Le case di riposo sono il nuovo “fronte” ligure del contagio: si temono focolai – Il Secolo XIX

Le case di riposo sono il nuovo “fronte” ligure del contagio: si temono focolai – Il Secolo XIX

31 Marzo 2020 0 Di marco zinno

Le case di riposo sono il nuovo “fronte” ligure del contagio: si temono focolaiFra disabili, anziani e non autosufficienti 12 mila a rischio. Alisa lancia il bando per posti letto a medici e operatori EMANUELE ROSSI30 MARZO 2020Genova – Sono poco più di un centinaio (il 35% delle trecento totali) le strutture residenziali del sistema sociosanitario che Alisa tiene sotto osservazione per scongiurare il rischio di nuovi focolai di coronavirus. La platea comprende le residenze per anziani, quelle per non autosufficienti (Rsa), i centri per disabili e per psichiatrici. Una popolazione di quasi 12mila persone, nella regione più vecchia d’Italia. Il dato deriva dal censimento che il geriatra Ernesto Pallumeri, l’esperto chiamato da Alisa a gestire la difficile situazione delle case di riposo, ha fatto nei giorni scorsi per definire le priorità nella fornitura di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale. Pallumeri lo dice durante una video-chiamata con il consigliere regionale del Pd Pippo Rossetti, sulla pagina Facebook di quest’ultimo. «Abbiamo contattato tutte le strutture, private e convenzionate, l’arrivo del virus in una comunità chiusa dove si fa vita comunitaria è pericolosissimo. A tutte le strutture che abbiano almeno un caso di Covid o un sospetto tale abbiamo già garantito la prima fornitura di mascherine. A mano a mano le riforniremo tutte. Il 65% delle strutture è ancora indenne, non ci sono sintomi». Nel 35% che invece sono state colpite «ci sono alcune situazioni critiche, almeno una decina a grave rischio». Secondo il geriatra «garantire un alloggio al personale ed evitare che torni a casa può essere una valida misura di prevenzione».Bando per ospitare i mediciPer ora, Alisa ha fatto partire un bando (scade oggi alle 12) per la ricerca di posti letto in alberghi e strutture ricettive da destinare ai medici e agli operatori sanitari: alle prese con turni massacranti e con il rischio di contagiare la famiglia a casa, in molti chiedono un appoggio. Alle strutture che offriranno la propria disponibilità verranno riconosciuti 35 euro al giorno oltre Iva per ciascuna stanza. Alcuni alloggi a Genova sono stati messi a disposizione dalla Curia nel seminario vescovile del Righi.Contagi e tamponiSecondo i dati di Alisa i nuovi positivi in Liguria sono 113 in più. 175 i ricoverati in terapia intensiva. Le persone decedute sono 397 e purtroppo non cambia il trend di una ventina di morti al giorno con il Covid-19. «I numeri ci dicono che al netto degli sbalzi delle singole giornate siamo sempre su quello che gli epidemiologi definiscono il plateau. – è il commento del governatore Giovanni Toti – abbiamo 175 persone in terapia intensiva e questo denota che le terapie intensive continuano a crescere, ne abbiamo ancora a disposizione. Tutti avranno una chance delle cure più appropriate». Il presidente aggiunge che «abbiamo distribuito 27mila mascherine negli ospedali e nelle Rsa. Stanno arrivando anche le tute, ma sono ancora poche». Per aumentare il numero di tamponi del sistema ligure nei prossimi giorni anche il laboratorio del Cba di San Martino sarà dedicato ai test per rilevare il coronavirus.Sulla strategia di uscita dal periodo di epidemia ieri dal segretario della Lega Edoardo Rixi è arrivata una presa di posizione molto distante dall’idea di Toti di una riapertura a “step” delle attività: «Mi sembra prematuro – ha commentato Rixi – finché i contagi non saranno a zero».Pace con i medici di baseIeri il segretario dei medici di famiglia Andrea Stimamiglio ha partecipato alla conferenza della Regione, un gesto distensivo dopo giorni di forti polemiche sul ruolo dei medici di base. La partenza del servizio rinforzato delle squadre Gsat che faranno visite domiciliari sul territorio ha rasserenato gli animi. «Si corre su tutti i fronti – dice l’assessore Sonia Viale – i Gsat li abbiamo attivati il 6 marzo ma ci sono state criticità per la carenza dei dispositivi». Stimamiglio ha spiegato che «le visite in studio e a casa sono state rese impossibili dalla mancanza dei dpi, abbiamo molte decine di pazienti a casa con la febbre, ma nel 95% dei casi guariscono. Dopo 5-7 giorni può verificarsi la broncopolmonite, noi ce ne possiamo accorgere con il saturimetro. Se crolla il valore dell’ossigeno si mandano in ospedale. Abbiamo bisogno dei saturimetri, sento con piacere che la Regione li sta procurando. E noi medici di famiglia a turno con le Croci e con i colleghi dotati di protezioni faremo anche le visite domiciliari», secondo il modello sperimentato da Medicoop in Valpolcevera. Un altro punto di accordo è la possibilità di curare a casa i pazienti con antivirali come la clorochina: sino alla settimana scorsa Alisa invitava i medici di base a lasciare questi farmaci all’ospedale, adesso invece potranno prescriverlo in caso di Covid «E se l’Aifa (l’agenzia del farmaco) non lo autorizza lo farò io con un’ordinanza», promette Toti.

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