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Gianni Sartori
Sono 17 (due donne e quindici uomini di età compresa tra i 19 e i 32 anni) i giovani curdi condannati il 4 aprile, dopo un’udienza di nove ore, dal tribunale di Strasburgo per i danneggiamenti al Consiglio d’Europa risalenti al 25 febbraio. Sette di loro comparivano in aula da detenuti.
Le condanne variano da un mese a un anno di detenzione. Le pene più pesanti riguardano il militante curdo ritenuto l’organizzatore della manifestazione (poi degenerata in disordini) e altri due per danneggiamenti e atti di violenza nei confronti della polizia. Uno soltanto degli imputati vive in Francia, tutti gli altri in Germania e quindi – dopo essere già stati rimessi in libertà – dovranno eventualmente scontare qui la loro pena. Inoltre dovranno indennizzare il Consiglio d’Europa (si parla di una cifra di 296.000 euro) e per due anni non potranno recarsi in Francia.
Sostanzialmente “un giudizio equilibrato”- hanno spiegato i loro avvocati Florence Dole e Sendegul Aras – in quanto la pena è inferiore a quanto richiesto dal pubblico ministero che aveva prospettato una condanna a 18 mesi.
Il 25 febbraio di quest’anno una quarantina di militanti curdi avevano danneggiato l’Agorà, un immobile del Consiglio d’Europa che ospita il CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura). Organismo a cui i curdi rimproverano una eccessiva prudenza (eufemismo) in merito alla situazione di Abdullah Ocalan, il leader settantenne curdo segregato a Imrali dal 1999.
I danneggiamenti consistevano in alcuni vetri (blindati) infranti dalle sassate (sanpietrini) dei manifestanti.
Tutti loro hanno dichiarato di non aver preso parte all’iniziativa con l’intenzione di compiere danneggiamenti, ma per visitare i curdi che da dicembre sono in sciopero della fame davanti al Consiglio d’Europa e di aver voluto entrare all’Agorà per parlare con un rappresentante del CPT in quanto turbati dalle condizioni di salute degli scioperanti.
Gianni Sartori


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