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Dalla mazzetta alle pensioni: ecco cosa Siri deve spiegare ai pm | Rep

L’accusa è di aver intascato 30 mila euro per favorire gli interessi del lobbysta Franco Arata, in rapporti con personaggi vicini alla mafia

•Come nasce l’inchiesta in cui è coinvolto il sottosegretario Armando Siri?
L’indagine parte a Palermo dove i magistrati della Dda iniziano a indagare sui possibili canali di finanziamento del superboss Matteo Messina Denaro. L’obiettivo, inizialmente, era Francesco Isca, chiamato in causa dal pentito Nicolò Nicolosi. Che aveva parlato di un fiume di denaro usato per investimenti di soldi sporchi ma per la gestione di operazioni particolari, tra le quali anche il favoreggiamento della latitanza della Primula Rossa di Cosa Nostra. Partendo da lì, il procuratore aggiunto Paolo Guido e il pm Gianluca De Leo, sono arrivati a Vito Nicastri, già accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, e al professore genovese Paolo Franco Arata, ex parlamentare e consulente della Lega sui temi dell’energia. I due, secondo i magistrati, sono soci in una serie di affari sulle fonti rinnovabili. Arata finisce così sotto intercettazione.

•Come mai il fascicolo arriva a Roma?
In alcune conversazioni, l’ex deputato forzista parla di un amico che li avrebbe aiutati con i finanziamenti sul minieolico. In particolare, il 28 settembre, durante una riunione operativa a Castellammare del Golfo, Arata parla con il figlio Francesco e Manlio Nicastri (suoi soci in affari) e fa riferimento a un emendamento sponsorizzato da Siri a fronte di una tangente da 30 mila euro. I pm siciliani decidono di trasmettere quel filone ai colleghi della Capitale per competenza.

•Di cosa è accusato dunque Siri?
Il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti è indagato per corruzione. L’accusa si basa su un conversazione avvenuta in macchina tra il professore e il figlio Francesco, che lavora con lui, nella quale Arata ripete il discorso sulla tangente da 30 mila euro. Il dialogo è lungo, ma per il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi è chiaro che il riferimento è al senatore leghista e teorico della flat tax. I magistrati si convincono ad iscriverlo insieme all’ex onorevole. Conversazioni simili ce ne sono più d’una. Tanto che nel decreto di perquisizione i pm scrivono che il “fumus” “è costituito “dal contenuto di alcune conversazioni tra l’indagato Paolo Franco Arata e il figlio Francesco (alla presenza anche di terzi) nelle quali si fa esplicitamente riferimento alla somma di 30mila euro pattuita a favore di Armando Siri per la sua attività di sollecitazione dell’approvazione di norme che lo avrebbero favorito”. Agli atti, peraltro, ci sono anche telefonate e incontri tra i due, che però non possono essere contestate a Siri senza l’autorizzazione del Senato.

•Ma la mazzetta è stata consegnata?
I magistrati parlano di “promessa e/o dazione” perché, ai fini dell’articolo 318 del codice penale che viene contestato al leghista, che il denaro sia stato consegnato o solo promesso non fa differenza.

•I rapporti tra Arata e Siri hanno condizionato anche il contratto di governo?
Sì, nelle carte siciliane ci sono elementi a sostegno della tesi che i due si siano dati molto da fare per inserire, nel contratto, anche un passaggio sul biometano. Gli inquirenti sanno che sul tema il professore chiese e ottenne l’aiuto del futuro sottosegretario. L’operazione andò a buon fine, tanto che Arata esultava al telefono.

•Una volta al ministero Siri aveva continuato a favorire l’amico?
Innanzitutto va detto che il consigliere di Salvini aveva brigato parecchio per far avere a Siri un buon posto nel governo. Lo voleva ministro, ma è riuscito ad ottenere l’attuale incarico. E da quel posto il senatore aveva fatto molte pressioni per far inserire gli emendamenti a favore dell’eolico in almeno tre occasioni: nel Decreto Rinnovabili, nella legge di Bilancio e nel decreto Semplificazioni. Non ci è mai riuscito. Il giorno delle perquisizioni, giovedì 18 aprile, sono stati sentiti il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa, il capo di gabinetto del ministro Di Maio, Vito Cozzoli e la sua vice: tutti e tre hanno confermato di avere a più riprese subito pressioni da Siri sul tema dell’eolico.

Sorgente: Dalla mazzetta alle pensioni: ecco cosa Siri deve spiegare ai pm | Rep

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