Aggredisce per strada un uomo e poi minaccia di arrestarlo: carabiniere condannato

4 Aprile 2019 0 Di ken sharo

SQUINZANO/CASALABATE (Lecce) – Avrebbe aggredito un pescatore incrociato in bici per poi minacciarlo di stringergli le manette ai polsi. Nonostante si trovasse in orario di lavoro. Tommaso Valzano, 52enne di Squinzanoappuntato dei carabinieri in servizio presso il Reparto Operativo del Nucleo Investigativo di Brindisi, è stato condannato a 8 mesi di reclusione con le accuse di minacce aggravate e lesioni nei confronti di Antonio Renna, 37enne di Casalabate. La sentenza, emessa dal giudice monocratico Stefano Sernia, prevede anche l’interdizione dai pubblici uffici per 1 anno a carico del militare.

Ma veniamo ai fatti. Risalgono al 30 giugno del 2016. Il sole è caldo ma c’è del lavoro da fare. Valzano è a bordo di un’auto civetta insieme ad altri colleghi. Deve eseguire delle notifiche a Torchiarolo e a Torre San Gennaro. Partono così da Brindisi. Completato il lavoro si spostano a Casalabate per una breve pausa e bere qualcosa visto il gran caldo. Nelle vicinanze del porticciolo, nei pressi di un negozio di mitili, Valzano alla guida dell’auto incrocia Renna in sella ad una bicicletta. Secondo quanto riportato in denuncia e confermato nel corso dell’istruttoria l’auto civetta stringe il ciclista e lo fa cadere. Valzano scende dalla macchina. Si butta sopra e aggredisce Renna.

Sembrerebbe una lite fra conoscenti dettata, a dire del carabiniere, da alcuni insulti che Renna gli avrebbe rivolto per strada mentre era in compagnia della consorte alcuni giorni prima. Il carabiniere colpirebbe con pugni e schiaffi il pecatore graffiandolo con le unghie e afferrandolo per il collo procurandogli “ecchimosi ed escoriazioni sul braccio destro e un dolore alla cervicale” così come poi appurato da una successiva visita presso la guardia medica di Casalabate. Nel frattempo, il collega recupera Valzano e lo trascina in macchina. Renna si divincola e inizia a correre a piedi abbandonando la bici.

Il carabiniere, però, non molla. Raggiunge Renna che nel frattempo si è rifugiato nello spazio antistante l’ingresso di un bar. Dove viene nuovamente minacciato dal militare: “Tu non mi devi guardare; ti devi girare dall’altra parte quando mi vedi se no ti uccido”; “ti uccido, ti metto fuoco”, sfilando la pistola d’ordinanza che Valzano custodiva in un borsello: “Ti devo carcerare, stasera passo da casa, preparati”. Poi i carabinieri si allontanano. La vittima dell’aggressione non perde tempo. Il giorno dopo si presenta presso la stazione dei carabinieri di Squinzano e denuncia il presunto abuso compiuto da un loro collega.

Scattano le indagini coordinate dall’allora procuratore aggiunto Antonio De Donno che sfociano in un processo. Nel corso dell’istruttoria sono state acquisite le dichiarazioni della persona offesa e di un collega dell’imputato oltre che del titolare del bar in cui si sarebbero verificate le minacce le cui dichiarazioni ritenute discordanti hanno convinto il giudice a inviare gli atti alla Procura ravvisando il reato di falsa testimonianza.

Nonostante la richiesta di assoluzione invocata dal vpo di udienza il giudice ha comunque condannato il militare che dovrà risarcire la parte civile (assistita dall’avvocato Cosimo Poci) in via equitativa con 1500 euro per i danni morali e materiali. Non è tutto. Perché la concessione della pena sospesa rimane sospesa proprio dal risarcimento del danno nei tre mesi successivi al passaggio in giudicato della sentenza. Novanta giorni per conoscere le motivazioni. Subito dopo l’avvocato Cosimo Miccoli impugnerà la sentenza in Appello.

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