Decreto sicurezza, l’ultimo braccio di ferro in attesa delle urne

22 Maggio 2019 0 Di ken sharo

Via libera al decreto Sicurezza bis prima delle europee. Quindi, la nuova riunione del Cdm dovrà tenersi entro la settimana, possibilmente già nella giornata di mercoledì. Non si ferma il pressing della Lega per incassare l’approvazione in tempi brevi delle nuove norme su migranti e sicurezza messe a punto da Matteo Salvini. Per il titolare del Viminale, infatti, sarebbero superati i dubbi di incostituzionalità rilevati dal Colle, visto che il testo del decreto è stato opportunamente corretto, eliminando ogni riferimento ai migranti e al soccorso in mare, ma mantenendo le sanzioni e le multe a carico delle navi.

Ma i 5 stelle non ravvisano la stessa necessità di fare in fretta. E se è vero che anche il decreto Famiglia, sponsorizzato con forza dal Movimento, sta incontrando i suoi problemi – con il ‘niet’ sulle coperture imposto dal ministro dell’Economia Tria che ha dato voce alle criticità espresse nei giorni scorsi dal Quirinale anche su questo dl – è altrettanto vero che Luigi Di Maio non ne fa una questione di tempo: “Possiamo approvarlo anche dopo le europee, non è una norma elettorale”, spiega.

Ma per quel che riguarda il decreto Salvini, mette in chiaro il vicepremier pentastellato, “è in corso una interlocuzione tra palazzo Chigi e il Quirinale per eliminare alcuni dubbi di incostituzionalità. Finché non saranno eliminati questi dubbi è inutile parlarne in Cdm”. Continua la tensione a mille tra i due alleati di governo, con l’ormai solito giro di accuse reciproche, fino al dubbio insinuato oggi da Di Maio: la Lega “dica se chiede il voto domenica per mandare a casa Giuseppe Conte”.

Non solo: elencando una serie di fronti aperti dal titolare del Viminale, dal Papa allo stesso premier – che “è di garanzia e non merita gli attacchi”, scandisce Di Maio – il leader M5s osserva: “Se qualcuno vuole scatenare una guerra con un’altra istituzione si accomodi, non è nostra intenzione”. E mentre l’interlocuzione tra il presidente del Consiglio e il Quirinale prosegue, per valutare ogni aspetto su cui sono stati ravvisati dubbi e criticita’, e’ lo stesso Conte – che garantisce di non sentirsi “affatto sfiduciato” – a non escludere l’ok prima di domenica, ma premettendo che “la riserva non è ancora sciolta”.

Salvini però preme, intenzionato a non mollare la presa, tanto che fonti del Viminale spiegano: “Si aspetta la convocazione del Consiglio dei ministri per domani (oggi, ndr), così come è stato assicurato ieri notte”. Ma Di Maio ha da ridire proprio sui contenuti del provvedimento: e torna a punzecchiare l’alleato di governo su un tema ‘caro’ a Salvini e di sua stretta competenza, i rimpatri. “Quei due, tre milioni per i rimpatri” indicati nel testo del decreto sicurezza bis “non so cosa ci permetteranno di fare, ne servirebbero centinaia di milioni per fare rimpatri seri, li possiamo trovare ma se c’è una cosa a cui guardiamo con molta attenzione è la norma sui rimpatri e evidentemente qualcosa mancava nel primo decreto visto che il meccanismo dei rimpatri è fermo”.

Proprio il tema dei rimpatri è al centro di un nuovo scontro tra alleati. I 5 stelle puntano il dito contro il ministro dell’Interno: “Salvini dice che il caso di Mirandola (un rogo in cui sono morte due persone, ndr) è il fallimento dei porti aperti, veramente è il fallimento suo, dei rimpatri. Aveva una notifica di espulsione e Salvini non ne sapeva nulla. Assurdo che il ministro degli Interni non abbia contezza del proprio territorio, ma da quello che vediamo ha una buona contezza dei comizi e delle piazze”, attaccano fonti M5s.

E Di Maio, che ieri ha lanciato la ‘Fase 2’ del governo del cambiamento, circondato da tutti i ministri M5s al tempio di Adriano, avverte: “Nessuno si illuda che dopo il 26 maggio il Movimento stia zitto”. E giù con un nuovo affondo: “Negli ultimi mesi i rapporti” con la Lega “sono più tesi ma il vero problema per la Lega è stato il caso Siri, con la Lega che si è innervosita, oggi addirittura ho letto addirittura che io guido le procure, quindi oltre che nervosi sono anche paranoici”. Detto questo, il capo politico dei 5 stelle esclude un rimpasto dopo le europee, “il problema non si pone”, taglia corto, e torna a ribadire la sua ferma intenzione di “andare avanti altri quattro anni”, rivendicando di rappresentare l’unico “argine alla corruzione e agli estremismi”.

Sorgente: Decreto sicurezza, l’ultimo braccio di ferro in attesa delle urne

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