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Avere un tetto, un diritto negato in Europa – La Città Futura

Caracas – Il Venezuela si trova senz’altro al centro di uno scontro geopolitico di portata mondiale, che – nel quadro di una crisi strutturale del modello capitalista – contrappone la ricerca di egemonia a senso unico e il ritorno della nuova Dottrina Monroe, a quella di un mondo multicentrico e multipolare in cui i popoli esercitino il diritto a decidere la propria organizzazione sociale in piena autonomia. La posta in gioco è, però, soprattutto di natura sistemica, e riguarda la possibilità che il socialismo torni a essere un’alternativa concreta e praticabile per tutti i popoli del pianeta.

Il campo dei diritti basici – nutrirsi, curarsi, studiare, avere una casa –, accessibili a tutte e a tutti, dovrebbe essere il principale indicatore per determinare la riuscita o il fallimento di una società. Nei paesi capitalisti, invece, è la ricerca del profitto a vantaggio di pochi (60 famiglie detengono la ricchezza di tutto il pianeta) a determinare la “crescita” di un paese. E quando si parla di “crescita” del settore edilizio, questo non significa aumento di case per i settori popolari, ma aumento della speculazione immobiliare e delle disuguaglianze.

Nella maggior parte dei paesi europei, i prezzi delle abitazioni crescono più rapidamente di quanto facciano i redditi. Da molto tempo ha preso piede a livello globale un processo di espulsione dei poveri dal centro delle città. Per oltre l’11% della popolazione europea, le spese abitative rappresentano in media circa un quarto del bilancio medio delle famiglie, ma in alcuni Stati il dato è superiore, e la percentuale sale a più del 39% per quelli che sono a rischio di povertà. L’aumento dei costi abitativi pesa sui soggetti più vulnerabili, in particolare i giovani, i disoccupati, i lavoratori con salari bassi e precari, gli immigrati, i genitori single, gli anziani, le persone con disabilità.

L’intreccio tra povertà abitativa e povertà economica è sempre più evidente: direttamente proporzionale alla dismissione dei governi dalle politiche pubbliche, alle quali erano stati spinti dal livello raggiunto dalla lotta di classe nel secolo scorso, soprattutto in Italia.

Colpisce allora ancor di più una notizia pubblicata dal giornale spagnolo El Mundo secondo il quale i venezuelani che fuggono dalla “crisi umanitaria” in Venezuela sono “già la nazionalità straniera che effettua il maggior numero di acquisti immobiliari nella capitale, davanti ai cinesi e ai russi”. Affamati in Venezuela e possidenti in Europa dove il costo di un appartamento risulta proibitivo per gran parte delle famiglie di basso reddito?

Dalla metà degli anni ’90, la crisi del welfare abitativo ha accompagnato quella del modello economico capitalista, l’attacco alle principali conquiste del movimento operaio, l’imposizione delle politiche europeiste di privatizzazione, la corsa al centro dei partiti della sinistra i cui programmi hanno finito per coincidere con quelli che avrebbero dovuto combattere. A differenza di quanto avviene con la Gran Misión Vivienda Venezuela, in paesi come l’Italia o la Spagna le case si costruiscono per favorire gli interessi dei grandi costruttori, degli speculatori privati e dei poteri finanziari che condizionano il destino delle metropoli. Il Pil impiegato attualmente dallo Stato italiano per la costruzione di alloggi popolari è intorno allo 0,02 per cento, mentre la media europea è del 3,0 per cento.

Secondo l’ufficio di Statistica, in Italia circa 3 milioni di famiglie italiane (11,7 % del totale) hanno difficoltà a pagare le spese sulla casa, le rate del mutuo, le imposte, affitto e utenze, e quattrocentomila sono sotto sfratto e rischiano di finire in mezzo alla strada. Un’indagine di Eurostat dice che, sui 10 paesi analizzati l’Italia è seconda dopo il Portogallo per numero di minori che vivono in abitazioni con problemi strutturali (dal 2008 il dato nazionale ha registrato un aumento dell’1,5%).

Per affrontare l’emergenza abitativa in Italia servirebbero un milione di nuove case popolari. Ma a fronte di tutto questo, almeno 3 milioni di alloggi e fabbricati sono tenuti vuoti (6 milioni se si considerano le seconde case), invenduti, inutilizzati, costruiti solo per le triangolazioni speculative tra costruttori, banche e fondi immobiliari.

Quanto sia drammatico il problema della casa in Europa è dimostrato dall’aumento del numero di senzatetto (in Francia sono aumentati del 50% dal 2001 al 2012) e dalla tipologia di chi finisce per strada, sempre più spesso famiglie con bambini e giovani. Famiglie rimaste senza casa perché non hanno potuto più pagare il mutuo alle banche, né sostenere le spese legali per far valere i propri diritti. A differenza di quel che accade in Venezuela, non esiste una legge che impedisca di gettare per strada chi non riesce a pagare il mutuo alle banche. Comprare una casa è oggi precluso a molte famiglie. Aumenta inoltre ovunque il numero di persone in attesa di alloggi pubblici (in Irlanda, per esempio, è raddoppiato tra il 2008 e il 2010, riguardando oltre 96.000 persone).

Una situazione che ha visto sorgere diversi movimenti per il diritto all’abitare che si organizzano anche attraverso le occupazioni di case sfitte. In Italia, il sindacato di base ASIA-USB si sta anche diffondendo nelle regioni del Sud dell’Italia, nelle campagne dove i braccianti immigrati vengono sottoposti a una nuova schiavitù. Lavoratori iper-sfruttati, in parte stagionali in parte stanziali, che abitano in alloggi di fortuna, in baracche di lamiera, in edifici semi diroccati o in roulotte, in condizioni ben al di sotto della dignità umana.

Lì la lotta per la casa si intreccia immediatamente con la lotta per migliori condizioni di lavoro, giacché i contratti prevedono che siano gli stessi datori di lavoro a farsi carico dell’alloggio dei lavoratori. Le autorità, però, se ne infischiano e le leggi non vengono rispettate. Per contro, nel corso di questi anni, sono state varate diverse leggi che puniscono i movimenti di occupazione e chiunque cerchi di opporre la legittimità del diritto all’ingiustizia delle leggi che proteggono gli interessi del grande capitale. Per esempio, agli immigrati è vietato stabilire la residenza in una casa occupata per chiedere il permesso di soggiorno, e senza residenza non si può ottenere la fornitura di servizi essenziali come l’acqua, la luce e il gas.

Le politiche di austerity imposte dall’Unione Europea tagliano i diritti ma proteggono le banche, le grandi imprese per la sicurezza e quelle belliche. Al contrario, il socialismo bolivariano ha messo in atto un cambio di paradigma, codificato nell’articolo 82 della Costituzione bolivariana, giustamente richiamato in questo II Forum: “Ogni persona ha diritto a una casa adeguata, sicura, comoda, igienica, con servizi basici essenziali che includano un ambiente che umanizzi le relazioni famigliari, del vicinato e comunitarie. La soddisfazione progressiva di questo diritto è un obbligo condiviso tra i cittadini e lo Stato in tutti i suoi ambiti”.

A differenza della maggior parte degli altri Paesi europei, la Costituzione italiana non contiene invece specifiche disposizioni riguardo il diritto alla casa. Tuttavia, la Costituzione riconosce il diritto alla proprietà privata e ne incoraggia l’acquisto: l’articolo 47 dice: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Nonostante l’orientamento verso la proprietà privata, la Costituzione tutela la funzione sociale di tutte le proprietà, come stabilito dall’articolo 42: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” Quello che però vediamo prevalere sono le imposizioni di una Unione Europea concepita per sottomettere i diritti dei popoli alle politiche monetarie e di mercato della Banca Centrale Europea, per imporre i pareggi di bilancio e i meccanismi di controllo dell’Euro.

Per invertire la marcia a favore delle classi popolari, per vincere la gigantesca guerra contro i poveri scatenata dal capitalismo a livello globale, serve un cambiamento strutturale anche in Europa. Il Venezuela dice che quel cambiamento è necessario e possibile. Per questo, sottoscriviamo l’impegno a diffondere i risultati della politica del Settore Habitat y Vivienda della Rivoluzione Bolivariana, che oggi affronta un’ardua sfida a causa del blocco economico-finanziario imposto dal governo nordamericano.

Condividiamo l’obiettivo di questo Forum di costituire una Rete delle Reti in cooperazione con la Gran Mision Vivienda Internacional per promuovere un nuovo modello organizzativo e istituzionale anche in Europa. Occorre unire gli sforzi per disarticolare l’offensiva mediatica che mira a screditare e a perseguitare il governo bolivariano a livello internazionale. Difendere la rivoluzione bolivariana significa difendere i nostri interessi, gli interessi di tutte le donne e degli uomini che lottano contro questo sistema capitalista e patriarcale. “Solo nel socialismo – diceva Chavez – è possibile dare soluzione al dramma della casa per tutto il popolo”.

Chavez oggi siamo tutte e tutti. Maduro oggi è tutte e tutti noi.

Che viva il Socialismo, che viva la revolución bolivariana! Leales siempre, traidores nunca!

 

Note:

Intervento pronunciato in qualità di militante delle BRICS-Psuv, le Brigate internazionali della comunicazione solidale, che agiscono nell’ambito della Commissione agitazione e propaganda del partito, e come parte del Segretariato generale del Conaicop, il Consiglio Nazionale e Internazionale della Comunicazione popolare. Diffondere le conquiste della rivoluzione bolivariana a livello internazionale è oggi per noi un compito imprescindibile, a fronte dei molteplici attacchi e aggressioni scatenati dall’imperialismo Usa e dai suoi vassalli.

Sorgente: Avere un tetto, un diritto negato in Europa – La Città Futura

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