Tria cancella gli 80 euro di Renzi: «Decreto famiglia senza coperture» | Il Mattino

Tria cancella gli 80 euro di Renzi: «Decreto famiglia senza coperture» | Il Mattino

21 Maggio 2019 0 Di Luna Rossa

Gli 80 euro di Renzi tornano in bilico. «Nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti. Tecnicamente è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male», ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria parlando ad Agorà degli 80 euro che – ha ricordato – sono stati adottati dall’ex premier Renzi spendendo 10 miliardi poco prima delle precedenti elezioni europee.

Parlando delle coperture del decreto famiglia che «per ora non sono state individuate», Tria ha spiegato che il provvedimento è stato rinviato.​ «Non sappiamo cosa sia questo miliardo. Se si spenderà meno di quanto preventivato (per il reddito di cittadinanza, ndr) si saprà a fine anno e non adesso. È inoltre chiaro che queste spese non possono essere portate all’anno successivo».

Quanto alla flat tax «si può fare facendo delle scelte conseguenti dal lato della spesa. La flat tax di per sé è un termine molto generico, bisogna vedere come è disegnata, qual è il percorso che verrà seguito per fare questa riforma fiscale». «È chiaro che c’è un percorso che bisogna fare, non potrà essere fatta tutta insieme e questo si deciderà. C’è un bilancio da considerare, se di diminuiscono le tasse nel loro complesso evidentemente si deve contenere la spesa», ha aggiunto.

Immediata la replica M5S: «È curioso che Tria parli di assenza di coperture quando il miliardo è stato certificato anche dal presidente Inps, e ammetta poi candidamente che la Flat tax così come proposta si potrebbe invece fare, quando le coperture secondo i tecnici superano i 30 miliardi. Tra l’altro è lui il ministro dell’economia, il 1 miliardo per le famiglie lo abbiamo trovato noi e se non ha capito gli possiamo spiegare come».


«Il deficit – ha proseguito Tria – non è una decisione autonoma dai mercati, perché significa prendere denaro a prestito» e «il problema è che il deficit significa che qualcuno sia disponibile a prestarci del denaro a quel tasso di interesse. Inutile pensare di fare un deficit per 2-3 miliardi in più quando poi per fare questo dobbiamo fare interessi aggiuntivi per 2-3 miliardi», ha proseguito. «Lo ha spiegato a Salvini?», gli è stato chiesto. «Salvini lo sa bene e non devo spiegare nulla a nessuno. C’è una campagna elettorale in atto».

«Nella seconda parte dell’anno potremo avere una ripresa più forte e dipende anche da quanto riusciamo a creare fiducia negli investitori e fiducia nei risparmiatori, che così possono utilizzare più reddito per i consumi. Per questo non bisogna creare allarmi per il futuro», ha aggiunto.

«La stabilità politica è uno dei fattori importanti della crescita, come quella sociale, e quella finanziaria. Abbiamo bisogno di tutte e tre queste stabilità per creare un ambiente per la crescita», ha detto poi sui dissidi tra i due partiti di governo. Il ministro, incalzato più volte su questo tema, ha sostenuto che «c’è una campagna elettorale in atto» e ha mostrato ottimismo sulla tenuta dell’esecutivo: ottimismo della volontà e pessimismo della ragione «in questo caso coincidono».

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