Se miliardi di miliardi di sardine si mangiassero i pescecani? –

23 Novembre 2019 0 Di Luna Rossa

Mezzo mondo scende in piazza: rivoluzioni o cos’altro? Dal Cile al Libano, dall’Iran fino alla Francia, la Rete agita e mobilita le nuove proteste. Quando la politica non media ma provoca soltanto. . Hong Kong, Caracas, Quito, Santiago, Baghdad, Teheran, Haiti, Beirut, Islamabad, Parigi, Barcellona, Londra. A casa nostra Bologna e Modena solo per partire.

Chi ci capisce è bravo

Ammettiamolo: non siamo pronti, confessa Marco Dotti su Avvenire. Non siamo pronti a capire quanto sta accadendo attorno a noi, nel mondo. Hong Kong, Caracas, Quito, Santiago, Baghdad, Teheran, Haiti, Beirut, Islamabad, Parigi, Barcellona, Londra con Extinction Rebellion. La lista non si ferma e anche in Italia qualcosa si muove: Bologna, Modena e chissà se – in che forma, o se avranno forza – altre persone, altre piazze seguiranno. Difficile tenere il passo. Persino le ragioni che portano in strada o nelle piazze milioni di persone sono diverse. Talvolta radicalmente diverse. Vorranno tutti la stessa cosa, nello stesso tempo, nello stesso luogo?

Tra baby sharks e sardine

C’è chi scende in strada contro la corruzione dei governi, chi contro l’inflazione, chi perché sente o vede minacciata la propria condizione sociale. O chi vuole un altro mondo, un’altra economia, e chiama tutto questo ‘ecologia, giustizia, lotta per il clima’.  Lo storico Niall Ferguson invita a non sottovalutare la componente culturale della protesta. Ecco perché questi movimenti globali sono, ‘leaderless protest movements’, movimenti senza leader, organizzati sui social media alla ricerca di una sfera pubblica in cui portare istanze e cahiers de doléance. Baby sharks, li chiama Ferguson, ironizzando su una nota canzone. Piccoli squali, non sapendo della italiane sardine.

Punzo, precedenti storici

Gli indiani metropolitani

Nei primi mesi del  1977, ovvero nella seconda metà dei drammatici anni Settanta, apparvero a Roma, più o meno all’improvviso, gli Indiani Metropolitani. Gandalf Ilviola (ovviamente si trattava di uno pseudonimo) prese la parola di fianco ad un imbarazzatissimo Massimo D’Alema, al tempo segretario della Federazione Giovanile del Partito Comunista, per esporre le idee del nuovo movimento: l’intervento, a nome degli Elfi del Bosco di Fangor, di altri improbabili gruppi e appunto degli Indiani Metropolitani, fu tenuto indossando sul volto una maschera e un cilindro sulla testa. Ironia, provocazione, paradosso  furono da subito le armi del movimento, ma la mescolanza tra creatività, eredità dadaista e nuove istanze sociali che caratterizzava il nuovo soggetto si scontrò – non solo metaforicamente – con la realtà  e soprattutto con la polizia, che sgomberò l’università di Roma per ordine diretto di Francesco Cossiga.

La pantera

Altra esperienza breve ma significativa e oggi pressoché dimenticata fu quella della Pantera. Dal 1968 l’università italiana era indubbiamente cambiata, ma nei primi mesi del 1990 era cambiato ancora di più il mondo. Sulle macerie del muro appariva un vincitore che negava alcuni dei fondamenti stessi dello sconfitto e con essi tutta la dimensione sociale. Da Palermo dapprima partì una protesta sulle condizioni dell’università che ben presto raggiunse le altre università. E poiché a Roma era stata avvistata una pantera, che si diceva fosse fuggita da un circo, il movimento ebbe il suo battesimo ufficiale. Di riferimenti al Black Panther Party, il movimento del ‘potere nero’ americano del 1968 si parlò solo dopo, ma intanto era in discussione la riforma universitaria proposta dal ministro Ruberti che prevedeva l’autonomia amministrativa per gli atenei e cominciarono le occupazioni. Soprattutto, a differenza del 1968 e del 1977, nelle discussioni si affacciarono temi nuovi, come quelli ambientali. Quanto alla pantera, quella vera, non fu mai trovata.

I girotondi

Di ben diversa natura il movimento dei girotondi, nato nel gennaio 2002 dopo un discorso del procuratore generale di Milano Francesco Borrelli che lamentava ingerenze del potere esecutivo (al tempo il governo Berlusconi) sull’attività della magistratura. Il tema principale fu che limitazioni all’azione della magistratura avrebbero rappresentato un attentato alla democrazia. Alle prime ridotte manifestazioni a Roma al ministero di Grazia e Giustizia, seguì la marcia dei professori a Firenze, alla quale aderirono circa diecimila persone tra le quali numerosi docenti universitari. Seguì una manifestazione ancora a Roma in piazza Navona alla quale prese parte Nanni Moretti il 2 febbraio che criticò l’atteggiamento della sinistra, o meglio dell’Ulivo, sulla questione della giustizia. Due settimane dopo fu lo stesso Moretti a raccogliere circa seimila persone che circondarono con un girotondo il ministero e da qui anche il nome. Nel frattempo il leghista Castelli aveva bollato aspramente il movimento: “Mi ricordano gli anni di piombo”.

Gli altri

Nei tormentati diciotto anni che ci separano da questi ultimi avvenimenti, ci sono state tuttavia altre comparse di movimenti spontanei, tra le quali vale la pena di ricordare anche il movimento dei forconi. Nato in Sicilia nell’ambiente degli agricoltori e degli allevatori tra il 2011 e il 2012, nonostante il movimento si dichiarasse apartitico e apolitico, numerosi appartenenti a Forza Nuova, ultra destra fascista, avevano un ruolo di leader. La maggiore manifestazione organizzata, che destò anche un certo preoccupato interesse, avvenne nell’inverno 2011, quando la protesta si allargò a tutta Italia, premessa della svolta salviniana della Lega, e furono organizzati blocchi stradali. Le forme ed origine della proteste lo collocano assai vicino a ‘gilet gialli’, ma la sua attività sembra oggi cessata. Uno dei leader più in vista è stato tra l’altro condannato in seguito per ‘bancarotta’.

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