altra infermiera ci ha confermato: “In tutti i reparti ci sono ospiti con polmoniti, ci viene chiesto di isolarli e ci assicurano che sono infezioni batteriche. Strano, mai state così tante insieme. Ma se tu mostri dubbi, i responsabili dei reparti non rispondono: sembra debbano nascondere qualcosa”.

Le pressioni sui parenti
Diverse famiglie si sono rivolte ai loro legali e a Tiziana Siciliano, pm milanese che ha aperto un fascicolo sulle case di riposo, consegnando referti e altra documentazione per chiedere indagini approfondite su quel che sta accadendo nell’istituto. Alcuni lo hanno fatto a titolo individuale, ma se ne sta parlando anche nel Comitato parenti. L’Unità “di coordinamento aziendale per la gestione dell’emergenza”, cioè l’ufficio del direttore generale Giuseppe Calicchio, ha mandato una mail con la richiesta di fornire tutti i numeri di cellulare dei partecipanti alla chat del Comitato, suggerendo di scrivere un comunicato in cui si afferma che l’istituto ha sempre dato notizie aggiornate sulla salute dei pazienti e bollettini quotidiani. “Vero: le telefonate le fanno, ma i bollettini online e le parole dei sanitari non fugano i dubbi, non chiariscono se i nostri cari siano accuditi come si deve, se ci sia abbastanza personale, se ci siano casi sospetti di Covid e perché non vengano fatti i tamponi a chi ha la polmonite – dice uno dei parenti, Gianfranco Privitera, figlio di Ersilia Cagnasso, 94 anni – È la nebbia assoluta”.

Quei pazienti in isolamento
Il Trivulzio nega di aver accettato pazienti Covid positivi messi in quarantena da altri ospedali. I parenti di alcuni ospiti della “Baggina” invece hanno riferito dell’arrivo nei reparto di nuovi pazienti, protetti con dispositivi di massima sicurezza sanitaria, messi in isolamento, sorvegliati h 24, ma non distanti dalle camere dei degenti sani. Lo ha raccontato a Repubblica il padre di M.B., figlio di Maria Teresa, 88 anni, ricoverata fino all’11 marzo al padiglione “San Vito” per la riabilitazione. La signora avrebbe dovuto fermarsi più a lungo, quindi M.B. ha chiesto spiegazioni ai sanitari del Trivulzio. Ma non avendone ricevute, ha deciso di firmare il foglio delle dimissioni volontarie e di riportare a casa sua madre per non farle correre il rischio di infettarsi.

Sorgente: La denuncia degli infermieri: “Esami spariti dalle cartelle per nascondere l’epidemia” | Rep

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