Coronavirus, al Trivulzio si moriva e i dirigenti si spartivano premi per mezzo milione | Rep

14 Aprile 2020 0 Di Luna Rossa

di SANDRO DE RICCARDIS E MATTEO PUCCIARELLI

MILANO — È il 23 marzo, il Pio Albergo Trivulzio sta vivendo i giorni più difficili della propria storia: decine di malati per il coronavirus tra pazienti e operatori sanitari. La fatica a reperire sul mercato i dispositivi di sicurezza, anche perché acquistati con ritardo, e la curva di decessi rispetto alla media schizzata in alto da poco più di una settimana. Ma quel giorno l’area tecnico-amministrativa ha un altro impegno: distribuire premi per 580 mila euro alla dirigenza medica e amministrativa.
I bonus
La determinazione 75/2020 è firmata dalla responsabile dell’area tecnico-amministrativa, Rossella Coladonato. Alla “dirigenza amministrativa e tecnica e titolari di posizione organizzativa” e a quella dell’area sanità viene corrisposto il premio di risultato per il 2019 e di una quota del 2018. «In considerazione dell’emergenza Covid 19 non è stato possibile procedere alla misurazione del grado di raggiungimento degli obiettivi», è specificato. Insomma: è ben chiara la fase drammatica, ma proprio per questo si decide che va bene così, si dà il premio e via. Ovvero circa 397 mila euro per la dirigenza medica, 39,5 mila euro per quella non medica e 148 mila per quella tecnica e amministrativa. Se si fa una media, sono 7 mila euro a testa per gli 84 dirigenti della struttura, medici compresi. E va bene che la somma era riferita al lavoro dei due anni precedenti, ma la tempistica lascia interdetti.
La battaglia per il budget
Quando l’8 marzo la Regione Lombardia individua le residenze per anziani come strutture di supporto agli ospedali oberati, non ci si affida al semplice “buon cuore” di queste strutture. Si promette loro una sorta di indennizzo giornaliero (150 euro per ricoverato) e soprattutto un incremento futuro dei rimborsi, per le prestazioni offerte da questi «enti erogatori». La scelta del Pirellone, che poi si rivelerà un’autentica bomba epidemiologica sganciata proprio laddove ci sono le persone più deboli, premia due volte il Trivulzio.
La Baggina infatti non solo si carica di una ventina di pazienti ma diventa il centro di smistamento di malati alle Rsa regionali. Un ruolo di responsabilità diretta non casuale. Infatti il Trivulzio è una casa di riposo ma pure un’azienda a tutti gli effetti che si è aperta a numerose offerte in campo sanitario. Che da anni si agita con la Regione per veder aumentata la propria quota di mercato. «La questione continuerà ad essere anche nel 2020 oggetto di negoziato strategico con le Ats di riferimento e la Regione Lombardia, al fine di un possibile riconoscimento di una “progettualità network Trivulzio” tanto in termini di risorse economiche quanto di affidabilità ed efficacia», si legge per l’appunto nel bilancio di previsione di quest’anno. Tradotto: serviva fare un favore alla Regione, per poi battere cassa una volta terminata l’emergenza. Le valutazioni strettamente sanitarie venivano dopo.
Indagato anche l’ente giuridico
Oltre al dg Giuseppe Calicchio indagato per epidemia e omicidio colposo, la procura ha deciso di iscrivere anche l’Azienda servizi alla persona “Istituti milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio”, da cui lo storico istituto geriatrico milanese dipende, come ente giuridico sulla base delle norme sulla responsabilità delle persone giuridiche. Una strada che la procura ha deciso di percorrere per il Pat e per altre società e cooperative che gestiscono le case di cura sul territorio milanese dove il numero di morti in queste settimane è stato superiore alla media.
Un atto tecnico, ma anche uno strumento per verificare se — oltre le eventuali responsabilità di singoli manager — non ci siano anche lacune nel sistema organizzativo e nelle norme di sicurezza che regolano le procedure sanitarie.
Sulla base delle testimonianze e dei documenti raccolti da Repubblica, il contagio da coronavirus all’interno della struttura è stato negato per settimane, tanto da vietare l’uso delle mascherine ai medici e al personale sanitario. Dopo l’ispezione della scorsa settimana da parte del ministero della Salute, coadiuvato dai carabinieri del Nas, la prossima tappa degli accertamenti porterà all’analisi delle cartelle cliniche di oltre cento degenti deceduti, forse 150, per verificare la correttezza delle diagnosi, il numero dei tamponi effettuati e le pratiche di isolamento messe concretamente in atto. I pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, coordinati dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, intendono studiare anche le convenzioni con le cooperative che lavorano all’interno del Pat e capire se ci sono altre responsabilità nella mancata applicazione dei protocolli di sicurezza. Per questo dopo l’analisi della documentazione l’inchiesta coinvolgerà presto altri soggetti.

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