Il piccolo dittatore e la lezione di Francesco | Rep

5 Maggio 2019 0 Di Luna Rossa

Salvini vorrebbe essere capo assoluto dell’Italia e questo gli darebbe una forza assai notevole in Europa. Ma la sua politica si regge soltanto sulla barriera contro le immigrazioni e sulla sua amicizia con Putin

di Eugenio Scalfari

Credo che la cosa più importante nell’Italia e nell’Europa di oggi, ma in realtà in tutti i continenti, sia il carattere delle persone che ne dirigono la politica. La politica e la cultura. Sono due concetti apparentemente molto difformi, ma in realtà assai integrati l’uno con l’altro: la politica è l’arte di governare; la cultura è la principale caratteristica della nostra specie. Senza cultura non c’è politica, ma solo un accaparramento del potere e delle tecniche di accumulo o dispersione della ricchezza e della povertà.

La cultura insomma è il vero attributo che distingue la nostra specie dagli animali. Con gli animali abbiamo in comune l’istinto, ma il nostro è un istinto che si trasforma in sentimenti e soprattutto in pensiero il quale, se dovete studiarlo a fondo, ha come maggiore attività e distinzione, il pensare a sé stessi. Potrà sembrare singolare questa affermazione, ma se bene riflettete il pensiero non può che pensar sé stesso e chi lo governa.

L’ho scritto in varie occasioni, ma debbo ripeterlo ancora una volta: il pensiero pensa sé stesso perché nella nostra specie esiste l’Io. Nel genere animale non esiste l’Io, nella specie umana è l’Io che ci governa. L’Io cambia spesso e quando cambia lui cambiamo anche noi perché l’Io è noi e noi siamo il nostro Io, il che significa che l’Io è l’uomo che si è evoluto dal genere animalesco e supera l’istinto attraverso il pensiero.

Faccio questa premessa per ricordare a ciascuno di noi la nostra responsabilità o se volete chiamarla diversamente il nostro carattere.
Noi umani non siamo una copia l’uno dell’altro ma differiamo nel carattere. C’è chi tende all’ira e chi all’amore verso il prossimo; chi tende all’ozio e chi a una costante e intensa attività; chi alla cattiveria e chi alla bontà; chi all’avarizia e chi al dispendio.

Si potrebbe continuare a lungo per definire i caratteri delle persone ma mi sembra inutile. Desidero soltanto avvertire che il nostro carattere non è immutabile anzi cambia assai frequentemente e le ragioni di tale mutamento sono almeno due: una è l’età, i giovani hanno un carattere e i vecchi un altro e il motivo di questo cambiamento è evidente perché il fisico cambia con gli anni e con gli anni cambia anche la vastità delle conoscenze culturali e la necessità dei rapporti con i propri figli. I genitori proteggono i figli, i nonni proteggono i nipoti.

Questo rapporto tra le varie età cambia continuamente non solo per i mutamenti della singola persona, ma anche per quelli della collettività alla quale essa appartiene: dal condominio al governa di interi continenti. La nostra specie è questa. Cambia di continuo la sostanza del pensiero, ma il pensiero continua a esistere fino a che arriva quella che io chiamo Sorella Morte la quale alla fine ci chiude gli occhi e ci porta non so dove. Forse nel nulla o forse in un Essere incorporeo o forse verso un Dio che anch’esso è variabile per come gli umani religiosi lo concepiscono. Solo papa Francesco ha compiuto un passo verso quella che io chiamo la modernità e obbedisce anche a una logica: il Dio è unico.

Se esiste non può essere molteplice; può differenziarsi in varie religioni attraverso le procedure con le quali gli uomini lo concepiscono, ma nella sostanza è uno solo: la guerra tra i vari Dèi ha forgiato la storia del nostro pianeta, ma oggi è inconcepibile. Gli Dèi della Grecia ellenica avevano comunque un re che soverchiava gli altri. Questa è una cultura arcaica che la modernità ha superato e papa Francesco ne è stato e ne è il portatore e anche i non credenti ne apprezzano la logica religiosa che lo caratterizza e ne fa uno dei grandi del nostro tempo.
A questo punto bisogna vedere quali sono stati i caratteri dominanti delle persone che oggi guidano le nostre città, il nostro Paese e, se fosse possibile, il continente europeo al quale l’Italia appartiene.

Voglio cominciare citando un poeta antico che fa parte della raccolta che sta in fondo al mio libro di poesie e che raduna brani di poeti dei tempi più diversi, da Saffo fino ad altri che non ho nominato e non nominerò, salvo uno che si nomina da solo e quindi non può restare anonimo, ma i cui versi sono estremamente moderni e sarebbe bene che Matteo Salvini lo leggesse. Eccone un brano (l’autore è Cecco Angiolieri):

“S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’en profondo;
[…]
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.
[…]
S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui”

Perché ho citato Salvini? La ragione è molto semplice: Salvini vorrebbe essere dittatore dell’Italia e questo gli darebbe una forza assai notevole in Europa e anche, sia pure assai minore, nel resto del mondo.
È strano pensare che quello che iniziò come capo della Lega Nord ereditata da Bossi aspiri alla dittatura. Bossi non ci pensava neanche lontanamente e la Lega infatti a quell’epoca si chiamava Lega Nord perché era presente in piccoli paesi, borghi, quartieri di città.

Nel frattempo Beppe Grillo, un comico politico di notevole rilievo ed efficacia, aveva iniziato una sorta di predicazione che durò per dieci anni e il cui contenuto era quello di distruggere le classi dirigenti di tutta Italia, fossero di destra, di centro o di sinistra. Una volta che ebbi occasione di parlare con lui gli domandai ma perché vuole distruggere le classi dirigenti? Non le converrebbe pensare di riformarle? Mi rispose: “Le classi dirigenti sono una iattura per un Paese perciò vanno distrutte. Deve rimanere una terra erbosa sulla quale costruire un movimento di popolo. È il popolo che deve governare e quello è il mio programma”.

Dal programma di Grillo è scaturito il Movimento oggi affidato, di fatto, a Luigi Di Maio e a una decina di suoi compagni. Un partito con programmi diversi, ma in qualche modo affini a quello di Salvini che a sua volta ha trasformato la Lega Nord in Lega nazionale.
Il capo della Lega ha abolito la parola Nord e aspira ormai alla dittatura avendo già superato da solo, nelle elezioni amministrative, il 30 per cento, arrivando al 35 con punte fino al 37. Ha come alleati Giorgia Meloni e (perfino) Silvio Berlusconi. Con questa alleanza Salvini raggiunge tranquillamente il 40 per cento. Ma Salvini vuole molto di più e per questo ha accettato un’alleanza con il Movimento-partito ex grillino. I contenuti sono apparentemente diversi. Di Maio tende più verso il centrosinistra, ma quel partito, un tempo alla testa dell’Italia, da tempo non lo è più.

È noto che Salvini in Europa gioca in un modo molto strano: si allea con Orbán, dittatore dell’Ungheria e anti-russo, ma nel frattempo tresca con Putin che lo finanzia e lo appoggia politicamente. Sappiamo benissimo quali sono le conseguenze di questo rapporto molto stretto tra Salvini e Putin: la dittatura del leghista trasforma l’Italia in una piattaforma al centro del Mediterraneo sulla quale il presidente russo può estendere la propria influenza.
Questa è la situazione che abbiamo più volte esaminato ma che è sempre più prossima a realizzarsi: le elezioni europee ne potrebbero rappresentare il culmine. Si vedrà, anche perché nel frattempo il partito democratico, con Zingaretti alla testa, sta tentando una sorta di risorgimento. Si è ancora lontani dal vederne l’effettiva realizzazione, ma alcuni segnali fanno sperare.

Il Partito democratico in quanto tale, alle prossime elezioni europee, ambisce a sfiorare almeno il 25 per cento. Intorno a questo partito di antica tradizione ci sono protagonisti politici i cui obiettivi e programmi coincidono con quelli del Pd pur desiderando restare autonomi, con varie personalità che spingono il popolo a non essere quello che i romani chiamavano plebe, ma piuttosto Senatus Populusque Romanus, cioè un popolo consapevole di quello che vuole, nelle finalità che rappresentano i suoi interessi e i suoi valori ideali. Parlo di Laura Boldrini, Calenda, Minniti, Renzi. Si mescolano con il Pd di Zingaretti negli ideali, ma ancora non si sono fusi tra loro, né si fonderanno. Se questo avvenisse la sinistra democratica italiana potrebbe fare un salto di qualità e di forza e i 5Stelle ne uscirebbero in buona parte ridotti.

L’alleanza con Salvini è inevitabile per Di Maio poiché la sinistra democratica non ha alcuna voglia di allearsi con lui: svuotarlo sì, allearsi no. Ragion per cui Di Maio altro non può fare che mantenere l’alleanza con Salvini ma ormai con pochissima forza politica.
Se tutto andasse in queste varie direzioni noi avremmo due blocchi: la sinistra democratica da un lato e la Lega salviniana dall’altra. In queste condizioni però è ovvio che la dittatura di Salvini è piuttosto remota e si regge soltanto sulla sua barriera contro le immigrazioni e sulla sua amicizia con Putin.

Quanto al Papa, la politica non è il suo mestiere ma è la politica che deve tener conto della religione. Il Dio Unico di papa Francesco lo avvicina a tutte le altre religioni a cominciare da quella musulmana. Nei nostri colloqui questo tema fu a lungo trattato, non dal punto di vista politico ma da quello religioso. Il Dio Unico che papa Francesco predica dovunque, tende all’unificazione dei popoli.

La religione cristiana, ortodossa o protestante che sia, sotto la guida di papa Francesco tende a considerare un affratellamento di tutti i popoli della terra. Il valore democratico di una religione di questa specie è evidente, quello razzista è del tutto contrario poiché considera le emigrazioni come fossero mosse dal diavolo e non da religioni che papa Francesco cerca di unire come e quando può e può molto.
Aspettiamo ora quanto sta per avvenire alle elezioni europee, dopo le quali accadranno cose di grande rilievo.

P.S. Profitto dell’occasione per ringraziare Pietro Citati dell’articolo scritto ieri a commento del mio libro di poesie intitolato L’ora del blu. Citati è molto più di un critico: è un Maestro che si immedesima nell’autore del libro ed esamina il libro identificandosi con l’autore e con il suo lavoro.

Sorgente: Il piccolo dittatore e la lezione di Francesco | Rep

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