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Inchiesta «mensa dei poveri», arrestati l’ex eurodeputata Lara Comi e l’ad di Tigros Orrigoni

L’ordinanza è stata firmata anche per l’ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni, già candidato sindaco di Varese per la Lega, e per il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale

di Luigi Ferrarella

Il tycoon leghista dei supermercati, Paolo Orrigoni, agli arresti domiciliari per l’ipotesi di corruzione nell’urbanistica; e l’ex europarlamentare forzista Lara Comi ai domiciliari per truffa all’Unione Europea e finanziamento illecito in consulenze fittizie alla propria società di marketing, nonché per un episodio di contestata corruzione in concorso con il direttore generale dell’«Afol-Agenzia per il lavoro» della Lombardia, invece finito in carcere: è la coda di alcuni dei tanti filoni dell’indagine (denominata «mensa dei poveri») che lo scorso 7 maggio aveva determinato 43 misure cautelari (compresi l’eurocandidato forzista Pietro Tatarella e il sottosegretario alla Regione Lombardia Fabio Altitonante) per una miriade di reati contro la pubblica amministrazione.

Le porte girevoli dei destini giudiziari sono talvolta impietose. Il 41enne Paolo Orrigoni, amministratore delegato della catena di supermercati Tigros fondata dal padre e dunque a capo di un gruppo da 700 milioni di euro di fatturato in più di 60 supermercati tra Lombardia e Piemonte con quasi 2.000 dipendenti, oggi sarebbe potuto essere il sindaco leghista di Varese (al posto dell’uscente Attilio Fontana attuale presidente leghista della Regione Lombardia) se nel 2016, dopo aver vinto il primo turno per 47 a 41 per cento, non fosse stato a sorpresa battuto al ballottaggio dalla rimonta al 51 per cento del centrosinistra (prima volta dopo 23 anni) di Davide Galimberti.

E adesso, per converso, dall’essere mesi fa «solo» indagato nell’inchiesta milanese, Orrigoni è passato ad arrestato per l’ipotesi di reato di corruzione in un filone urbanistico. Orrigoni era già indagato da mesi per un progetto del valore di 50.000 euro, affidato dal facoltoso imprenditore Piero Enrico Tonetti a un piccolo studio di ingegneria, e mascherante in realtà una tangente di Tonetti destinata a chi glielo aveva indicato, e cioè al coordinatore di Forza Italia a Gallarate e consigliere di amministrazione della consorziata dei rifiuti di 27 Comuni «Accam spa», Alberto Bilardo: proprio uno degli amministratori teleguidati da Gioacchino Caianiello, il ras di Forza Italia nella provincia di Varese ad onta di una condanna definitiva per concussione e dell’assenza teorica di ruoli di partito (formalmente coordinato dall’europarlamentare Lara Comi).

La ragione della tangente, ipotizza l’accusa, stava nella ricerca di una variante urbanistica al piano regolatore, relativa a un’area nel comune di Gallarate (via Cadore-Torino) di proprietà della società di Tonetti, il quale aveva già un preliminare di vendita del terreno alla Tigros interessata a trasferirvi un suo supermercato. Tonetti, collaborando con i pm, non soltanto ha ammesso che quei 50.000 euro di finta progettazione al professionista «testa di legno» (che retrocesse i soldi in contanti a Bilardo) erano davvero una tangente per la variante urbanistica, ma soprattutto ha rivelato di averla pagata a titolo di anticipo per conto del patron della Tigros, Orrigoni. Il tutto nell’ambito di una intesa tra i due imprenditori già incorporata nell’idea del preliminare di vendita del terreno, e sulla quale Tonetti ha consegnato ai magistrati anche documentazione a suo avviso comprovante le proprie dichiarazioni.

Le porte girevoli dei destini giudiziari, sempre altalenanti, sono ancora più crudeli per la ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, che pochi mesi fa, nonostante i 32.000 voti nel collegio Centro-Nord, non era stata riconfermata nel suo seggio (e nella relativa preziosa immunità da eventuali arresti) perché il plurieletto capolista Silvio Berlusconi aveva scelto un’altra circoscrizione per cedere a un altro candidato il proprio posto in più. E così giovedì mattina Comi, per gli stessi fatti per i quali già era stata indagata mesi fa, è stata pure posta agli arresti domiciliari dalla gip Raffaella Mascarino per le ipotesi di «finanziamento illecito» dietro la fittizietà di consulenze alla sua società di marketing; e di «truffa al bilancio» dell’Unione Europea per i costi delle sedi a Varese di Forza Italia (dove Comi era coordinatrice provinciale del partito ai tempi del dominio invece di fatto di Gioacchino Caianiello) fatti pagare all’ignaro Parlamento Europeo con un escamotage attorno al legittimo rimborso di un contratto di portavoce a un ex giornalista del quotidiano «La Prealpina», chiamato a retrocedere però due terzi dello stipendio al giro di Caianiello nell’interesse di Comi.

E nel filone delle finte consulenze Comi è anche coindagata del presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, patron della multinazionale di famiglia OMR (3.000 dipendenti, 600 milioni di fatturato, la Ferrari come primo cliente), papabile tra i prossimi candidati alla presidenza nazionale di Confindustria, che resta indagato e non è destinatario delle misure cautelari chieste per Comi dai pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri.

La prima volta che lo schema delle finte consulenze era emerso (38.000 euro di consulenza pagata dall’«Afol-Agenzia per il lavoro» della Lombardia alla società dell’eurodeputata Comi «Premium Consulting srl») era stato in un colloquio del 29 novembre 2018 tra gli intercettati Giuseppe Zingale (direttore generale di Afol) e Gioacchino Caianiello, in teoria un signore senza ruoli dopo una condanna definitiva per concussione, ma in realtà il padrone di Forza Italia a Varese dove solo in teoria Comi era coordinatrice provinciale. Da quell’intercettazione i pm avevano ipotizzato «contratti di consulenza a una società riconducibile a Comi da Afol per 38.000 euro (preliminare a un più ampio incarico che può arrivare a 80.000 euro), dietro promessa di retrocessione di una quota».

Nel dialogo, infatti, Caianiello chiedeva: «Questa fino a oggi quanto ha preso?». Zingale: «38», poi però precisando «17 li ha presi, liquidi sempre! Già incassati!». Caianiello: «Da quando abbiamo iniziato? Basta! E quindi può arrivare a un monte di 80!». Zingale: «Sì, però ti voglio dire una roba, se non c’è disponibilità, non becca un cavolo! Se non vediamo, non vedrà più nemmeno lei!». Frasi che Zingale aveva ritenuto di spiegare negando retrocessioni di denaro e asserendo invece che Afol, in cerca di progetti e contributi europei, avesse affidato una consulenza a una avvocato ligure segnalata da Comi come assai esperta del settore, ma dalla quale i due intercettati lamentavano di non vedere ancora arrivare i vantaggi attesi da Afol. Questo dunque già noto episodio viene ora invece inquadrato, alla luce di ulteriori indagini, in una imputazione di «corruzione» che porta Comi ai domiciliari e Zingale agli arresti in carcere.

Sorgente: Inchiesta «mensa dei poveri», arrestati l’ex eurodeputata Lara Comi e l’ad di Tigros Orrigoni

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