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La Lega teme la mano degli Usa. E nella Ue resta a secco di posti | Rep

L’audio sui finanziamenti chiesti a Mosca peggiora l’immagine internazionale del Carroccio, che a Strasburgo non elegge nemmeno un vicepresidente di commissione. Salvini: “Contro di noi razzismo vergognoso”

“Cosa sta succedendo? Perché adesso? Chi mi vuole colpire?” Gli audio diffusi dal sito americano d’informazione BuzzFeed fanno giusto in tempo ad essere pubblicati che Matteo Salvini viene paralizzato dal dubbio. E dalla paura. Qualcosa non gli torna, nella storia della presunta trattativa tra il leghista Gianluca Savoini e uomini di Putin, come racconta chi ha avuto modo di raccogliere sfoghi e inquietanti interrogativi del vicepremier, prima che iniziasse il vertice serale a Palazzo Chigi.

Al capo del Viminale e allo stato maggiore del partito non sfugge affatto la circostanza che il sito sia statunitense e per di più considerato “non ostile” alla Casa Bianca. “I servizi americani possono aver interesse a screditarmi?” Per di più, viene fatto notare, tutto accade a meno di un mese dalla visita a Washington nel corso della quale il leader leghista (era il 17 giugno) ha incontrato il vicepresidente statunitense Mike Pence e il Segretario di Stato Mike Pompeo. L’operazione mediatica indubbiamente mette in cattiva luce la Federazione russa al cospetto della nuova Europa che sta prendendo forma.

Ma è anche un colpo inferto al partito sovranista italiano che tenta di accreditarsi come interlocutore credibile proprio con gli Usa, nel tentativo di affrancarsi dal marchio filo-Putin. Dunque, cosa è accaduto, qualcosa può essere andato storto nel faccia a faccia di un mese fa?, è l’interrogativo. Impegni poi non rispettati? Sull’intervento di supporto in Siria, per esempio? Sul gasdotto da far transitare dalla Puglia? La galassia salviniana in queste ore è una maionese impazzita. “Oppure è opera degli stessi russi? Un segnale?”

Nei capannelli di Montecitorio tra i leghisti non si parla d’altro, ma si brancola nel buio. Più o meno come il loro capo. C’è imbarazzo per la presenza di Savoini alla cena di Villa Madama di giovedì scorso organizzata dalla Presidenza del Consiglio per la visita di Putin a Roma. Nelle foto che immortalano il presidente russo e Salvini si intravede, sullo sfondo, la sagoma del faccendiere. Che ci faceva lì? Invitato da chi? Savoini stesso, in un tweet, si vanta in tempo reale: “Con grande piacere ho partecipato alla cena governativa in onore della visita di Vladimir Putin in Italia”.

In un primo tempo, Salvini non scarica la vecchia conoscenza, si limita a metà giornata a minacciare querele. Ma non chiarisce i suoi rapporti con l’ex portavoce, oggi alla guida dell’associazione Lombardia-Russia. In serata invece, lasciando Chigi, per la prima volta prende le distanze (cedendo in questo alle pressioni dei più fidati tra i suoi): “Io non so la gente con chi parla e perché parla – dice riferendosi all’imprenditore – Rispondo solo di quel che faccio io e il mio movimento. Non abbiamo mai avuto un soldo”. Dunque, querela contro Savoini? “Da segretario della Lega farò tutto quel che devo fare”. La linea difensiva diventa: l’imprenditore ha agito e parlato a titolo personale.

Adesso il vero problema per la Lega sono le ricadute che lo scandalo produrrà in Europa, giusto in questi giorni cruciali di trattativa del governo gialloverde con la nuova Commissione per ottenere un commissario italiano di prima fascia (si punta alla Concorrenza), per di più leghista. Il clima è pessimo. Già ieri il gruppo Salvini-Le Pen a Bruxelles non ha incassato nemmeno una delle due presidenze e delle nove vicepresidenze di commissione parlamentare che sulla carta sarebbero spettate al gruppo sovranista Ue.

“Vergognoso razzismo”, ha definito il leader quella sorta di “cordone sanitario” che popolari e socialisti hanno costruito attorno all’asse di destra italo-francese. Era già accaduto con le vicepresidenze del Parlamento. Per il commissario, la Lega punta ancora su Giancarlo Giorgetti. Ma con quali chances?, si chiedono ora. L’immagine di una ipotetica trattativa con emissari della Russia sotto sanzioni Ue non aiuta.

“Abbiamo dei principi sul rispetto del diritto internazionale e dello Stato di diritto – sottolineava giusto ieri la nuova presidente designata Ursula Von der Leyen – L’Ue deve negoziare con la Russia da una posizione di forza, perché il Cremlino non perdona la debolezza”. I russi, anche per i prossimi cinque anni, non verranno considerati amici di Bruxelles, è il messaggio. Se a qualcuno ancora non fosse chiaro.

Sorgente: La Lega teme la mano degli Usa. E nella Ue resta a secco di posti | Rep

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