Umbria test chiave per il centrodestra | Rep

24 Settembre 2019 0 Di Luna Rossa

È presto per dire se il vertice di Malta costituirà davvero un punto di svolta, tuttavia Salvini non può non rendersi conto che il clima sta cambiando

Forse è paradossale, ma oggi nella destra chi ha più spirito di iniziativa è Giorgia Meloni, con il suo partito di medie dimensioni. Non a caso guadagna nei sondaggi e si avvicina, pur senza raggiungerla, a quella soglia del 10 per cento che cambierebbe qualcosa nel rapporto con la Lega: già adesso Salvini deve guardare a Fratelli d’Italia come a un partner nel campo “sovranista”, anziché come a un trascurabile vassallo, rifugio di ex missini. Non a caso, la festa di Atreju ha tenuto banco per giorni: aver dato il palco al diavolo, ossia a Conte, è stata un’idea astuta (peraltro FdI non aveva mai sostenuto il premier nella sua precedente incarnazione); e l’invito a Orbán, uomo della destra europea ma pur sempre membro del Partito Popolare e sostenitore di von der Leyen, indica la volontà di non superare una certa soglia nell’ostilità all’Unione.

Il contrario di quanto aveva fatto Salvini prima delle elezioni, con la riunione a Milano di tutti gli estremisti, da Marine Le Pen ai tedeschi di AfD. Una sfida inutile a Parigi e Berlino, senza avere la forza e nemmeno le idee per reggerla. Conclusione, adesso il capo della Lega appare imballato e ripetitivo. È sempre in televisione, come prima, ma non dice nulla di nuovo: replica un copione usurato e spera in cuor suo che il governo giallo-rosso apra tutti i porti, in modo da riprendere la sua predicazione contro l’immigrazione irregolare. Teme poi che il ministro-prefetto ora al Viminale ottenga qualche risultato migliore dei suoi, grazie ai buoni rapporti con Francia e Germania. È presto per dire se il vertice di Malta costituirà davvero un punto di svolta, tuttavia Salvini non può non rendersi conto che il clima sta cambiando. Quindi il repertorio va aggiornato. Certo, i voti, stando ai soliti sondaggi, sono sempre tanti, oltre il 30 per cento. Ma l’esperienza insegna che le percentuali vanno gestite e non congelate.

Dalla sua il leader leghista ha un paio di carte da giocare. La prima è che il centrodestra, Forza Italia compresa, non può frantumarsi proprio adesso. Le regionali sono vicine — in Umbria il 27 ottobre — e l’interesse a restare uniti è evidente. In cambio Salvini deve deporre — lo ha già fatto — l’arroganza con cui trattava Berlusconi e i suoi. Altro che “pieni poteri”: l’ala moderata e filo-europea incarnata nonostante tutto da Forza Italia resta essenziale per le ambizioni destrorse. Peraltro l’amalgama con i sovranisti è difficile, precario. E per Salvini abbandonare l’estremismo verbale e pratico rappresenta una sorta di esame di maturità da superare, una prova fino a oggi fallita. L’Umbria è dunque un passaggio chiave e un’opportunità: la seconda carta da mettere sul tavolo.

Se per la destra espugnare Emilia Romagna e Toscana sembra una missione impossibile, Perugia è a portata di mano. È il primo esperimento 5S-Pd, l’impronta degli scandali locali è ancora fresca, la ricerca del candidato di centrosinistra è stata complessa e alla fine si è risolta con la scelta di un imprenditore noto per le simpatie leghiste: sulla carta la triade della destra può vincere. Viceversa, in caso di sconfitta, Berlusconi potrebbe lasciare che i suoi si accostino a Renzi e a un’ipotesi centrista che per esistere ha bisogno della proporzionale. Salvini lo sa e non sorprende che abbia deciso di litigare in tv con il fondatore di “Italia Viva”, l’uomo al crocevia di troppe combinazioni.

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