La Sinistra va avanti sulla linea fallimentare riformista e parlamentarista-Il Bolscevico

20 Giugno 2019 0 Di ken sharo

Nonostante la batosta salutare presa alle elezioni europee

La Sinistra va avanti sulla linea fallimentare riformista e parlamentarista

Sinistra italiana di Fratoianni spinge per un’allenza col PD

Liberare il campo dai vecchi e “nuovi” imbroglioni politici per unire le masse di sinistra su un progetto rivoluzionario per il socialismo

Domenica 9 giugno si è tenuta al Teatro dei Servi a Roma l’assemblea nazionale de La Sinistra, per fare un bilancio della fallimentare battaglia elettorale alle recenti europee e per decidere se e come dare un seguito alla raccogliticcia alleanza elettorale riformista e trotzkista messa appositamente in piedi ad Aprile, tra il PRC di Maurizio Acerbo e Sinistra Italiana, con l’aggiunta di L’Altra Europa per Tsipras, Convergenza Socialista, Trasform Italia e Partito del Sud.

Un bilancio disastroso, come è stato ammesso un po’ da tutti, perfino con toni di autoflagellazione da rasentare il tragicomico, dato il responso impietoso delle urne che ha severamente punito le illusioni di riuscire a superare il quorum del 4% ed entrare, sia pure dalla porta di servizio, nel parlamento europeo: solo 469.884 voti, neanche la metà di quelli necessari, appena l’1,8% dei voti validi e meno dell’1% del corpo elettorale. Rispetto alle europee del 2014, quando con la lista intitolata al traditore Tsipras i riformisti e trotzkisti italiani coalizzati riuscirono a superare il quorum, sono mancati all’appello 638 mila voti, e addirittura un milione rispetto alle politiche dell’anno scorso.

Da qui il clima generale di sconfitta, depressione e pessimismo che ha dominato durante le cinque ore di lavori e che si è riflesso pesantemente nella quarantina di interventi che si sono succeduti sul palco. Senza con questo riuscire però a fare una seria analisi critica e autocritica dei motivi di questa sonora sconfitta, ma limitandosi a esprimere rammarico e autocommiserazione per non essere riusciti ad attrarre il voto degli elettori di sinistra, attribuendone generalmente le cause al “voto utile” al PD e al non essere stati capaci di “comunicare” con loro, restando così “schiacciati tra i nazionalisti e i neoliberisti”, cioè tra la Lega e il PD.

La Sinistra e il fantasma dell’astensionismo

Nessuno ha posto invece la questione dell’astensionismo, e in particolare dell’astensionismo di sinistra, come se questo elemento, che in questa consultazione è più che mai tangibile e determinante per la comprensione dei risultati elettorali, non fosse neanche da prendere in considerazione. Se l’avessero fatto avrebbero dovuto ammettere che i tanti elettori di sinistra delusi dal PD e ora anche dai Cinquestelle, hanno preferito astenersi non avendo minimamente creduto ad una forza “alternativa” che in nulla si distingue dal PD liberale e filo UE, se non nella fraseologia di “sinistra” che proponeva un’illusoria riforma “antiliberista” dell’Unione europea capitalista e imperialista. E che per di più è composta da vecchi imbroglioni e carrieristi politici che hanno sempre intrallazzato col PD nelle giunte locali, nei governi di “centro-sinistra” e nelle sue liste elettorali.

Si sono “autocriticati” solo per non aver saputo comunicare agli elettori il loro programma, ritenuto ancora valido come base per “ripartire”. Non gli è passato nemmeno per la testa che è proprio quel programma riformista e velleitario che è stato rifiutato dagli elettori di sinistra disgustati dalla politica neoliberista, antipopolare e imperialista europea. Quel programma non di opposizione totale e di principio per la sua distruzione e per una nuova Europa socialista, bensì di “democratizzazione” e “umanizzazione” solidaristica e popolare della UE capitalista e imperialista: in definitiva di sua copertura a sinistra per la sua sopravvivenza. Quelle elettrici e quegli elettori non si sono fatti ingannare però neanche dalla demagogia nazionalista e “populista” di Salvini e Di Maio, e hanno scelto giustamente di astenersi delegittimando le istituzioni europee e chi le vorrebbe riformare da destra e da “sinistra”.

Il disimpegno di SI e il rilancio del PRC

Chiamata a decidere di cosa fare de La Sinistra dopo la disfatta elettorale, se continuare l’esperimento per “occupare” (o “creare”, perché attualmente non esiste, su questo punto la confusione è stata massima) uno “spazio alternativo tra i liberisti del PD e la destra nazionalista guidata da Salvini”, oppure sciogliersi e magari confluire alla spicciolata nel campo del PD (cosa già in atto nella pratica con i ballottaggi in molti comuni), l’assemblea ha optato in generale per la prosecuzione dell’alleanza. Non così Sinistra Italiana, che con il suo segretario dimissionario Nicola Fratoianni (ex PRC e SEL di Vendola) ha lasciato intendere di pensare ormai alla seconda strada, cioè l’alleanza col PD. E lo ha fatto accentuando con toni drammatici la debacle elettorale, definita “non un incidente di percorso ma una sconfitta pesantissima”, e mettendo perfino in dubbio che esista “un popolo di sinistra che non è rappresentato”: “Questo è il tempo del realismo”, ha detto infatti Fratoianni, aggiungendo che “c’è una domanda di sinistra, ma c’è l’offerta? Ci chiedono cosa state facendo per sconfiggere la destra. La risposta non è ‘avanti compagni’, è cercare alleanze”.

Quanto agli altri, in particolare i candidati e i delegati del PRC, il voler proseguire con La Sinistra significa essenzialmente proseguire nella linea fallimentare riformista e parlamentarista, nonostante la salutare batosta subita alle europee, trasformando ciò che eventualmente ne resterà in piedi in un nuovo contenitore per includervi quante più frange possibile alla sinistra del PD, ma anche dai movimenti dei Verdi, delle femministe e dei pacifisti: creare “una nostra Epinay”, come hanno proposto infatti Vincenzo Vita e Alfonso Gianni, rifacendosi addirittura all’esempio del socialista francese Mitterrand, che al congresso di Epinay del 1971 lanciò un’operazione simile in vista delle sua futura elezione alla presidenza. E come ha fatto Paolo Ferrero, per il quale “indietro non si torna” e occorre fare de La Sinistra, che non è sufficiente, “il luogo della costruzione di uno spazio politico”: per una “sinistra più larga rispetto a noi”, perché “la sinistra è fuori di sé”, ha spiegato.

“Studiare il senso comune” e “camminare domandando”

Un altro imbroglio elettorale per carpire i voti dei sinceri anticapitalisti e fautori del socialismo in primis, ma anche dei vari movimenti antagonisti e per i diritti civili, e tenerli impantanati nel riformismo e nel parlamentarismo, insomma. E con quali mezzi? Magari anche imparando dalla stessa destra nazionalista (mai chiamata col suo nome, cioè fascista e razzista) e scendendo di più sul “terreno dell’utilità”: come ha detto l’ex europarlamentare del PRC non rieletta, Eleonora Forenza, secondo la quale anche “assemblee come queste non parlano alle persone” e occorre “studiare come si forma il senso comune”. E come ha detto anche Maurizio Acerbo, per il quale bisognerebbe addirittura “imparare da chi le cose le sa fare bene, Salvini”: “Dobbiamo riuscire a fare altrettanto imponendo altre agende”, ha detto il segretario di Rifondazione, aggiungendo che occorre “farla finita con la raffigurazione fascismo-antifascismo”, perché “contano di più i problemi concreti della gente”; e concludendo da buon trotzkista col motto zapatista (e bertinottiano) che per andare avanti occorre “camminare domandando”.

Quella del rifiuto della contrapposizione fascismo-antifascismo è stata in effetti una costante di molti interventi, tra cui quelli di Corradino Mineo (ex senatore PD) e di Roberto Musacchio, per i quali il fronte antifascista per combattere “il nazionalismo” è da escludere perché comporterebbe necessariamente l’alleanza col PD. Ma questo non può essere usato come un comodo alibi per nascondere l’esistenza del problema che il fascismo esiste, che esso è incarnato nel governo fascista e razzista Salvini-Di Maio, e che è una realtà con cui bisogna fare i conti.

Invece nessuno dei partecipanti all’assemblea romana ha mai nemmeno nominato il governo dei fascisti del XXI secolo guidati dal ducetto Salvini, che aspira a diventare il nuovo duce d’Italia, né tanto meno ha chiamato a unire tutte le forze politiche, sindacali, sociali, culturali e religiose antifasciste per abbatterlo. Al massimo ci si è limitati a proporre la ricetta della Direzione nazionale del PRC del 4 giugno, cioè della patrimoniale e dell’opposizione alla flat-tax e all’autonomia differenziata leghiste, con l’aggiunta del tema dell’ambiente e dei diritti delle donne e dei migranti, ma come lotte del tutto slegate da una lotta più generale per abbattere il governo nero fascista e razzista Lega-M5S.

Men che meno è stato neanche lontanamente accennato alla lotta per l’abbattimento del capitalismo e per dare tutto il potere al proletariato e conquistare il socialismo, che è la vera questione che sta alla base di tutto. Da parte di questi vecchi e “nuovi” imbroglioni politici si pensa solo a sopravvivere, vivacchiando alle spalle dei movimenti sociali e di lotta e cercando di rappattumarsi il più possibile in vista delle prossime elezioni politiche, anticipate o meno che siano.

Creare una nuova situazione storica, politica e organizzativa

Con questi imbroglioni non si va da nessuna parte, tranne che da un fallimento all’altro, perdendo completamente la via maestra della lotta al capitalismo e per il socialismo e restando sempre più impantanati nel riformismo, nell’elettoralismo e nel parlamentarismo fini a sé stessi, come la pratica ha ormai dimostrato più che a sufficienza. Meglio perciò liberare il campo dalla loro mortifera presenza e creare come ha indicato il Segretario generale del PMLI nell’Editoriale per il 42° anniversario della sua fondazione, caduto lo scorso 9 Aprile – “una nuova situazione storica, politica e organizzativa che tagli fuori tutti i partiti, i leader e i politicanti che sostengono, in un modo o in un altro, questo regime e che si faccia carico di costruire una mentalità, un comportamento, una mobilitazione e un’alleanza rivoluzionarie tra tutte le forze e i singoli combattenti che ambiscono a una nuova società”.

Occorre in altre parole unire le masse di sinistra sulla base di un progetto rivoluzionario che ha come mèta finale l’abbattimento del potere della borghesia e la conquista del potere politico da parte del proletariato, per liberare l’Italia dal capitalismo e instaurare il socialismo. Per far questo occorre oggi far riacquistare al proletariato la coscienza, che gli è stata fatta perdere dai rinnegati e riformisti, di essere la classe generale capace di guidare le masse popolari a realizzare tale progetto. E questo è l’obiettivo più urgente che indichiamo ai sinceri anticapitalisti e fautori del socialismo di realizzare insieme nel nostro Partito, una volta presa coscienza e liberatisi dalla nefasta influenza dei vecchi e “nuovi” imbroglioni politici.

(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n. 24/2019)

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