Il rush finale per le Amministrative in Sardegna diventa pepato. Due denunce in due giorni infuocano il clima soprattutto a Cagliari dove ha sede la massima Assemblea, rinnovata dopo la vittoria alle Regionali del centrodestra a guida sardo-leghista. A lanciarle su Facebook è stato Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari e da marzo leader dell’opposizione di centrosinistra in Regione.

LA BATTAGLIA “GRILLINA” DI ZEDDA

Si tratta delle bozze delle prime due proposte di legge firmate e presentate ai capigruppo dal presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais. La prima ripristina i vitalizi ribattezzati «indennità differite», ossia la rendita a vita che spettava a ogni consigliere, anche a chi non completava la legislatura.

La seconda – ed è freschissima – ripristina i fondi ai gruppi: i soldi, parliamo di milioni di euro in totale, a disposizione per le spese istituzionali. Quelle stesse spese (riguardanti la consiliatura 2004-2009 e la successiva) che erano diventate “pazze” finendo al centro di due lunghe inchieste giudiziarie per peculato aggravato che hanno coinvolto circa 90 consiglieri (tra assolti, imputati e condannati) con il caso mediatico di Francesca Barracciu.

I TAGLI E IL REFERENDUM ANTI-CASTA

Lo scandalo delle spese pazze per bombole del gas, vacanze, pranzi, parrucchieri, auto, penne Mont Blanc e quadri antichi aveva portato a una sorta di repulisti: vennero tagliati il numero dei consiglieri (passati da 80 a 60), i vitalizi, i fondi ai gruppi e pure le indennità. Queste ultime divennero anche oggetto di un quesito del referendum consultivo del 2012, ribattezzato non a caso “anti-casta“. Il risultato, scontato, è stato però attuato solo in parte. E ogni tanto si assiste a un ritorno di fiamma.

VITALIZI, A VOLTE RITORNANO

Ma partiamo dalla prima denuncia, portata avanti a gran forza e in autonomia pure dalla capogruppo del M5s, Desirè Manca. Una prova pratica dell’apertura ai pentastellati che lo stesso Zedda aveva lanciato a sorpresa all’indomani della sconfitta e dell’ennesima rottura, questa volta locale, tra alleati di governo. La Lega infatti ha rinviato le accuse al mittente: la proposta di legge sul ripristino dei vitalizi non è altro che il «doveroso adeguamento della Regione in materia di contenimento della spesa pubblica attraverso la riduzione dei vitalizi assegnati agli ex consiglieri, contenuto nella legge di bilancio dello Stato». Un adeguamento a una norma nazionale, da approvare con urgenza entro il 30 giugno secondo il principio di «equità sociale» rivendicato da Pais.

Michele Pais, presidente leghista del Consiglio regionale sardo.© Fornito da News 3.0 S.P.A. Michele Pais, presidente leghista del Consiglio regionale sardo.

L’AUMENTO DELLA SPESA PUBBLICA

Dietro, secondo la ricostruzione di Zedda, c’è invece la reintroduzione di quella pensione a vita che era stata cancellata in Sardegna per gli eletti dal 2014 in poi. Se passasse, la proposta, sempre secondo l’ex sindaco di Cagliari, porterebbe per il 2019 a un aumento della spesa pubblica pari a 1 milione e 100 mila euro circa, quasi 6 milioni (5.749,920) per i cinque anni di consiliatura.

 

LA GIRANDOLA DI REAZIONI

Insomma in cima alle priorità della maggioranza leghista-sardista-forzista non ci sarebbero i pastori, i portuali di Cagliari su cui pende il licenziamento, e nemmeno lo sviluppo economico della Regione. Ma solo la vecchia Casta. Dopo il post di Zedda è partito un rosario di distinguo: prima la dichiarazione a favore della proposta dei consiglieri Pd, poi il passo indietro del segretario regionale dem, Emanuele Cani. Addirittura gli stessi leghisti dicono di non volere indietro quella buona rendita. L’attacco di Zedda era diretto anche al candidato di centrodestra a Cagliari, Paolo Truzzu (Fdi) che a stretto giro ha replicato: «Non ho firmato nulla». Aggiungendo di aver bloccato già nella scorsa legislatura una legge simile che avrebbe triplicato l’assegno di fine mandato e sottolineando come la proposta avanzata da Pais avrebbe puntato a tagliare i vitalizi dei beneficiari resistenti (tutelati da una sentenza della Corte costituzionale quale diritto intoccabile) con un risparmio di 3 milioni l’anno. Insomma per Truzzu si tratta solo di una «strumentalizzazione». Lunedì il testo dovrebbe iniziare il suo iter in commissione.

 

TAGLI E BABY PENSIONI

In Sardegna a ricevere ancora il vitalizio, ereditabile, sono circa in 300 per una media di circa 3-4 mila euro al mese, ma anche assegni più bassi visto che bastavano due anni e sei mesi di mandato per averne diritto e senza nessuna soglia di età. Nel 2014 il taglio sull’Isola ha ricalcato quello delle altre regioni (attuato tra il 2012 e 2013, alcune hanno poi introdotto un contributo di solidarietà). Le forbici sono arrivate: per le indennità di carica, dai 9.263 euro lordi ai 6.600, per le spese di esercizio mandato, con un tetto fissato a 3.850 euro cancellando così diaria, spese di segreteria e rappresentanza, i famosi fondi ai gruppi; per le indennità di funzione ridotte di 1.500 euro per il presidente del Consiglio e via via per le altre cariche. Niente rimborsi chilometrici, niente spese di aggiornamento o per supporti tecnologici. Così dichiarava Claudia Lombardo, l’allora presidente dell’Aula (Forza Italia): «Sono molto soddisfatta, in oltre 60 anni non si era mai vista un’azione di razionalizzazione delle spese come questa. Lasceremo un segno positivo». I tagli ai vitalizi però non riguardavano i consiglieri uscenti. Così, per ironia della sorte, proprio Lombardo è uscita a 41 anni con 5 mila euro al mese. Stesso importo per Andrea Biancareddu (Udc), all’epoca 48enne.

Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari e consigliere regionale.© Fornito da News 3.0 S.P.A. Massimo Zedda, ex sindaco di Cagliari e consigliere regionale.

IL RITORNO DEL “BANCOMAT” AI GRUPPI

La seconda proposta di legge finita a stretto giro nel mirino di Zedda è il ripristino «dei famigerati fondi ai gruppi». Una marcia indietro che l’ex primo cittadino cagliaritano quantifica nel dettaglio: «60.000 euro circa a consigliere per 60 consiglieri, ogni anno, per 5 anni. Totale per la legislatura? 18 milioni di euro. Sommati ai vitalizi? Quasi 24 milioni di aumento di costi della politica». «Prima i sardi e la Sardegna? No! Prima gli onorevoli!», ironizza Zedda facendo il verso allo slogan salviniano. Ora, spiega, «i gruppi si avvalgono di dipendenti pubblici che lavorano in comando in Consiglio per contenere la spesa pubblica. Si tratta di personale che ha superato un concorso pubblico e che, per la durata della legislatura viene pagato dal Consiglio regionale e non dall’ente di provenienza». Invece, se passasse la nuova legge «si introdurrebbe la possibilità di attivare contratti di diritto privato per assumere collaboratori, aprendo un conto corrente nel quale far confluire le risorse». Una svolta che ha tutta l’aria di non essere a costo zero, come scritto nella bozza.