Sindacato unico : cosa si nasconde dietro a questa formula “magica”?

Sindacato unico : cosa si nasconde dietro a questa formula “magica”?

6 Maggio 2019 0 Di ken sharo
Un importante settimanale,oggi schierato a sinistra del Pd ma qualche stagione fa decisamente arrendevole con l’allora gestione del Partito democratico, anni fa pubbico’ un articolo sui sindacati e sugli incassi derivanti da Caf e patronati

E’ utile rileggerselo a distanza di tempo per le opportune riflessioni_

espresso.repubblica.it/inchieste/2015/09/17/news/quanti-miliardi-incassano-i-sindacati-i-bilanci-segreti-di-cgil-cisl-e-uil-1.230063

Ma è anche importante conoscere il punto di vista della Cgil, o almeno di un suo esperto, sulla crisi del sindacato
http://www.marche.cgil.it/formazione/Master_2014/Tesi/Lanfranco%20Roberto.pdf

La questione è di grande attualità e riguarda ruoli e funzioni dello strumento sindacale, il finanziamento dello stesso e la iniziativa da intraprendere nel corpo sociale e nei luoghi di lavoro

La minaccia di tagli ai patronati del governo a guida Pd sanci’ una opposizione (si fa per dire) decisamente morbida da parte dei sindacati maggiormente rappresentativi e li convinse a piu’ miti propositi, per esempio a ratificare accordi e contratti al ribasso

Ovviamente non bisogna fare di ogni erba un fascio perchè l’obiettivo padronale è alla fine quello di affossare i sindacati, impedire la trattenuta in busta paga (Usa docet) non senza attacchi mediatici e sostanziale riduzione delle prerogative sindacali.

Ma sarebbe ipocrita anche occultare la esistenza di una sorta di merce di scambio tra una visione consociativa del sindacato e la permanenza di quel colossole giro di soldi derivante da caf, patronati, previdenza e sanità integrativa.

Sta qui il motivo per il quale il sindacato unico è sicuramente piu’ appetibile e accettabile dalla controparte, rispetto a pratiche conflittuali e scevre da compromessi. Semmai si tratterà di mettere d’accordo i vari caf e patronati delle 3 sigle, una impresa per nulla facile e tutt’altro che scontata. Oggi esistono interi settori non sindacalizzati dove il sindacato è assente, eppure invece di guardare a questi ambiti si pensa di superare la crisi della rappresentanza creando una sola centrale sindacale (ai padroni parlare con un solo soggetto fa sempre comodo ma i lavoratori se vengono piegati alla voce piu’ arrendevole e moderata, perchè tale sarà, cosa avranno da dire?)

Anni fa, proprio nel periodo di scontro con il Governo Renzi sui patronati inizio’ una discussione animata sulle varie modalità di finanziamento del sindacato, esistono scritti di esperti della cgil che analizzano il problema in termini non banali e guardano al mondo dei servizi, all’orientamento e alla formazione degli inoccupati, ad ampliare la rete dei caf e patronati e alla costruzione del welfare aziendale con il lavoratore che da utente si trasforma in cogestore. Da welfare state al welfare society, una sorta si società basata sui servizi al cittadino senza conflitti se non dentro la sfera etica o dei diritti individuali.

Probabilmente una visione troppo angusta perchè lo stesso rinnovo di un contratto prevede momenti di tensione, resta il fatto che dietro al sindacato unico si celano dei ragionamenti non ideologici ma materiali, economici e di prospettiva, una prospettiva che trasforma il sindacato stesso in strumento sempre meno utile agli interessi dei lavoratori.

Perchè il sindacato unico alla fine porta la discussione dove intendeva portarla la idea di welfare society, verso la riduzione delle tasse e del cuneo fiscale, verso la inadeguatezza dell’attuale stato sociale con la costruzione del welfare aziendale, di una ampia rete di servizi barattati con il salario, sta qui il cuore del problema e la ragione per la quale i sindacati complici stanno pensando alla unificazione.

Poi possiamo discutere del passaggio dalla società industriale a quella post industriale, della gestione di quel complicato mondo che ruota attorno agli algortimi, alla trasformazione dei servizi da sociali a individuali ma resta la trasformazione dello strumento sindacale,cambia insomma e radicalmente la sua stessa ragione sociale, parlare di affari puo’ sembrare offensivo ma quando si arriva a barattare la riduzione del welfare state in cambio della previdenza e della sanità integrative si vanno operando scelte non disinteressate e soprattutto destinate ad annullare il conflitto nei luoghi di lavoro con la subalternità del lavoro al capitale.

Il sindacato dei cittadini di qualche lustro fa contrapposto al sindacato dei lavoratori rappresentava una prima insidia che poi ha generato l’autoregolamentazione prima dello sciopero e poi il silenzio assenso verso normative che nei cosiddetti servizi minimi essenziali hanno ridotto ai minimi termini l’esercizio dello sciopero stesso nonchè l’efficacia di questa forma di lotta.

Oggi il sindacato dei cittadini sta al passo con i tempi e diventi cogestore del welfare aziendale ad integrare, se non in futuro a sostituirne parti rilevanti, quello stato sociale che pezzo dopo pezzo stanno distruggendo in nome del contenimento della spesa pubblica e per indirizzare i nostri soldi sempre piu’ verso la rendita, il profitto e l’impresa.

Non si tratta di demagogia antisindacale (sul modello Grillino per intenderci) o di lanciare invettive (non parliamo infatti di tradimenti perchè sono in ballo interessi antitetici tra chi invoca servizi e quanti rivendicano salario, potere di acquisto, lavoro e potere contrattuale) ma solo di leggere la realtà per quella che è, condizione essenziale per operare al suo cambiamento visto che una pratica sindacale come quella che si va prefigurando porterebbe la classe lavoratrice alla rovina, alla subalternità come accaduto in tutti i paesi dove queste teorie consociative hanno avuto la meglio.

Sorgente: Sindacato unico : cosa si nasconde dietro a questa formula “magica”?

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