Il caso De Vito a Roma: o cambi il sistema o il sistema ti cambia • Partito dei CARC

4 Aprile 2019 0 By ken sharo

Roma. Più che una dimostrazione che “il M5S è un partito uguale a tutti gli altri” e che “esistono ovunque le singole mele marce” l’arresto per corruzione di Marcello De Vito (presidente del Consiglio Comunale di Roma), avvenuto il 20 marzo scorso a seguito di un’indagine sulla costruzione del nuovo stadio e il coinvolgimento dell’Assessore allo sport Daniele Frongia sono la dimostrazione del fatto che o il M5S si fa seriamente promotore, senza riserve, della rottura con le prassi dei vertici della Repubblica Pontificia oppure ne finisce ingoiato e travolto.Sia che le accuse contro De Vito siano dimostrate e la sua colpevolezza venga accertata, sia che emerga trattarsi di una guerra per bande (una delle tante) e di un’operazione della “macchina del fango”, la vicenda è il frutto dell’illusione di cambiare il sistema di Mafia-capitale contando sui buoni propositi e sulla presunta rettitudine morale del singoli individui anziché scardinare dalla fondamenta il sistema attraverso l’unica leva possibile: la trasparenza nella gestione degli affari di pubblico interesse e il controllo popolare sull’operato delle autorità e istituzioni pubbliche. E’ quello che il M5S promette da sempre, è ciò su cui sono più le reticenze che i passi avanti promossi e compiuti, specialmente a Roma. Ma è anche la prima e più elementare forma di responsabilità verso i milioni di persone che hanno votato il M5S per il cambiamento.O il M5S si fa promotore del cambiamento del sistema, oppure il sistema ingloberà il M5S. Ma questo principio non vale solo per gli eletti e “i nominati” del M5S, vale per tutti gli elementi della sinistra borghese, del movimento sindacale, della società civile e delle amministrazioni locali in lotta fra il porsi veramente al servizio degli interessi delle masse popolari oppure l’usare le masse popolari come massa di manovra attorno ai discorsi e agli atteggiamenti da “ribelli” che si sciolgono come neve al sole alla prova dei fatti. Per ognuno di loro, come per Raggi e gli esponenti dell’Amministrazione di Roma, promuovere la trasparenza, legarsi alle masse popolari, affidarsi alla loro mobilitazione per attuare il cambiamento che pretendono di rappresentare, non è solo il modo per assumere concretamente un ruolo positivo, ma è anche l’unico modo per mettersi al riparo e difendersi tanto dagli attacchi e dalla macchina del fango delle Larghe Intese quanto dalle mille occasioni di corruzione e malaffare che sono prassi “normali” e correnti nel sistema dei vertici della Repubblica Pontificia.

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