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Quando ci fu così tanta Co2, c’erano alberi al polo sud 

di Dahr Jamail

Domenica 12 maggio con una assemblea pubblica presso il Lago della Snia continua il percorso cittadino che dall’enorme corteo del 23 marzo scorso porterà allo sciopero globale del clima del 24 maggio, intrecciandosi con quello di Fridays For Future che ha avuto un suo momento di apice durante la visita di Greta Thunberg a Roma.
Anche questo inizio primavera molto incerto a livello meteorologico in tutto il mondo è una riprova del cambiamento climatico in corso, mentre lo spettro di una estate di grande siccità incombe. Mobilitarsi per l’emergenza climatica è sempre più necessario, e in molti paesi la questione è ormai al centro delle decisioni politiche. Regno Unito e Irlanda hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica.
Proponiamo la traduzione di questo articolo di approfondimento, tratto dal sito di informazione indipendente statunitense Truthout, che offre alcuni elementi di forte preoccupazione considerando gli effetti del cambiamento climatico in varie aree del pianeta.

È palpabile ora. Anche i più convinti negazionisti della devastazione climatica causata dall’uomo possono sentire le convulsioni che stanno distruggendo il pianeta. Lo credo fermamente visto che, fondamentalmente, siamo tutti abitanti del pianeta terra. Dentro di noi c’è l’istinto a lottare per sopravvivere. Come ogni altro animale, dentro di noi sappiamo quando siamo in pericolo, cioè proprio quando le crisi convergenti si avvicinano a casa nostra, ovunque noi ci troviamo nel globo.

L’ansia cresce di giorno in giorno, questa forte paura per quello che porterà il futuro devastato dal clima è difficile da sopportare. Anche quelli che non hanno ancora perso le case o i propri cari a causa di eventi estremi dovuti al clima devono vivere con il peso di questa tensione quotidiana.

I segnali del nostro pianeta surriscaldato abbondano, e un’altra collezione di report e studi recenti mostra che le cose continuano ad accelerare mentre la devastazione climatica causata dagli esseri umani avanza.

Uno studio pubblicato di recente mostra che oggi i ghiacciai della terra si stanno sciogliendo cinque volte più rapidamente di quanto non facessero nel 1960.  Lo scioglimento dei ghiacciai più rapido avviene in Europa, nel Caucaso, nel Canada Occidentale, negli Usa, in Nuova Zelanda e presso i tropici” così ha detto al Time Michael Zemp, il direttore del “Servizio di monitoraggio dei Ghiacciai” all’Università di Zurigo. I ghiacciai in quei luoghi perdono più di 1 per cento della propria massa ogni anno, secondo lo studio. «In queste regioni, al ritmo attuale di perdita dei ghiacciai, questi non arriveranno alla fine del secolo» ha aggiunto Zemp.

Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale di Meteorologia ha annunciato che eventi estremi climatici hanno impattato 62 milioni di persone nel mondo l’anno scorso. Nel 2018, 35 milioni di persone sono state colpite da inondazioni, e gli uragani Florence e Michal erano solo due dei quattordici “disastri da miliardi di danni” nel 2018.  Più di 1600 morti sono state causate da ondate di calore ed incendi in Europa, Giappone e gli USA.

Il report ha anche notato che gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi che si siano mai registrati. Ad esempio di queste ultime statistiche, un altro report ha rivelato che il Canada si sta scaldando al doppio della velocità del globo. «Stiamo già vedendo gli effetti del riscaldamento diffuso in Canada» Così ha detto Elizabeth Bush, una scienziata climatica canadese al The Guardian. «È chiaro, la scienza ritiene che adattarsi al cambiamento climatico è oggi un imperativo».

Un ulteriore report recente mostra che l’ultima volta che ci fu così tanta CO2 nell’atmosfera (412 ppm) nell’epoca del Pliocene, da 5.3 a 2.6 milioni di anni fa, il livello del mare era 20 metri più alto dell’attuale, gli alberi crescevano al Polo Sud e le temperature globali erano da 3 a 4 gradi più calde, fino a 10 gradi più calde in alcune aree, e tutto questo secondo le ricerche del report della NASA.

E se il “business as usual” continua, le emissioni accelereranno e basta.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha annunciato che le emissioni globali di carbone hanno raggiunto un record nel 2018, crescendo del 1.7 per cento fino a 33.1 miliardi di tonnellate.

 

 

 

TERRA

L’impatto delle emissioni nell’ambiente è già percepibile. Molte città nel nord degli Usa, come Buffalo, Cincinnati o Duluth si stanno già preparando a ricevere migranti da stati come la Florida, dove i residenti sono sempre più vittime di frequenti alluvioni, ondate di calore, sempre più spaventosi e frequenti uragani, innalzamento del livello del mare e peggiore stagione delle allergie. Gli urbanisti delle città menzionate si stanno già attrezzando per offrire casa e lavoro al nuovo flusso di migranti.

Segnali di una crisi di rifugiati dovuta alle devastazioni climatiche stanno ancora di più emergendo in alcuni paesi.

Un gran numero di contadini guatemaltechi devono già lasciare la propria terra a causa di siccità, inondazioni ed eventi climatici sempre più estremi.  Nelle terre più basse del Bangladesh, centinaia di migliaia di persone stanno già venendo strappate via delle proprie case sulla costa, muovendosi in aree impoverite delle città che sono impreparate a ricevere il flusso di persone. Visto che l’80 per cento della popolazione del paese vive in pianura, la crisi può solo peggiorare con il passare del tempo, mentre la crescita del livello del mare continua ad accelerare.

Nel frattempo, malattie diffuse dalle zanzare similmente peggioreranno il nostro mondo sempre più caldo. Uno studio pubblicato di recente sulla questione mostra che nelle prossime tre decadi mezzo miliardo di persone potrebbe essere a rischio di malattie causate da zanzare.

Altre migrazioni stanno pure avvenendo. Nel Canada dei Yukon, gli anziani indigeni hanno detto alla CBC che caribou e alci si stanno muovendo più a nord per fuggire l’impatto della devastazione climatica, che implica estati più calde, laghi e fiumi che non gelano e stanno modificando le loro migrazioni per trovare più cibo. Questo ha profondi impatti sulla sopravvivenza di culture nell’area dei residenti indigeni.

Nelle notizie di Economia, un ricercatore della Federal Reserve ha recentemente scritto una letterachiedendo che le banche centrali notino i rischi finanziari e la possibile crisi finanziaria determinata dal cambiamento climatico.

«Senza sostanziali e supportate mitigazioni globali e adattamenti regionali» dice la lettera «il cambiamento climatico ci si aspetta che causi crescenti perdite alle infrastrutture americane e alle proprietà tanto da fermare la crescita economica nel corso del secolo».

Un altro report ha dimostrato che la devastazione climatica sta già impattando negativamente la produzione di frutta e i consumatori sentiranno presto la conseguenza sui prezzi più alti. «Vediamo industrie che potrebbero non sopravvivere se non troviamo una soluzione e stiamo solo iniziando a vedere le conseguenze del cambiamento climatico» ha detto Thomas Gradziel, dell’Università della California, al Washington Post.

A conferma di tutto ciò, la Banca Globale delle Sementi a Svalbard, in Norvegia, conosciuta come “la Camera di sicurezza del giorno del giudizio” è già stata alterata da impatti del cambiamento climatico. L’impatto primario finora sono stati allagamenti attorno al caveau, determinati da temperature tiepide attorno all’Artico. Il caveau ha circa un milione di sementi da tutto il mondo e funziona come backup in caso di calamità climatiche, guerra, carestie o epidemie che possano spazzare via certi raccolti. In altre parole, è un backup per futuri piani emergenziali.

Un report recente ha dimostrato che gli impatti del cambiamento climatico sul caveau dei semi potrebbero peggiorare per via dell’abbreviazione della stagione della neve, la crescita di alluvioni più violenti, e valanghe o frane vicino al caveau che sono diventate più comuni.

Da ultimo per questa sezione, alcuni ricercatori hanno recentemente avvisato che l’Artico è ora entrato in uno stato “senza precedenti” che sta letteralmente minacciando la stabilità dell’intero sistema climatico globale. Il loro articolo “Indicatori chiave del cambiamento Climatico dell’Artico 1971-2017” che ha visto il contributo di scienziati europei e americani, ammonisce in modo perentorio che i cambiamenti nell’Artico continueranno ad avere impatti massivi e negati in tutto il mondo.

«Siccome la temperatura dell’Artico si sta scaldando più rapidamente del resto del mondo, ricadute climatiche in Europa, Nord America e Asia stanno diventando persistenti, portando a situazioni metereologiche estreme» ha detto Jason Box, l’autore dell’articolo.

 

ACQUA

Come si può immaginare, continuano ad esserci chiari esempi della devastazione climatica nel mondo marino del nostro pianeta. Negli oceani, la maggior parte delle tartarughe stanno ora nascendo femmine, la crisi nel loro sesso è determinata dal cambiamento climatico. Infatti questa si deve alle temperature drammaticamente più calde della sabbia in cui le uova sono sepolte. Alla velocità presente di 116 donne ogni uomo, è chiaro che non è un ritmo compatibile con la sopravvivenza della specie.

Uno studio allarmante ha dimostrato recentemente che il numero di nuovi coralli nella Grande Barriera Corallina è diminuito del 89 per cento dopo i fatti che ne hanno determinato uno sbiancamento di massa nel 2016 e 2017. Questi ormai stanno avvenendo quasi ogni anno in molte delle barriere coralline del mondo, e dobbiamo ricordare che si impiega un decennio per riprendersi da uno sbiancamento. Questa è la ragione per la quale alcuni scienziati in Australia credono che la Grande Barriera Corallina sia ad uno “stadio terminale”.

L’ONU ha recentemente lanciato l’allarme che è necessaria una azione urgente se gli stati arabi vogliono evitare l’emergenza idrica. La scarsità di acqua e la desertificazione stanno colpendo il Medio Oriente e il Nord Africa più di ogni altra regione sulla Terra, e per questo è necessario per quei paesi migliorare la gestione dell’acqua. In ogni caso, in quei paesi la percentuale di disponibilità di acqua fresca è solo al 10% della media globale, con l’agricoltura che ne consuma l’85 per cento. Un altro studio ha dimostrato che lo scioglimento del Mar Glaciale Artico implica meno piogge in Centroamerica, aggiungendosi alle difficoltà idriche di quella regione. […]

Nel mentre, il ritmo di riscaldamento e conseguente cambiamento attorno al Mare di Bering sta sconvolgendo gli scienziati. Fenomeni come alluvioni durante l’inverno e record minimi di ghiaccio nel mare stanno generando grande preoccupazione per gli scienziati e le popolazioni indigene che vivono in quei luoghi. «Le proiezioni stavano dicendo che avremmo avuto situazioni simili a quello che abbiamo visto l’anno scorso solo tra 40 o 50 anni» ha detto Seth Danielson, un oceanografo e fisico dell’Università di Alaska Fairbanks alla Associated Press per quanto riguarda la diminuzione di ghiaccio nel mare.

Infatti, la popolazione nella comunità nordica canadese di Yukon, il villaggio Old Crow, ha dichiarato uno stato di emergenza per devastazione climatica. Il capo della Nazione originaria Vuntut Gwitchin del Yukun, Dana Tizya Tramm, ha dichiarato che il tradizionale modo di vita della sua comunità è in pericolo, menzionando lo scioglimento del permafrost e fiumi e laghi che non si congelano più abbastanza da camminarci sopra di inverno, rendendo la caccia e la pesca difficili e pericolose. Ha detto che dichiarare l’emergenza climatica nella sua comunità è una forma di responsabilità verso il resto del pianeta.

Altri segnali di drammatico riscaldamento nell’Artico abbondano. A Denali, la Montagna più alta del Nord America, più di 66 tonnellate di escrementi di scalatori lasciati nella montagna durante decine e decine di anni ci si aspetta che verranno rilasciate dal ghiacciaio già a partire dalla prossima estate. Un altro studio ha trovato che le scogliere gelate attorno alla Groenlandia e all’Antartico stanno iniziando a “franare” comportandosi come terra e roccia prima di rompersi e scivolare come una frana. Gli scienziati credono che le scogliere gelate che franano potrebbero essere un terribile segnale che potrebbe portare a ulteriore accelerazione nel livello del mare mondiale, poiché più ghiaccio di quanto si credesse viene così a sciogliersi nel mare.

In Nuova Zelanda, a seguito della terza estate più calda mai registrata, i ghiacciai sono stati descritti dagli scienziati come “tristi e sporchi” e molti di questi sono scomparsi per sempre. La neve sul ghiacciaio protegge il ghiaccio dallo scioglimento: questo è un altro modo con cui gli scienziati misurano quanto rapidamente un ghiacciaio può sciogliersi – se la neve se ne è andata e il ghiaccio blu è direttamente esposto al sole, è più rapido lo scioglimento. «L’anno scorso, la grande maggioranza dei ghiacciai aveva linee di neve che si ritiravano fino alla cima della montagna, e quest’anno ci sono stati luoghi in cui abbiamo potuto vedere ancora le linee della neve, ma erano sempre molto in alto» così ha detto lo scienziato climatico Drew Lorrey al New Zealand Herald. «Al primo giorno del sondaggio abbiamo osservato 28 ghiacciai, e solo 6 di questi avevano quello che potrei chiamare delle linee di neve».

Da ultimo, in questa sessione, un altro studio ha ammonite che se le emissioni continuano a crescere alla loro velocità attuale, il ghiaccio sarà completamente scomparso dalle valli delle Alpi europee entro il 2100. Lo studio ha dimostrato che metà del ghiaccio dei 4000 ghiacciai alpini sarà scomparso entro il 2050, solamente con il riscaldamento che sta già covando nel sistema a causa di emissioni passate. Lo studio ha ammonito che anche se mai cessassero tutte e emissioni in questo momento, due terzi del ghiaccio si saranno sciolti nel 2100.

 

 

FUOCO

Lo stato di Washington, nel tradizionalmente umido e fresco Nordovest pacifico, ha già avuto 50 incendi durante questo anno. Lo stato normalmente non arriva a questo numero prima della fine dell’estate, da fine agosto fino a tutto ottobre, che è normalmente il momento di punta della stagione degli incendi.

Nel mentre un tragico incendio in Corea del Sud è stato dichiarato emergenza nazionale.

 

ARIA

Temperature record continuano a verificarsi in tutto il mondo, specialmente nell’Artico.

Le alte temperature di marzo nello stato dell’Alaska hanno battuto i record […] La maggior parte dei fiumi si stanno sciogliendo in anticipo, la città di Deadhorse nell’Alaska del Nord è stata per tutto il mese di Marzo 23 gradi sopra la norma, e per molti giorni in quel mese lo stabilimento industriale vicino ai giacimenti petroliferi della Baia di Prudhoe era da 30 a 40 gradi sopra la norma. […] Anomalie metereologiche dovute a temperature più calde sono diventate ora la norma.

Un altro studio, ha rivelato che il permafrost che si scioglie nell’Artico potrebbe rilasciare 12 volte più ossido di azoto di quanto si pensasse prima. L’ossido di azoto è un gas serra estremamente potente, 300 volte più potente dell’anidride carbonica, e può rimanere nella atmosfera per 114 anni.

Ricerche recenti dimostrano che l’Artico canadese è ora il più caldo che ci sia stato in 10.000 anni, e le temperature continuano a crescere, secondo Duane Froese, un professore all’Università di Alberta e coautore di un recente studio sull’argomento ha detto alla CBC. «Immagino che stiamo tornando indietro di oltre 100.000 anni dall’ultima volta in cui ci sono state temperature così calde» […]

Gli scienziati hanno ammonito che l’ondata di caldo emisferico estremo che è avvenuta durante il 2018 sarà sempre più comune per la devastazione climatica. Questo implica che queste ondate di caldo massive copriranno aree più ampie e solo con 2 gradi di riscaldamento (siamo attualmente a 1.1) la maggior parte delle estati sembrerà come quelle del 2018. «Da maggio a luglio le ondate di calore hanno colpito il 22 per cento della terra agricola delle aree popolate nelle latitudini medie dell’emisfero Nord, dal Canada agli Usa, fino a Russia, Giappone e Sud Corea, uccidendo centinaia di persone, devastando raccolti e tagliando la produzione elettrica», ha scritto Inside Climate News in merito allo studio […]

Un altro report ha avvertito che il riscaldamento globale potrebbe rilasciare nell’atmosfera radiazioni da tempo congelate, provenienti da bombe atomiche, Chernobyl o Fukushima. Le particelle radioattive sono molto leggere e perciò sono state trasportate a lunghe distanze per l’atmosfera dopo le detonazioni nucleari o gli incidenti radiologici. Quando le particelle radioattive cadono come neve sono immagazzinate in ghiacciai e campi di neve per decenni. Se la devastazione climatica scioglie il ghiaccio la radiazione è rilasciata e si disperde per tutto l’ecosistema. Caroline Clason, una professoressa di fisica geografica all’Università di Plymouth, tra i curatori del report, dice che per esempio questo è già in gioco in Svezia, dove il cinghiale è stato trovato contenere, nel 2017, tracce radioattive ben 10 volte più elevata del normale. La radiazione probabilmente viene da Chernobyl anche se radiazioni da questi incidenti nucleari sono capaci di diffondersi in tutto il globo.

 

NEGAZIONE E REALTÀ

Mentre tutto questo non giunge nuovo, lo è invece un nuovo report appena uscito che sottolinea quanto i giganti del petrolio e del gas stiano spendendo milioni di dollari nel loro continuo sforzo di lobby verso i loro politici a libro paga, per fermare politiche finalizzate a rispondere alla devastazione climatica.

Le giganti multinazionali petrolifere stanno spendendo una media di 200 milioni all’anno per indebolire o opporre legislazioni che vogliono difendere il clima. BP ha guidato la strada, spendendo 53 milioni, seguita da Shell (49 milioni) Exxon Mobil (41 milioni) Chevron e Total (29 milioni ciascuno)

Nel frattempo, come sempre, il Presidente Donald Trump ha firmato ordini esecutivi per velocizzare progetti di oleodotti e gasdotti, rendendo ancora più difficile per gli stati fermare progetti estrattivi per ragioni di tutela ambientale.

In ogni caso, mentre la Casa Bianca sta attivamente negando la devastazione climatica e sta lavorando quanto può per promuovere l’uso di combustibili fossili, l’esercito USA sta preparandosi per dover gestire impatti diffusi dell’attuale crisi climatica. «La gente sta agendo sul clima non per ragioni politiche ma perché colpisce davvero le nostre vite» così ha detto al Washington Post Jon Powers, un veterano della guerra in Iraq che ha lavorato come responsabile federale di sostenibilità che è ora presidente e capo esecutivo dell’azienda di investimento CleanCapital.   […] Nel frattempo un panel di studio federale sulla devastazione climatica e un gruppo creato per avere consulenze sulla questione sono stati smantellati da Trump perché non avevano abbastanza membri “dall’industria”.  In risposta questi hanno rilasciato un report che afferma che la risposta politica confusa ai chiari dati scientifici sta mettendo seriamente a rischio la vita degli americani.

«Siamo preoccupati perché il governo federale sta perdendo una opportunità per avere migliori informazioni, con le quali agire a partire da quello che abbiamo già dimostrato» così ha detto al The Guardian Richard Moss, uno scienziato della Columbia University, che precedentemente ha guidato il panel federale e ora è membro del gruppo che ha prodotto il report.  Stiamo solo iniziando a vedere gli effetti del cambiamento climatico, peggiorerà molto, ma non abbiamo ancora riorganizzato il nostro stile di vita per adattarci alle conoscenze scientifiche di cui siamo in possesso.

Mese dopo mese, l’impatto della devastazione climatica continua a intensificarsi. Mentre questo accade, altrettanto dovrebbe intensificarsi la nostra consapevolezza su quanto sta avvenendo nel pianeta, e la nostra determinazione a prendere azione per indirizzarlo – tanto più perché la maggior parte dei governi del mondo sta fallendo nel far fronte a queste sfide.

 

Articolo in inglese apparso sul sito Truthout

Traduzione italiana a cura di Riccardo Carraro per DINAMOpress

Sorgente: Quando ci fu così tanta Co2, c’erano alberi al polo sud – DINAMOpress

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