Clima, il 30% del Mondo non ha l’acqua potabile e noi ci laviamo le strade

27 Settembre 2019 0 Di Luna Rossa

Acqua potabile nel wc, irrigazioni pubbliche anche quando piove. Invece dentro casa possiamo risparmiare 90 litri al giorno. Ecco come.

Milena Gabanelli e Simona Ravizza sul Corriere della Sera

Uno dei principali effetti dei cambiamenti climatici è l’aggravarsi della scarsità di acqua dolce, che già oggi a livello mondiale coinvolge 2 miliardi di persone.
Quella potabile invece è solo l’1% di tutta l’acqua presente sul Pianeta, e dobbiamo ricordarcelo sempre: non è una risorsa illimitata. Tre persone su dieci, come ribadisce l’ultimo rapporto mondiale delle Nazioni Unite del 2019, sono senza.
Perché l’acqua scarseggia

La quantità d’acqua a disposizione degli abitanti sta calando per effetto della siccità, e per ragioni dipendenti dai comportamenti dell’uomo.

La prima è legata all’uso massiccio di pesticidi, che la inquinano; la secondo allo spreco in agricoltura, che ne utilizza il 70%, e che con sistemi di irrigazione inefficienti sta prosciugando fiumi, laghi e falde sotterranee; la terza è l’aumento della popolazione (fra dieci anni saremo un miliardo in più).
Lo stress delle riserve in Europa

Persino in Europa, che non è un continente arido, le fonti di approvvigionamento idrico rappresentano un fattore di preoccupazione per almeno metà della popolazione. In Italia preleviamo 428 litri a testa al giorno, spesso superiamo la soglia-limite del 20% di indice di sfruttamento idrico: è il rapporto tra la quantità di acqua estratta ogni anno e il totale delle risorse di acqua dolce rinnovabili a lungo termine. Vuol dire che, soprattutto d’estate, stressiamo le riserve.

I consumi in Italia

Il prelievo complessivo annuo è di 9,49 miliardi di metri cubi d’acqua, il volume più alto dell’Unione europea. Poco meno della metà (47,9%) però non arriva ai rubinetti perché le reti di distribuzione sono un colabrodo. Il nostro consumo medio pro capite è di 220 litri al giorno, contro i 122 della Germania, i 128 della Francia e i 137 dell’Austria.

Cosa deve fare un cittadino responsabile

Oltre a scendere in piazza e manifestare come giustamente stanno facendo i giovanissimi del #FridaysForFuture, tutti noi possiamo cominciare ad adottare comportamenti più consapevoli semplicemente cambiando qualche cattiva abitudine quotidiana proprio sul consumo di acqua.

18 litri per lavare i denti

Vediamo quanta acqua buttiamo solo per lavarci i denti secondo le indicazioni del dentista, cioè 2-3 minuti di spazzolata, filo, e risciacquo. Se durante questa operazione lasciamo il rubinetto aperto, se ne vanno dai 12 ai 18 litri. Se lo teniamo chiuso, per riaprirlo solo quando è necessario, basta mezzo litro. Per una doccia di 5 minuti consumiamo in media 90 litri d’acqua. Se invece utilizziamo un soffione a risparmio idrico, ne bastano 40. Rispetto al getto tradizionale possiamo risparmiare fino al 55% (8 litri contro 18 al minuto). La vasca da bagno è molto dispendiosa: richiede dai 100 ai 160 litri. Sarebbe quindi opportuno mettersi a mollo con più parsimonia.

Dal wc alla lavatrice

Le cassette di scarico del wc a doppio tasto fanno consumare 3 litri ogni volta che pigiamo il bottone. Quelle tradizionali ne utilizzano 9 per ogni scarico. Vuol dire che in una giornata – mediamente – si possono non sprecare 36 litri. Una lavastoviglie al giorno per una famiglia di 4 persone consuma 10 litri a lavaggio. L’importante è farla partire solo quando è davvero piena. Lo stesso discorso vale per la lavatrice: di classe A consuma 60 litri a lavaggio, quelle più vecchie ne utilizzano 130. Accortezza anche quando si cucina. Ad esempio lavare la frutta mettendola a mollo e poi sciacquarla, anziché lasciarla sotto al rubinetto aperto, dove se ne vanno 6 litri al minuto. In sostanza con un pò di consapevolezza possono bastare a testa al giorno circa 130 litri, al posto dei 220 che la media nazionale ci attribuisce.

Le colpe degli Enti pubblici

Oltre alle dichiarazioni, governatori e sindaci devono, in base alla normativa del 1999 che riprende la direttiva europea, depurare e riutilizzare le acque reflue. L’Italia è in coda all’Europa: la depurazione avviene solo per il 62,5%, contro il 96,8 della Germania, l’82 della Francia e persino il 93,4 della Grecia.

Non solo le depuriamo poco, ma di queste acque ne usiamo ancora meno: solo il 4%. Anche perché nelle case vecchie non è possibile e la maggior parte dei regolamenti edilizi dei Comuni non prevede l’obbligo di impianti di recupero nemmeno per i nuovi edifici.
Lavaggio strade con acqua potabile e irrigazione anche quando piove

Così di fatto per tirare lo sciacquone del wc usiamo solo acqua potabile. Quasi sempre acqua potabile pure per il lavaggio delle strade e l’irrigazione dei giardini. Qui addirittura si arriva al paradosso di vedere partire gli irrigatori automatici anche quando piove, o appena dopo un’abbondante pioggia. Con depuratori moderni, cisterne di stoccaggio e impianti di recupero nelle case tutto questo non succederebbe. E tantomeno dovremmo saldare le multe salate che l’Europa – giustamente – ci sta infliggendo, sia per il pessimo sistema di depurazione, che ancora lascia scoperta buona parte del Paese, che per i buchi nella rete idrica.

guarda il video cliccando il link sotto riportato

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/fridays-for-future-clima-30percento-mondo-non-ha-acqua-potabile-noi-ci-laviamo-strade/e486ac20-e08d-11e9-88f1-6c41e75d9585-va.shtml

 

 

Sorgente: Corriere della Sera

 

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