Carola Rackete temeva suicidi sulla Sea Watch

30 Giugno 2019 0 Di ken sharo

«Erano iniziati atti di autolesionismo tra i migranti. Temevo si arrivasse ai suicidi», «non è stato un atto di violenza. Solo di disobbedienza. Ma ho sbagliato la manovra». Lo racconta, in un colloquio con il Corriere della Sera attraverso i suoi legali, la Capitana 31enne della Sea Watch 3, Carola Rackete, arrestata dalla Guardia di Finanza all’alba del 29 giugno. È ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni, ma tramite gli avvocati ricostruisce i motivi che l’hanno indotta a forzare il blocco e la dinamica dell’urto alla motovedetta della Guardia di Finanza. «La situazione era disperata», spiega Rackete, «e il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura», «da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio», ma «mai, mai, mai nessuno deve pensare che io abbia voluto speronare la motovedetta della Finanza», «ho compiuto un errore di valutazione nell’avvicinamento alla banchina». «Non potevo continuare a rischiare che andassero avanti gli atti autolesionistici. Però ho tentato di avvertire», spiega, «ho chiamato più volte il porto, ma nessuno parlava inglese. Però ho comunicato che noi stavamo arrivando».

DELRIO: «IL PD NON CERCA EROI»

Sulla nave con Carola Rackete erano saliti anche alcuni parlamentari del Partito democratico, come il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, che ha parlato di quegli ultimi giorni a bordo in un’intervista a Repubblica. «Qui la questione non è stare o non stare dalla parte della comandante della Sea-Watch: il Pd non è in cerca di eroi. Su quella nave c’era in ballo qualcosa di più importante: la difesa dei diritti umani». Un azione, quella di salire a bordo, che gli è costata, dice, «valanghe di messaggi di odio istigato da Salvini». E ribatte alle accuse del ministro dell’Interno: «È una prerogativa dei parlamentari, anche in funzione di riequilibrio del potere esecutivo, fare atti ispettivi come per esempio nelle carceri. E nei due giorni e mezzo trascorsi sulla nave abbiamo lavorato perché non ci fossero forzature rispetto alla legge». Per Delrio «il comandante è responsabile dell’incolumità dei suoi passeggeri. I migranti venivano da un naufragio e da settimane in mare. Solo chi stava male sbarcava e alcuni volevano fare gesti di autolesionismo pur di scendere», spiega.

ORFINI: «AVREI AGITO COME LA CAPITANA»

Anche il parlamentare del Pd Matteo Orfini era salito a bordo della SeaWatch. E, intervistato dalla Stampa, ha detto che si sarebbe comportato come la Capitana Rackete. «In quel momento ho pensato: sei fossi io al suo posto, agirei esattamente come lei. Veniva da giorni di presa in giro e noi stessi ci eravamo spesi e ottenuto impegni da parte del governo: se c’è un accordo, scendono in cinque minuti. Lo stato a bordo era diventato insopportabile, per un atteggiamento del governo che non saprei definire altrimenti: agghiacciante. A freddo ho ripensato a quel momento. E mi sono dato la stessa risposta».

Sorgente: Carola Rackete temeva suicidi sulla Sea Watch

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