Si è riaccesa la lotta politica e la mobilitazione di piazza sul tema del diritto all’aborto in Argentina, dove milioni di donne, a partire dalle più giovani, si sono mobilitate per rivendicare il loro diritto alla salute e dunque anche alla possibilità di abortire legalmente in ospedale, cosa negata dalla legge argentina. Lo scorso 28 maggio, dopo la sconfitta del precedente ciclo di lotta, è stato presentato in parlamento un progetto di legge in materia di interruzione volontaria della gravidanza.
Lo stesso giorno, in numerose piazze in Argentina e nel mondo, si sono tenuti cortei, dimostrazioni e pañuelazos al grido di “Que sea ley!” [“Che sia legge!”] per sostenere la presentazione del nuovo progetto.


Il nuovo progetto di legge sull’aborto integra alcune novità come l’inclusione nel Piano Medico Obbligatorio e l’eliminazione dell’obiezione di coscienza, l’accesso all’informazione, i diritti alla Educazione Sessuale Integrale e la penalizzazione a chiunque ritardi ingiustificatamente la sua realizzazione.

Il 28 maggio, la Campagna nazionale per il diritto all’aborto presenta per l’ottava volta la proposta di interruzione volontaria di gravidanza, che cerca di conquistare l’aborto legale, libero, sicuro e gratuito e porre fine alla criminalizzazione e alle pratiche clandestine.

Il fenomeno della marea verde e la mobilitazione nelle strade di centinaia di migliaia di donne in tutto il paese, sono stati fondamentali per strappare al Congresso la mezza approvazione dello scorso anno. Alla fine, però, è stata respinta al Senato per l’influenza dei vertici della chiesa cattolica e dei settori conservatori, alleati del governo, e dell’opposizione del Partido Justicialista, soffocando la voce di milioni di manifestanti in tutto il paese.

Cosa dice il nuovo progetto?

Il progetto aggiornato contiene 20 articoli, qualcuno in più rispetto alla proposta che ha ottenuto la mezza approvazione l’anno scorso. Tra le differenze vi sono l’ eliminazione dell’obiezione di coscienza e l’estensione delle settimane che permettono la pratica in situazioni di malformazione fetale, aggiungendo al contempo servizi di consulenza che devono essere inclusi nel piano medico obbligatorio e forniti da tutte le strutture sanitarie.

Nel titolo I, primo capitolo, definisce l’interruzione volontaria di gravidanza come un diritto umano che appartiene a tutte le donne e le persone in stato di gravidanza, e che deve deve essere garantita “a prescindere dalla nazionalità, origine, condizioni di transito e/o stato di residenza/cittadinanza” secondo i trattati internazionali ratificati dall’Argentina.

Il sistema dei limiti di tempo a seconda dei fattori presenta alcune modifiche, in tutti i casi questo diritto è consentito fino alla quattordicesima settimana inclusa. I motivi che non riconoscono nessun termine stabilito sono casi di stupro o rischio per la vita o per la salute complessiva, definita come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In questo modo include l’interpretazione elaborata della Corte Suprema argentina, un progresso che si differenzia dalla formulazione fatta dal progetto di riforma del Codice penale su questo terreno.

La casistica dedicata alla “malformazione fetale” è stata eliminata, a seguito di una consultazione con le organizzazioni che lavorano sui diritti delle persone con disabilità.

L’aspetto più innovativo del nuovo progetto potrebbe essere l’eliminazione dell’obiezione di coscienza. Nell’articolo 6 si afferma che “in nessun caso devono avere un peso le considerazioni personali, religiose o morali degli operatori sanitari o di terzi”. Nella proposta che giunse al voto, ciò è stato argomento di discussione, dal momento che le strutture sanitarie potevano sostenere questa obiezione a scapito del diritto alla salute di tutte le persone in stato di gravidanza che vogliano accedere all’interruzione volontaria di gravidanza.

Ciò si ripercuote sulle istituzioni e sui professionisti interessati che non hanno eseguito persino pratiche regolamentate, come nel processo Cipoletti, in cui un medico è stato dichiarato colpevole per aver negato la pratica di un aborto non punibile. Nell’articolo precedente a questo, il progetto riafferma che tutte le strutture devono garantire l’interruzione senza previa autorizzazione giudiziaria.

L’altra novità è l’aggiunta del diritto di accesso alle informazioni, da parte di qualsiasi persona che decida di sottoporsi a questa pratica, e ai vari servizi di consulenza che devono essere resi obbligatori dal Piano Medico Obbligatorio e da tutte le strutture. In questo modo lo Stato dovrà fornire una copertura completa del trattamento, così che sia gratuito nell’ambito del sistema sanitario pubblico.

Il progetto aggiunge inoltre che “Le informazioni fornite devono essere obiettive, pertinenti, precise, affidabili, accessibili, scientifiche, aggiornate e laiche, in modo da garantire alla persona la piena comprensione”. Contempla interpreti per le persone che non capiscono la lingua o la forma di comunicazione, così come i mezzi accessibili alle persone con disabilità.

D’altra parte, nel Capitolo III – Politiche per la salute sessuale e riproduttiva -, si aggiungono diritti basilari ed articoli rispetto alla Legge sulla Educazione Sessuale Integrale e sui diritti sessuali e riproduttivi.

Infine, propone emendamenti al codice penale che riaffermano la depenalizzazione per coloro che praticano l’interruzione e penalizzano invece coloro che ritardano il termine di 14 settimane in modo ingiustificato o rifiutano di eseguire questa pratica. Questo potrebbe essere applicato in casi come quello del medico di Cipoletti , o nel rifiuto a Jujuy e Tucumán a interrompere in caso di stupro.

Nuove sfide per conquistare tutti i nostri diritti

In un paese governato dal regime del FMI, la povertà che colpisce soprattutto le donne si aggrava, e in tal modo l’accesso delle giovani e delle povere, che sono quelle che maggiormente muoiono per aborto clandestino, alla salute, all’istruzione, o all’aborto legale, sarà ancora più difficile. Il pagamento del debito estero e dei piani di tagli possono solo implicare condizioni di vita peggiori per le lavoratrici e le giovani.

Nell’anno delle elezioni, a poche settimane dalla presentazione delle liste, quasi tutti i blocchi elettorali sono attraversati da contraddizioni rispetto a questo diritto: posizioni a favore e contro in tutte le liste, con l’eccezione del Frente de Izquierda che ha mantenuto il sostegno al progetto per le strade e in parlamento, dai suoi candidati alla presidenza a quelli a deputato e consigliere. Il resto dei partiti presenti in parlamento, dal partito di governo dell’UCR-PRO all’opposizione del PJ, kirchnerismo compreso (sinistra riformista borghese argentina, ndt) hanno voluto mantenere saldi i propri legami con i vertici della Chiesa.

Come si ricorderà, fu proprio Cristina Fernández de Kirchner a invitare, nello stesso momento in cui il voto andò contro il nostro diritto di decidere, a “non arrabbiarsi con la Chiesa” e a unire gli interessi che rappresentano i pañuelos verdi, con quelli che cercano di imporre i cosiddetti “celesti” [il movimento anti-aborto è caratterizzato in Argentina dal colore celeste, ndt].

Mentre la maggior parte dei partiti di governo alleano le loro liste sperando di vincere alle urne, la necessità di una discussione immediata del progetto viene posticipata perché le nostre vite, per loro, non sono una priorità. Da quella volta continuiamo a pagare con le nostre vite, con le conseguenze della clandestinità. Ma le gerarchie delle chiese non hanno perso un minuto: dal momento del rifiuto al Senato cercano di avanzare contro l’Educazione Sessuale Integrale (ESI) e l’”ideologia gender” – come dicono i settori più reazionari. Governatori come quelli di Manzur a Tucumán si mettono di traverso contro i diritti già ottenuti come applicazione della Interruzione Legale di Gravidanza (ILE) in caso di stupro.

Anche di recente, è stato presentato un progetto di riforma del codice penale che va contro le richieste del movimento delle donne, perché impone ancora più criminalizzazione.

Ecco perché oggi più che mai è necessario che il movimento delle donne, agendo in modo indipendente da questi partiti, sia una forza inarrestabile per le strade, come abbiamo saputo fare e andare, per di più, contro il FMI e la Chiesa, essere chiari sulla necessità di non sganciare né un peso né un dollaro per pagare un debito che non è nostro, e chiedere la separazione della Chiesa e dello Stato con i nostri pañuelos arancioni. Nicolás del Caño, deputato e Nathalia González Seligra, accanto al legislatore di Buenos Aires Myriam Bregman e Patricio Del Corro PTS nel Frente de Izquierda invitano ad essere migliaia nelle strade , davanti al Congresso e nelle piazze convocate nel paese, il prossimo 28 sostenendo la presentazione del progetto.

Adriana Bilbao

Evelin Cano

Traduzione di Ilaria C. da La Izquierda Diario