Embargo sulle armi (ora alla Libia) storia di violazioni e fallimenti –

Embargo sulle armi (ora alla Libia) storia di violazioni e fallimenti –

22 Febbraio 2020 0 Di Luna Rossa

Embargo Onu e blocco navale con vigilanza aerea decisa dall’Unione europea, mentre le armi in Libia arrivano tranquillamente via terra, cielo e mare

Giovanni Punzo

Embargo già atto di guerra

La storia conosce la pratica dell’embargo da tempi remoti, ossia dalla guerra del Peloponneso, quando il divieto ateniese di commerciare con la città di Megara provocò l’intervento degli spartani in difesa della piccola città. Da allora ne sono seguiti numerosissimi, ma non sempre hanno funzionato come si sperava: soprattutto armi (o altre merci vietate utili in guerra) sono alla fine affluite lo stesso, né – come nel caso antico sopra citato – si è salvata la pace in generale, proprio perché l’embargo era diventato invece il motivo per scatenare una guerra. Senza andare troppo indietro nel tempo basterà ricordare quanto avvenne durante le guerre che devastarono i Balcani: nonostante l’embargo proclamato dalle Nazioni Unite non solo affluirono armi, ma persino una grande potenza fu coinvolta nella violazione e alla fine le armi arrivarono lo stesso, anche perché, a partire dal ‘crollo del muro’, numerosi arsenali militari cominciarono a svuotarsi non sempre in maniera legale.

IlBarone di Münchhausen

Bosnia

La Bosnia infatti, dopo la sua proclamazione di indipendenza, si era trovata isolata politicamente e nella necessità di difendersi. Per impedire l’estensione del conflitto da parte dell’organizzazione internazionale era stato proclamato allora l’embargo sul commercio di armi verso quel paese e tuttavia – prima ancora di darne l’annuncio ufficiale – gli Stati Uniti fornirono invece di nascosto armamenti al piccolo stato, nonostante in Adriatico una ventina di unità navali sorvegliassero acque e coste. L’operazione, decisa direttamente dalla presidenza Clinton, fu condotta nel massimo segreto per mezzo quindi di trasporti aerei con scalo in Croazia, ma all’aeroporto di Zagabria avvenne un episodio destinato a diventare celebre: un funzionario della Cia – agenzia per altro già impegnata in discutibili operazioni nei Balcani – ammonì un proprio connazionale, funzionario a sua volta del Dipartimento di Stato, a non commettere ‘illegalità’.

Biafra

Numerosissime altre violazioni di embarghi sulle armi nel corso delle guerre di decolonizzazione africane o asiatiche o nei vari conflitti secessionisti che seguirono. Uno dei casi più tristemente famosi, soprattutto per la drammatica situazione che subì la popolazione, fu quello della guerra civile in Nigeria tra il 1967 e il 1970, ovvero quella ricordata oggi come ‘guerra del Biafra’. Nonostante il blocco nigeriano imposto alla provincia secessionista stesse provocando anche una spaventosa carestia, armi e munizioni transitarono comunque, né al Biafra ribelle mancò il sostegno da parte di alcuni paesi occidentali quali Francia e Portogallo o il vicino Sud Africa. Le conseguenze – sebbene oggi la vicenda sia pressoché dimenticata – furono almeno due milioni di vittime, in stragrande maggioranza civili. Da ricordare anche che, proprio a partire dalla tragedia umanitaria del Biafra, cominciarono a levarsi aspre critiche nei confronti della Croce rossa internazionale e del suo concetto di ‘neutralità’, ritenuto troppo ‘formale’, se non addirittura ipocrita.

Myanmar

Altrettanto numerosi casi più recenti, come ad esempio la fornitura di armi al Myanmar (Birmania) che nel 2015 ha visto coinvolta anche l’Italia. Nonostante una netta presa di posizione europea del 2013 sull’embargo di armi al paese asiatico, espressa in un documento ufficiale che faceva riferimento a sua volta a una decisione risalente alla fine degli anni Novanta, risultava che cannoni navali prodotti in Italia costituissero l’armamento principale di alcune fregate e corvette birmane. Non risultando tuttavia contatti diretti e ufficiali tra l’azienda italiana e il Myanmar, nel corso di una breve ma accesa discussione parlamentare emerse che la fornitura ‘probabilmente’ era stata effettuata da un’altra azienda non italiana, ma comunque legata da un  «open agreement» (accordo aperto) alla ditta produttrice. Per inciso il regime militare del Myanmar era stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani.

AVEVAMO DETTO

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