Mafia, boss Graviano: “Da latitante ho incontrato Berlusconi almeno tre volte”

Mafia, boss Graviano: “Da latitante ho incontrato Berlusconi almeno tre volte”

8 Febbraio 2020 0 Di Luna Rossa

di Elvira Terranova

 

Dice, tanto, e non dice, fa allusioni, annuncia che potrebbe fare altre dichiarazioni. Ancora più eclatanti. E’ un fiume in piena, il boss Giuseppe Graviano. Per la prima volta, da quando è stato arrestato, 26 anni fa, parla in un processo. E fa subito il nome di Silvio Berlusconi. Racconta di averlo incontrato “per tre volte” mentre era latitante, prima del suo arresto, avvenuto il 27 gennaio 1994. Conferma alcune delle intercettazioni captate dalle cimici in carcere mentre parlava con il boss Umberto Adinolfi, mentre smentisce altre frasi. E aspetta di ascoltare tutte le intercettazioni per potere raccontare altro ancora. In quasi otto ore di deposizione fiume, che proseguiranno la prossima settimana, il boss Graviano racconta del suo “rapporto bellissimo” con Berlusconi, “al punto da cenare anche insieme a Milano 3“. Parole smentite nel giro di poche ore dai legali dell’ex Premier definite “platealmente infondate“. L’ultimo incontro tra Graviano e Berlusconi, come racconta il capomafia di Brancaccio, sarebbe avvenuto “poco prima del Natale 1993”. Un rapporto che sarebbe nato molti anni prima, tramite il nonno di Graviano, Filippo Quartararo, che avrebbe investito ingenti somme di denaro “nell’edilizia in Nord Italia”. Il boss parla, collegato in videoconferenza, dal carcere di Terni. Anche se all’inizio la sua deposizione era in dubbio perché non è ancora riuscito ad ascoltare, tramite un computer, le intercettazioni con il camorrista Adinolfi nella zona dell’ora d’aria del carcere di Ascoli. Poi, rassicurato dalla Presidente della Corte d’assise, ha scelto di rispondere ma riservandosi “di dire altre cose”. Nel processo Graviano è accusato dell’omicidio di due carabinieri. Ed ecco che Graviano inizia la sua lunga deposizione, in cui tira in ballo Berlusconi. “Mio nonno materno Filippo Quartararo investì al Nord. Aveva messo i soldi nell’edilizia. Era una persona abbastanza ricca. Era un grande commerciante di ortofrutta. Un giorno viene invitato a investire soldi al Nord Italia nell’edilizia. Il contatto è col signor Berlusconi, glielo dico subito”, dice Graviano anticipando il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.”Gli chiedono 20 miliardi di vecchie lire e gli dicono che gli avrebbero dato il 20 per cento”, spiega il boss. “Mio nonno voleva partecipare a quella società e curarsi le sue cose. Si rivolge a mio papà e mio papà dice: io non faccio queste cose. Quindi quando Di Carlo (il pentito ndr) dice che mio papà aveva queste società a Nord Italia, dice una bugia: era mio nonno”. Poi l’uccisione del padre quando Graviano aveva appena 18 anni. ”Quando è morto mio padre, mio nonno mi prese in disparte e mi disse ‘Io sono vecchio e ora te ne devi occupare tu. Così io e mio cugino Salvo Graviano (morto poi per tumore, ndr.) siamo partiti per Milano. E mio nonno ci ha presentato al signor Berlusconi, abbiamo capito cosa era questa società”.

L’incontro sarebbe avvenuto all’hotel Quark. Il Procuratore aggiunto incalza il boss mafioso. E chiede ulteriori dettagli: “Se non erro era l’Hotel Quark”. E alla domanda su chi era presente, risponde: “Mio cugino Salvatore, mio nonno Quartaro Filippo e Berlusconi era da solo”. Salvo poi aggiungere: ”Poi io casco latitante, quindi la situazione la comincia a seguire mio cugino Salvatore”. “Noi dobbiamo entrare scritti che facciamo parte della società. Noi vogliamo essere partecipi, però questa cosa si andava procrastinando”, dice ancora. ”I nomi di quei soggetti non apparivano”. E parla di una carta “scritta”. In altre parole, una prova documentale. ”Ma c’era una carta privata che io ho visto, la copia di mio nonno la ha mio cugino Salvatore Graviano”. Poi ribadisce che il rapporto con Berlusconi “era bellissimo” e che avrebbero anche cenato insieme. L’ultimo incontro lo data dicembre 1993. ”C’è una riunione a Milano. A fine del 1993, dicembre, si è arrivato alla conclusione che si regolarizzava questa situazione. E si fissa un appuntamento nel febbraio del 1994”. E in quella occasione ci sarebbe stato anche Berlusconi. ”È successo a Milano 3, è stata una cena. Ci siamo incontrati io, mio cugino e Berlusconi. C’era qualche altra persone che lei non ha conosciuto. Discutiamo di formalizzare le società”. Il pm chiede se Berlusconi sapeva che fosse latitante da quasi dieci anni. E Graviano replica: “Non lo so, ma penso di sì. Lo sapeva come mi chiamavo. Io ho condotto la mia latitanza nel milanese tra shopping in via Montenapoleone e teatri, insomma facevo la bella vita”. Poi Graviano racconta di avere appreso dal cugino di avere saputo della nascita di Forza Italia “già nel 1992, prima della strage di Capaci”. Il Procuratore aggiunto continua: “Quando vi incontrate a Milano 3, ricava la certezza che i 20 miliardi sono stati investiti e tra i 20 miliardi c’era Milano 3?”. Immediata la risposta di Graviano: ”Tutto, cioè che aveva fatto, c’erano le televisioni, Mediaset (che all’epoca ancora non esisteva ndr), Canale 5?.

Il pm gli legge l’intercettazione in cui il boss dice al compagno d’ora d’aria Umberto Adinolfi: ”Nel 1992 Berlusca mi chiese questa cortesia, lui già voleva scendere”. E chiede al boss a cosa si riferisse. ”Già nel 1992 Berlusconi annunciò a mio cugino Salvo che voleva entrare in politica. Io non lo incontrai ma lo incontrò mio cugino Salvo a cui Berlusconi parlò di questo progetto di entrare in politica”: E dice: “Nel 1992, no come dicono nel 1993. Già il partito era preparato nel 1992. Prima della strage di Capaci”. Il pm gli chiede anche della frase intercettata in cui definisce Berlusconi un “traditore”. “Sì fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale e si parlava di abolizione dell’ergastolo un avvocato di Forza Italia mi disse che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose”. “Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Mio io cugino Salvo era morto nel frattempo per un tumore al cervello. E nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell’abolizione dell’ergastolo”, dice. E aggiunge: ”Questo mi portò a dire che Berlusconi era un traditore”. Poi aggiunge anche, replicando alla lettura di alcuni passaggi delle intercettazioni in carcere: ”Quando dico non volevano più le stragi non parlo di Berlusconi”. E poi ancora i dice e non dice. Tanti: “Io adesso sto dicendo solo qualcosa”. E alla domanda del pm sul perché parli ora e perché nel 2009, chiamato a deporre al processo all’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, si avvalse della facoltà di non rispondere, dice: ”All’epoca? Dotto’, veda che a me hanno ucciso il padre. Non mi faccia parlare. Avevo subito brutte situazioni. Io fiducia nella giustizia italiana non ne ho. Non è ho fiducia nella pubblica accusa e ai presidenti ora tutti indagati con la Saguto insomma, io tutta sta fiducia nella giustizia italiana non ce l’ho. Quello che vi sto dicendo è per il benessere del Paese”. E perché allora ha fatto questa scelta ora? ”Io adesso non sto facendo niente, io adesso sto dicendo qualcosa. Solo qualcosa, ma posso dire ancora tante altre cose”.

Immediata la replica del legale di Berlusconi: ”Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie. Si osservi che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti. Dopo 26 anni ininterrotti di carcerazione improvvisamente il signor Graviano rende dichiarazioni chiaramente finalizzate ad ottenere benefici processuali o carcerari inventando incontri, cifre ed episodi inverosimili ed inveritieri. Si comprende, fra l’altro, perfettamente l’astio profondo nei confronti del Presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia. Ovviamente saranno esperite tutte le azioni del caso avanti l’autorità giudiziaria”. Arriva anche il commento del consigliere del Csm,Antonino Di Matteo, che rappresentò l’accusa nel processo trattativa. Fu proprio lui ad ottenere le intercettazioni in carcere di Graviano, all’Adnkronos dice. “Non entro nel merito delle nuove dichiarazioni di Giuseppe Graviano. E’ certo, però, che anche nella sentenza definitiva di condanna del senatore Marcello Dell’Utri sono stati ricostruiti rapporti stabili e duraturi tra Berlusconi e Cosa nostra. Sembra che in questo Paese certe cose non possano nemmeno essere ricordate e che chi si ostina a farlo sia destinato, come è capitato a me ed ai miei colleghi, per queste indagini, ad essere additato come un visionario fanatico”. Le intercettazioni tra Graviano e il boss Umberto Adinolfi furono depositate al processo sulla trattativa Stato-mafia. Secondo i pm che rappresentavano l’accusa del dibattimento ”le parole del boss di Brancaccio evocano un rapporto di natura paritaria con Berlusconi”. Il processo è stato rinviato a venerdì prossimo 12 febbraio per continuare con la deposizione di Giuseppe Graviano.

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