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Scuole e università chiuse fino al 15 marzo: «Allo studio misure per fare stare a casa un genitore» | corriere.it

Scuole e università chiuse fino al 15 marzo: «Allo studio misure per fare stare a casa un genitore»

La conferma della ministra Azzolina

di Monica Guerzoni

Alle sei della sera, dopo un’intera giornata di fughe e frenate che hanno generato sconcerto tra i cittadini e nervosismo tra le forze politiche, il premier finalmente scende nella sala stampa di Palazzo Chigi. «Non è stata una decisione semplice», ammette Giuseppe Conte lasciando che sia la ministra Lucia Azzolina, «competente per materia», a ufficializzare la sospensione dell’attività didattica in tutte le scuole e università fino al 15 marzo. Una notizia temuta e senza precedenti, anticipata dal Corriere e confermata ieri mattina dalla «fuga in avanti» di qualche ministro, durante il vertice di Palazzo Chigi con il premier.

Per qualche ora, mentre in tutto il Paese montavano l’ansia e l’incertezza delle famiglie, le opposizioni hanno tuonato contro la «comunicazione schizofrenica» e il «balletto di notizie» e nella squadra di governo è scattata la caccia al colpevole. Teresa Bellanova di Italia Viva ha invitato tutti a una maggiore «sobrietà nei processi decisionali» e anche Alfonso Bonafede, capo delegazione del Movimento, ha bacchettato i colleghi per aver spifferato la notizia. Una tempesta mediatica da cui Conte si è tirato fuori, spiegando che la decisione, di cui lui stesso si è assunto piena responsabilità, è trapelata prima del doveroso parere del Comitato tecnico scientifico. Il quale però, come è emerso in serata, non era affatto favorevole al provvedimento, la cui efficacia è ritenuta dagli esperti «priva di evidenza scientifica». Walter Ricciardi (Oms) avrebbe definito la misura «inutile e dannosa», mentre il solo Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, ha espresso parere positivo.

La scelta del governo è dunque tutta politica, ispirata al principio della «massima precauzione». È lo stesso Conte a spiegare cosa abbia spinto il ministro della Salute, Roberto Speranza, a chiedere con forza di allontanare gli studenti dai banchi: «Per quanto eccellente ed efficiente, il sistema sanitario rischia di andare in sovraccarico. Se una crisi esponenziale dovesse proseguire potremmo avere problemi con la terapia intensiva e sub-intensiva». La tenuta degli ospedali, ecco cosa ha convinto l’esecutivo giallorosso a far scattare la misura estrema dello stop alle scuole di ogni ordine e grado, su tutto il territorio nazionale. Se il coronavirus dovesse aggredire Roma e dilagare al sud, il sistema collasserebbe. «È giusto chiudere le scuole? Io penso di sì», dirà Zingaretti a Porta a Porta . I ministri, riuniti alle 10 con il presidente, ne discutono animatamente, consapevoli dell’impatto che una simile scelta avrà sull’immagine dell’Italia, sull’economia e sulla vita delle famiglie. Alla fine del vertice, assicurano fonti di Palazzo Chigi per stemperare le tensioni, l’indirizzo del governo è «ampiamente maggioritario». Come ha anticipato la viceministra Laura Castelli, ci saranno i congedi parentali straordinari per i lavoratori pubblici e privati: «Stiamo definendo una norma che prevede la possibilità per uno dei genitori di assentarsi dal lavoro per accudire i figli minorenni».

L’impatto sarà comunque enorme. Ecco perché Conte ha affrontato il dossier con cautela ed è parso più volte frenare sullo stop alle scuole fuori dalla zona rossa. Tra i ministri c’è stato chi ha proposto di riaprire i portoni non prima della fine di marzo e chi, come Bellanova, ha dato voce allo scetticismo renziano e criticato una «comunicazione maldestra». La ministra Azzolina ha lavorato per una decisione meno drastica e proposto «una verifica dopo la prima fase». Il che vuol dire che il 15 marzo sarà fatta una valutazione sulla base dei numeri dell’epidemia.

Sorgente: corriere.it

 

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