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A Bologna Salvini non fa il pieno: “Tutta colpa degli squadristi rossi” | Rep

Parte ufficialmente al PalaDozza la campagna elettorale per espugnare l’Emilia, ma non tutti i 5570 posti sono occupati. Molti i lombardi. Il leader ammette: “Non c’è il pienone, ma i centri sociali hanno bloccato i pullman. Ora dobbiamo liberare la Regione e tornare al governo”

di BRUNELLA GIOVARA

BOLOGNA – Maglione verde e faccia nera, nel senso dell’arrabbiatura tremenda, roba da perdere qualche chilo dalla tensione nervosa subito e qui, su questo parquet dove si è fatta molta storia ma non quella di Salvini e della Lega, non ieri sera almeno. Svanito l’effettaccio sperato, con il PalaDozza, il “posto” o simbolo o anche tempio della sinistra bolognese oltre che del grande basket, strapieno di bandiere e di gente, e invece non è proprio andata così: la Lega ha faticato a riempire i 5570 posti, e sarà stata anche “colpa dei comunisti che bloccano i nostri pullman”, come spiegava uno del servizio d’ordine del partito, intendendo i 3mila dei centri sociali che fuori manifestavano e si scontravano con la polizia, ma quante poltroncine vuote, e a un certo punto Salvini stesso è sceso a dare istruzioni, come fare infatti con le riprese tv, con quei settori deserti da inquadrare? E uno proponeva “spostiamo la gente? La compattiamo?”.
E poi qualcuno è infine arrivato, ma verso le 20,30, ora ufficiale d’inizio del Grande Evento, ovvero “Basta Pd! L’Emilia Romagna è di tutti”, inizio ufficiale di questa campagna elettorale, riecco Matteo tornare nell’arena e commentare – furibondo, anche peggio – dicendo “è vero, non c’è il pienone, ci sono 10 pullman bloccati da questi delinquenti, e io spero solo che non ci siano agenti contusi…”. Insomma, “colpa degli squadristi rossi…”. Quindi nell’attesa dei famosi pullman mancanti si canta “Romagna mia” a squarciagola, le cose vanno per le lunghe, alle 21 la gente è già stufa ma deve ancora succedere tutto, e nel frattempo gli uomini dell’organizzazione istruiscono cameramen e fotografi interni: “Oh, fate qualche foto con le bandiere, ma solo le nostre. Non quelle di Forza Italia, chiaro?”, ma a ben guardare non se ne vede neanche una. E Fratelli d’Italia, assenti proprio, ieri pomeriggio hanno fatto sapere che il raduno “è una cosa della Lega, noi non c’entriamo”, infatti non sono proprio venuti.

Eppure, nel tardo pomeriggio, quando Salvini è uscito a dire qualcosa giusto per i telegiornali, portandosi appresso la candidata Lucia Borgonzoni che lui definisce “la regina”, con faccia serissima, ha detto “Lucia è la candidata di tutto il centrodestra. E anche di tanti emiliani e bolognesi che si candideranno nelle liste civiche a sostegno di Lucia”. E “sono orgoglioso che la Lega sia protagonista di questa nuova speranza. L’obiettivo è restituire speranza futuro e libertà d’impresa a tutti gli emiliano-romagnoli”. Nel frattempo, a beneficio di chi lo segue su Facebook, aveva lanciato una diretta del dietro le quinte del Grande Evento, con tanto di bacio al santino della madonna di Medjugorje, che ieri sera evidentemente non lo ha ascoltato granché, essendo sfumato l’effetto sognato, qui, nel palazzetto costruito dal sindaco della ricostruzione, Giuseppe Dozza, qui dove Enrico Berlinguer fu scelto per affiancare il vecchio Longo come segretario del Pci, era il congresso del 1969, e pure l’ultimo congresso con Occhetto, era il 1990, quando cambiò tutto.

Ora l’obiettivo è “il cambiamento”, dice Salvini, “un cambiamento a livello locale, però anche un cambiamento a livello nazionale, perché questo è un governo fondato su tasse, sbarchi, manette e povertà”. Bisogna dunque “restituire la libertà all’Emilia Romagna”, e pure “tornare al governo” il prima possibile. Infine si parte, arrivati gli ultimi salvinisti (molti i lombardi, venuti a dare una bella mano a riempire, tra Milano Brescia e Bergamo), ecco salire sul palco il poeta Davide Rondoni, che racconta la terra dei poeti, “e anche del cardinal Biffi e di don Giussani, di cui ero amico”. In platea ex ministri e i governatori Zaia, Solinas, Tesei, Fedriga, e un sindaco come Fabbri, che ha conquistato Ferrara. Parla un imprenditore del settore imballaggi, “e noi imprenditori diciamo no alla plastic tax, e speriamo di avervi tutti al nostro fianco. Voi come noi dovete avere orgoglio per le nostre idee”. C’è orgoglio, qui al PalaDozza? Si è visto di meglio, sarà l’ora tarda, e la musica epica che ha sostituito Vasco Rossi e Lucio Dalla, e pure Lucio Battisti, ma che stordisce i più. “Dobbiamo cambiare questo governo, non è più possibile andare avanti in questo modo”, dice la neo governatrice umbra Tesei, “voglio dire al popolo dell’Emilia Romagna che cambiare si può, noi ci siamo riusciti”. “Dobbiamo liberare anche l’Emilia Romagna, potrete aprire le finestre e respirare l’aria fresca che respiriamo noi in Lombardia”, ha detto un poetico governatore Fontana. E Luca Zaia: “La Borgonzoni diventerà presidente della Regione, e noi governatori porteremo la nostra esperienza. La nostra è che se c’è un posto di lavoro libero, prima lo diamo a un veneto”, e qui ovazioni, anche sul tema sanità, e “dicevano che eravamo folli, ma abbiamo portato a casa le Olimpiadi, noi e la Lombardia”.

Infine, bisogna citare un parapiglia sul caso Bibbiano, evocato dal presentatore Giordano, i leghisti non hanno le idee chiare su quello che è successo, se arrivano a scazzottarsi in pubblico. Ma meno male che c’è Lucia Borgonzoni, che finalmente sale sul palco, “in questa regione adesso ci sono cittadini di serie A e di serie B”, e “nella sanità ci sono liste di attesa di un anno, ma se paghi passi subito”, e avanti così, “noi cambieremo tutto”, lancia anche un piano “per unire con le infrastrutture i due mari, quello Ligure e l’Adriatico, faremo degli accordi, sposteremo i turisti”, così parlò al PalaDozza non pieno, e tantomeno strapieno.

Sorgente: A Bologna Salvini non fa il pieno: “Tutta colpa degli squadristi rossi” | Rep

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