Decreti Salvini, cambierà poco e solo dopo il voto in Emilia | Rep

13 Gennaio 2020 0 Di Luna Rossa

Lamorgese ha nel cassetto una revisione soft che si limita ad abbassare le multe alle ong e attenuare alcune sanzioni. La ministra vorrebbe intervenire anche sulla stretta all’accoglienza ma lo stallo nella maggioranza è un grosso ostacolo

di Alessandra Ziniti

È passato dicembre. E passerà anche gennaio perché prima delle elezioni in Emilia Romagna il governo non affronterà il nodo dei decreti sicurezza. E al Viminale, non senza una irritazione strisciante, non resta che mettere pezze. Come quella che, in extremis, ha evitato – ma solo per i prossimi sei mesi – che al 31 dicembre migliaia di titolari di protezione umanitaria venissero cacciati via dalle strutture di seconda accoglienza e messi in strada.

E tuttavia l’ambizione della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è quella di arrivare a un intervento legislativo che ripensi profondamente anche i tagli all’accoglienza voluti da Salvini pur senza arrivare ad un ripristino totale della protezione umanitaria abolita dal primo decreto sicurezza. Ma per il momento l’impasse politica della maggioranza sulla questione immigrazione obbliga il Viminale a limitarsi a mettere pezze solo quando e dove si può. Non firmare più i divieti di ingresso in acque territoriali per le navi umanitarie si può, impedire a un prefetto di applicare una legge dello Stato che si dice di voler cambiare ma che è però pienamente in vigore non si può. E così, al Viminale, la Lamorgese è alle prese con gli effetti indesiderati di quei decreti sicurezza, ultimo la maximulta da 300 mila euro al comandante Claus Peter Reisch che, con la sua Marie Eleonor, il primo settembre scorso è stato l’ultimo capitano di Ong che si è visto sequestrare la nave in un porto italiano. «Vorrei incontrare Lamorgese e chiederle di battersi per abrogare questa legge. Di certo non pagherò una multa per aver salvato vite umane», dice Claus Peter Reisch, forte anche delle generose donazioni che hanno già consentito alla Ong tedesca Mission Lifeline di trovare i tre quarti della cifra richiesta.

Il testo delle modifiche ai decreti sicurezza è pronto ormai da due mesi – dicono fonti del Viminale – ma il necessario incontro politico tra i capi delle delegazioni di governo che dovrà portare ad un accordo e decidere il punto di caduta delle modifiche annunciate non si è mai svolto. A dicembre la finanziaria, a gennaio le regionali in Emilia Romagna e in Calabria e il caso Gregoretti di mezzo. Troppo scivoloso il tema delle modifiche al decreto sicurezza per affrontarlo in momenti in cui la tenuta della maggioranza giallo-rossa è considerata prioritaria. Anche se, almeno a parole, sul procedere secondo la strada indicata dal presidente della Repubblica Mattarella, e dunque innanzitutto riportando le multe per le Ong disobbedienti alle cifre originarie ( da 1.000 a 10.000 euro), inserendo una chiara indicazione sulle tipologie delle navi e ripristinando il requisito della recidiva per la confisca, si dicono tutti d’accordo. Così come sulla reintroduzione della particolare tenuità del fatto e della distinzione delle categorie nelle norme che puniscono l’oltraggio e la resistenza al pubblico ufficiale.

Il punto di caduta, pero, potrebbe anche essere più ambizioso. Perché ai quattro nodi già individuati da Lamorgese potrebbe aggiungersi una novità sostanziale. Gli uffici tecnici del ministero dell’Interno stanno già lavorando ad un intervento legislativo per rivedere quelle norme sull’accoglienza dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione umanitaria che, così come sono state definite dal decreto sicurezza, rischiano nei prossimi mesi di veder finire per strada migliaia di migranti. L’escamotage per prorogare grazie a fondi europei i progetti che riguardano i titolari di questo tipo di permesso ospitati in strutture di accoglienza del sistema Siproimi gestiti dai Comuni ha solo allontanato il problema di sei mesi ma l’intenzione di Lamorgese è quella di integrare la bozza del suo testo di un’ulteriore modifica che offra una soluzione normativa. Che non arriverà certo a ripristinare il permesso umanitario, come era prima dell’era Salvini al Viminale, ma che dovrà garantire delle tutele alle migliaia di persone che, già titolari di questa forma di protezione, al momento non hanno altro destino che andare ad ingrossare le fila dell’esercito dei 600.000 irregolari in Italia.

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