Slovacchia, Ucraina e Turchia: i tre voti che raccontano l’Europa – La Stampa

1 Aprile 2019 0 Di Luna Rossa

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Weekend d’elezioni e di novità in Slovacchia, Ucraina e Turchia. Sono la prima rondine di una stagione elettorale che culminerà nelle europee del 29 maggio. Altri appuntamenti in vista: voto spagnolo

di Stefano Stefanini

Weekend d’elezioni e di novità in Slovacchia, Ucraina e Turchia. Sono la prima rondine di una stagione elettorale che culminerà nelle europee del 29 maggio. Altri appuntamenti in vista: voto spagnolo fra appena una settimana, seguito in maggio da Belgio e Lituania; dietro l’angolo, in autunno, Grecia e Portogallo. Non sono esclusi altri, non in calendario, considerata la fragilità di molti governi, talvolta di minoranza; è il caso di UK, dove il caos intorno a Brexit potrebbe ben portare i britannici alle urne fra poco. Ai bordi del campo, europeisti e populisti si scaldano i muscoli.

Se poi riuscissimo a spogliarci del nostro provincialismo continentale, ci accorgeremmo che hanno appena votato Thailandia e Nigeria, che si appresta a farlo Israele, che l’Australia lo farà intorno a maggio e l’Argentina in ottobre. Il lungo ciclo delle presidenziali americane è già avviato: mentre un fitto schieramento di candidati democratici si prepara al calvario delle primarie, Donald Trump fa già campagna, lanciato nei bagni di folla della sua fedelissima «base».

Tornando in Europa, è normale cercare nelle elezioni nazionali un filo conduttore per l’appuntamento del 29 maggio. L’attesa non è dettata da improvviso entusiasmo per il Parlamento europeo (anche se in realtà conta di più di quanto non si pensi: a Bruxelles e Strasburgo si fa molta più legislazione che non a Montecitorio o Palazzo Madama). L’importanza delle europee sta nella sfida dei partiti e movimenti anti-sistema (compresi quelli al governo in Italia) alle tradizionali forze europeiste che hanno sempre controllato l’emiciclo Ue. Con i barbari alle porte, Bruxelles è in sindrome d’assedio, si rassicura con i sondaggi che vedono la maggioranza scalfita ma capace di sopravvivere. Col vento in poppa, i barbari sognano di conquistare i palazzi.

Gli uni e gli altri cercheranno di leggere il responso nelle foglie di tè slovacche, ucraine e turche. A urne appena chiuse in Ucraina e in Turchia, l’unico risultato sicuro è la vittoria di Zuzana Caputova in Slovacchia. Paese che vai voto che trovi, per cui è azzardato cercare linee di tendenza uniformi in contesti diversi per di più fra paesi Ue e non. Ankara e Kiev hanno situazioni molto peculiari: potere autoritario del Presidente apparentemente inossidabile in Turchia; un conflitto con la Russia in corso, una territorialità amputata e una società civile insoddisfatta e irrequieta in Ucraina. Il voto di ieri ha scosso l’invincibilità di Recep Tayip Erdogan, mentre il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, si accontenta di strappare il secondo posto al ballottaggio del 21 aprile.

Un effetto collaterale della globalizzazione è il contagio senza frontiere di opinioni e stati d’animo. Il desiderio di «cambiamento», determinante alle urne in pressoché tutti gli appuntamenti degli ultimi tre anni, è stato chiaramente all’opera. A Kiev Volodymyr Zelenskij, che fino a pochi mesi fa conosceva il successo sul palcoscenico, ha ottenuto solo un primo posto parziale ma ha umiliato un Presidente uscente e una veterana come Yulia Timoshenko. Al ballottaggio se la vedrà contro una coalizione d’interessi costituiti che potrebbero farglielo perdere nonostante il vantaggio. Intanto ha dimostrato che la società ucraina anela a rinnovamento e lotta alla corruzione non meno di quella slovacca che ha eletto Caputova alla presidenza.

Entrambi voti anti-sistema; entrambi però voti fondamentalmente europeisti, a dimostrazione che il problema non è l’Europa ma semmai la stanchezza dei partiti tradizionali. Emmanuel Macron docet. Il vento del cambiamento soffia anche sulle elezioni municipali turche. Indebolito dalla crisi economica, Erdogan lotta strenuamente ma arretra e, soprattutto, perde la roccaforte di Ankara, mentre a Istanbul traballa. Partita aperta nel braccio di ferro fra piega autoritaria del Presidente turco e istanze di rinnovamento della società.

E’ il bello della democrazia. Teniamocela stretta. Altrove non è così. In Russia l’ago della bilancia pende pericolosamente dalla parte del regime. In Cina il problema neppure si affaccia.

Sorgente: Slovacchia, Ucraina e Turchia: i tre voti che raccontano l’Europa – La Stampa

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