“Così morì Khashoggi”: l’Onu accusa l’Arabia Saudita | Rep

20 Giugno 2019 0 Di Luna Rossa

La prima indagine indipendente sull’omicidio del giornalista attacca il principe Mohammed bin Salman. Secondo il rapporto ci sono “prove credibili” di un suo coinvolgimento. Riad nega: “Accuse infondate”

di Francesca Caferri

Mohammed Bin Salman dovrebbe essere posto al centro di un’indagine internazionale per l’omicidio di Jamal Khashoggi: una serie di «prove credibili» rendono necessaria un’inchiesta sul ruolo che il principe ereditario e altri alti funzionari sauditi hanno avuto nel delitto. È questa la conclusione del rapporto delle Nazioni Unite sulla morte del giornalista avvenuta il 2 ottobre scorso nel consolato saudita di Istanbul. Ricche di dettagli, trascrizioni audio, particolari sulla vita privata della vittima, le cento pagine dell’analisi presentate ieri dalla special rapporteur Agnes Callamard rappresentano la prima ricostruzione indipendente e la più accurata del delitto che ha precipitato il regno saudita in una crisi diplomatica senza precedenti e definiscono la morte del giornalista «un crimine internazionale».

«Non ci sono conclusioni sui colpevoli. Ma è nostra convinzione – scrive Callamard – che il signor Khashoggi sia stato vittima di una esecuzione premeditata e deliberata, di un omicidio extragiudiziale per la quale l’Arabia Saudita è responsabile di fronte alla norme umanitarie internazionali». Su Twitter il ministro di Stato saudita per gli Affari Esteri, Adel al-Jubeir ha respinto ogni accusa: «il rapporto contiene contraddizioni e accuse infondate che ne mettono in dubbio la credibilità».

Gli audio
Callamard ha potuto ascoltare 45 minuti delle 7 ore di audio che le autorità turche hanno in mano sul delitto. Tredici minuti prima dell’arrivo del giornalista, all’interno del consolato il capo del commando Maher Mutreb, uomo della sicurezza di MBS, discute con l’anatomopatologo Salah Tubaigy: «Sarà possibile mettere il torso in una borsa?». «No troppo pesante», risponde il medico. Che prosegue: «Spero che non sarà difficile. Le articolazioni saranno smembrate. Questo non è difficile. È la prima volta che taglio su un pavimento. Ma se portiamo buste di plastica e lo tagliamo in pezzi, finiremo». Pochi minuti dopo Mutreb chiede se «l’agnello sacrificale» è arrivato.
Gli ultimi minuti
Poco dopo Khashoggi arriva. Riconosce gli agenti, e loro gli annunciano che sono lì per riportarlo a Riad: «C’è un mandato Interpol contro di lei». «Non è vero. Non potete farlo. Mi aspettano fuori», risponde il giornalista. Segue il tentativo di costringerlo a mandare un messaggio di rassicurazioni al figlio, poi le minacce: «Tagliamola qui, signor Khashoggi. Scriva questo messaggio. Ci aiuti a far finire bene questa storia». «Cosa devo dirgli? Non posso dirgli che mi state rapendo, giusto», dice Khashoggi. Poi vede un asciugamano, e domanda se intendano narcotizzarlo: subito dopo si ascoltano rumori di lotta, qualcuno parla di una siringa, si sente ansimare. Khashoggi, scrive il rapporto, viene narcotizzato e soffocato con una busta di plastica in testa dieci minuti dopo il suo ingresso al consolato. Segue il rumore di colpi secchi, che potrebbero essere tagli, e poi di quella che i turchi definiscono una sega, ma che l’Onu non è in grado di identificare come tale.
La copertura
Callamard evidenzia i tentativi di copertura sauditi: un commando inviato nel consolato per ripulirlo dalle cimici due giorni prima del delitto. Il viaggio in tutta fretta di funzionari della sicurezza da Istanbul a Riad poche ore dopo la prima visita di Khashoggi: «È uno dei ricercati», dice uno degli uomini al telefono. L’uso di un sosia per tentare di far perdere le tracce del giornalista. E infine quello che accade nei giorni successivi all’omicidio: «Abbiamo prove credibili del fatto che la scena del delitto sia stata pulita in maniera approfondita e con metodi forensi», si legge nel rapporto.
La catena di comando
Sulle responsabilità “politiche” del delitto il report dice: «Il governo saudita sostiene che le risorse per questo delitto sono state stanziate da Ahmed Asiri (numero due dei servizi segreti, ndr), ma ogni esperto consultato trova inconcepibile che un’operazione di questa portata possa essere stata messa a punto senza che il principe ereditario fosse come minimo al corrente che qualche tipo di missione di natura criminale contro il signor Khashoggi era stata lanciata».
Il processo
Callamard sottolinea come tutto l’iter giudiziario che circonda la morte di Khashoggi sia poco credibile: in Turchia come in Arabia Saudita. «Entrambe le inchieste non hanno rispettato gli standard internazionali». Il cambio di versioni da parte di Riad, il rifiuto di far assistere al processo osservatori internazionali non vincolati al silenzio e quello di rendere pubbliche le accuse per ogni imputato portano la rappresentante Onu a chiedere la cancellazione del procedimento in corso a Riad e nuove indagini indipendenti.

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