Coronavirus, l’Oms: «C’è chi non fa abbastanza». Berlino e Parigi nel mirino

Coronavirus, l’Oms: «C’è chi non fa abbastanza». Berlino e Parigi nel mirino

12 Marzo 2020 0 Di Luna Rossa

Immobilismo. L’Organizzazione mondiale della Sanità avverte: molti stati non stanno facendo abbastanza contro il coronavirus. «Occorre intervenire nella maniera più aggressiva possibile». In Germania la cancelliera Angela Merkel prevede che il «60-70 per cento dei cittadini sarà contagiato dal coronavirus». Eppure, il suo paese non ha ancora messo in campo reali azioni di contenimento: a Berlino la movida continua come sempre, la partita di Champions l’altro giorno tra Lipsia e Tottenham si è disputata di fronte a 42mila spettatori. In Francia il presidente Macron ha annunciato solo per oggi un discorso alla nazione sulla crisi del coronavirus, ma per ora ha escluso misure di contenimento drastiche simili a quelli dell’Italia. In Spagna si continuavano a svolgere fino a pochi giorni fa eventi di massa, tanto che il numero 2 del partito di destra Vox è risultato positivo dopo una manifestazione a Madrid con 9 mila persone. In sintesi, l’Europa sta fingendo di non vedere ciò che sta succedendo in Italia, si volta dall’altra parte quando invece nel nostro Paese c’è solo l’orologio più avanti, anticipa di 9-10 giorni ciò che arriverà ovunque.

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LA SVOLTA
Per questo, la dichiarazione della pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità più che parlare all’Italia, si rivolge agli altri paesi europei come Francia, Germania e Spagna. E agli Stati Uniti, dove il presidente Trump diceva che il coronavirus se ne sarebbe andato in primavera e che comunque sono solo fake news (stanotte però ha parlato alla Nazione). La mossa dell’Oms rappresenta un avvertimento, spiega, con forza, che se non si prevedono misure drastiche come quelle italiane, sulle quali l’Organizzazione mondiale della Sanità nutre fiducia, il resto del mondo non fermerà il coronavirus («siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione»). C’è anche un altro tassello nell’analisi del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus: «Sono importanti i risultati di 2 dei 4 paesi più colpiti, come la Cina e la Corea del Sud, dove si registra un significativo declino dell’epidemia». Per l’Italia il discorso è differente: le azioni di questi giorni, sia pure tardive, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità rappresentano una risposta promettente. Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore della sanità: «La dichiarazione di pandemia per noi non aggiunge molto. Perché avendo avuto, per primi, un’epidemia dentro casa, che l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiari uno stato di pandemia, ci colpisce poco: per pandemia si intende diffusione globale dell’infezione. Quello che l’Oms forse puntualizza è che effettivamente diversi Stati hanno fatto poco per arginare, per mettere un freno alla circolazione del virus». La corsa del contagio nelle altre nazioni europee è drammaticamente rapida. In Spagna, ieri sera il Ministero della Salute ha spiegato nel bollettino giornaliero: 2.236 casi di contagio da coronavirus, 138 pazienti guariti e 54 decessi. La metà dei positivi è nella regione di Madrid. In Francia il direttore generale della sanità, Jerome Salomon, ha spiegato: «Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza dell’Italia e prepararci a capire cosa faremmo noi di fronte a quella stessa situazione». Ma casi sono già 2.281, «500 in più del giorno prima»; 48 vittime, 105 pazienti in rianimazione. Infine, la Germania, che fino all’altro giorno a fronte di oltre mille positivi, parlava di zero vittime. Oggi i numeri cominciano a cambiare: i casi sono 1.850, i decessi tre. Angela Merkel: «Il virus è arrivato in Europa. È qui. Tutti dobbiamo capirlo. Non esiste ancora terapia né vaccino. Il 60-70% della popolazione potrebbe essere contagiata. Siamo all’inizio di un’evoluzione che non possiamo ancora prevedere. Qualsiasi misura dovessimo prendere, servirà a guadagnare tempo». Ma il tempo sta passando e neppure l’esempio dietro l’angolo dell’Italia è servito.
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