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L’arringa di Greta ai Grandi, «Avete rubato i nostri sogni» | il manifesto

Il discorso si Greta Thunberg al «Climate Action Summit»; in basso Antonio Guterres

Non è aria. Al summit Onu sul clima pochi impegni nonostante le preghiere del segretario generale. Arriva anche il negazionista Trump, ma non parla. La «svolta» della Russia: adesione in ritardo a Cop21

Marina Catucci – New York

«Se non cambiamo con urgenza il nostro stile di vita, mettiamo a rischio la nostra vita stessa. Io non ci sarò, ma i miei nipoti si»: così si è espresso Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, aprendo la 74esima Assemblea Generale dell’Onu che ha chiamato Capi di stato e di governo del pianeta a discutere il modo con cui affrontare i cambiamenti climatici. Un summit che nelle intenzioni di Guterres doveva essere una «catapulta, un salto di tutte le nazioni nell’ambizione collettiva» di ridurre le emissioni inquinanti e limitare il riscaldamento globale.

Diversamente da quanto annunciato il negazionista climatico Donald Trump si è presentato al summit, nonostante avesse in programma un’apparizione ad un evento su la libertà di culto che si svolgeva contemporaneamente al vertice sul clima; Trump ha trascorso al vertice circa 15 minuti e non è intervenuto, ha ascoltato le osservazioni del primo ministro indiano Narendra Modi e della cancelliera tedesca Angela Merkel ed è andato via.

IL PRESIDENTE USA è anche arrivato al summit in ritardo, dopo il discorso del segretario generale Guterres, il quale ha anche sottolineato che l’inversione del cambiamento climatico «richiederà trasformazioni fondamentali nella società», come tasse per l’inquinamento» e ribadito «che la scienza ci dice che l’emergenza climatica è una gara che stiamo perdendo, ma possiamo vincerla, non è troppo tardi per porvi rimedio».

Alla fine appena 66 governi, 10 regioni, 102 città, 93 aziende e 12 investitori si sono impegnati per raggiungere le zero emissioni nette di Co2 entro il 2050, obiettivo minimo e vitale per contrastare il cambiamento climatico.

Oltre a ciò 68 Paesi – e questo è stato uno dei segnale forse più importanti – si sono impegnati a rivedere i piani climatici entro il 2020, anno in cui i 195 firmatari dell’accordo di Parigi dovrebbero presentare nuovi impegni; 30 Paesi stanno aderendo ad un’alleanza che promette a partire dal 2020, di fermare la costruzione di centrali a carbone.

L’ALTRO PASSO AVANTI, è stato il formale ok della Russia all’accordo di Parigi. Se Trump non si è espresso, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha infatti dichiarato di aver firmato una risoluzione relativa alla ratifica dell’accordo. «La minaccia del cambiamenti climatici – ha detto Medvedev – può compromettere mettere a rischio lo sviluppo di molti settori chiave, come l’agricoltura, e, soprattutto, la sicurezza della nostra gente che vive sul permafrost».

LA CANCELLIERA TEDESCA Angela Merkel ha promosso un nuovo piano del valore di 60 miliardi di dollari in 10 anni per accelerare il passaggio all’energia pulita. Gran Bretagna, Norvegia, Costa Rica e altri 12 paesi promettono di raggiungere emissioni zero entro il 2050. Collettivamente, le promesse sono un segnale di quanto altri Paesi sono disposti a fare di fronte all’inazione degli Stati Uniti, che è responsabile per la maggior parte delle emissioni di gas serra dall’età industriale.

«Per la maggior parte i leader mondiali non hanno preso gli impegni che era necessario prendere oggi a New York» ha commentato il direttore esecutivo di Greenpeace International, Jennifer Morgan con un intervento simile a quello dell’attivista svedese Greta Thunberg che, rivolgendosi ai Grandi della terra, ha sferrato un duro attacco ai «ladri di futuro». «Venite da noi giovani per la speranza. Come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote», è stata l’arringa della giovane attivista svedese, leader del Fridays for Future, che continua a manifestare per tutta la settimana. Thunberg ha criticato chi continua a parlare della crisi climatica in termini di denaro e crescita economica, e citando oltre 30 anni di studi scientifici, ha continuato: «Dite di capire l’urgenza, ma non voglio crederci, perché se davvero state capendo e nonostante ciò continuate a non agire, allora vuol dire che siete cattivi, e mi rifiuto di crederlo». L’attivista ha dunque giudicato insufficienti gli impegni presi di ridurre le emissioni del 50%: «Il 50% potrà essere accettabile per voi – ha detto Thunberg – ma la mia generazione si sorbirà centinaia di miliardi di tonnellate di CO2 dall’aria, affrontandole con tecnologie che a malapena esistono. Quindi, un rischio del 50% non è accettabile per noi che dobbiamo convivere con le conseguenze».

Poi in un crescendo ha accusato i politici di fingere che i problemi climatici possano essere risolti con soluzioni tecniche e «affari come al solito», aggiungendo, anzi profetizzando, che «non usciranno oggi da qui soluzioni o piani in linea con queste cifre, perché questi numeri sono troppo scomodi e voi non siete ancora abbastanza maturi per dirlo. Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento. Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. E se scegliete di fallire, io vi dico che non vi perdoneremo mai». Delusione condivisa da Greenpeace: «Venerdì abbiamo visto milioni di persone riversarsi per le strade chiarendo che non accetteranno più apatia, scuse e inazione da parte di leader politici deboli incapaci di resistere al potere dell’industria dei combustibili fossili», ha commentato il direttore dell’organizzazione ecologista internazionale, Jennifer Morgan.

Sorgente: ilmanifesto.it

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