L’insuccesso di Verona | Rep

1 Aprile 2019 0 Di Luna Rossa

di Alberto Melloni

Il congresso di Verona ha chiuso i battenti avendo mancato il bersaglio grosso. Che non era questa o quella legge. Era papa Francesco come espressione della fede cristiana. Bersaglio in certo modo necessario. Giacché il mondo reazionario che occupa e cannibalizza i conservatori europei deve infatti espugnare il papato per poter consolidare l’Amalgama Nera che per questo obiettivo salda la componente clericofascista del tradizionalismo cattolico, l’evangelicalismo suprematista antisemita e le correnti dell’ortodossia contaminate dall’autoritarismo.

Una Amalgama Nera trans-confessionale il cui odio investe tutte le ossessioni dell’integrismo: donne ed ebrei, istituzioni democratiche e antropologie, libertà. Prepara la violenza di un mondo “cattolico e anticristiano” secondo la famosa formula mussoliniana, che anziché praticare le opere di misericordia, pratica le opere dell’anti-misericordia e come se non bastasse lo fa nominando davvero invano (per falsità, nell’ebraico) il Nome di Dio.

Nella sua opera di annessione, l’Amalgama Nera ha sulla sua strada un ostacolo: papa Francesco. E dunque il vangelo. Giacché il vangelo produce in ogni tempo etiche, leggi, politiche, culture con le quali la dottrina e il magistero si identificano. Ma qualche volta – tre volte a millennio – il vangelo giudica quelle concezioni, le riordina e le sgretola ogni volta che esse si cristallizzano in ideologie religiose che occultano l’adito alla fede. Francesco impersona questa insorgenza evangelica conciliare.

E dunque Francesco è l’incubo dell’Amalgama Nera – con Bannon al posto di Charles Maurras, il leader dell’Action française, scomunicata nel 1927 – che attacca il papa non per prendersi i voti cattolici (che sarebbe normale), ma per prendersi la chiesa.
Nella misura in cui questo era l’obiettivo di Verona, è stato mancato. Il rifiuto cristiano di quella logica, infatti, è stato meno vocale di quello laico. Ma è stato netto. La segreteria di Stato ha spiegato la posta in gioco ai tanti cattolici familisti tentati dall’adesione: ed è stata ubbidita.

Al di là di qualche pretonzolo repubblichino nessun nuovo consenso è cascato nella trappola mediatica. Tant’è che il giudizio formale e tombale di papa Bergoglio sull’errore “di metodo” commesso a Verona (un errore di metodo rende inattingibile la sostanza quando si parla di dottrina cristiana), s’è dovuto appendere perfino Matteo Salvini. Appeso alla dichiarazione del papa come ad un filo e consapevole che un “bacione” pontificio sul volo di ritorno da Rabat avrebbe potuto avere serie conseguenze sulla parabola drogata del suo consenso, in una ascesa apparentemente perpetua.
L’insuccesso di Verona pone un problema anche al governo.

Anche questo governo, come i suoi tanti predecessori, non ha una politica ecclesiastica (che consiste semplicemente nel far crescere con strumenti culturali adeguati la “pace religiosa” ed essere sempre prevedibili nel dialogo con le autorità) e si fida di canali. Fra i quali oggi il più credibile è quello di Giancarlo Giorgetti, autentico e credibile nella sua appartenenza religiosa. Ma dopo Verona Giorgetti ha un problema in più.

Perché sa benissimo che l’adesione del partito egemone ad una iniziativa in cui incubano velenosi sentimenti antipapali non si cancella con qualche cena.
L’udienza papale di cui la Lega ha bisogno per poter garantire la sua futura egemonia sul centro destra si allontana per colpa dell’Amalgama Nera. Proprio mentre l’Amalgama Nera incassa una sconfitta sonora, sulla quale i vescovi italiani possono intervenire oggi nel consiglio permanente, senza faticare, grazie a Francesco.

Sorgente: L’insuccesso di Verona | Rep

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