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VERONA NERA, SEMPRE PIU’ NERA – Gianni Sartori

VERONA NERA, SEMPRE PIU’ NERA

(Gianni Sartori)

Scopro solo ora. Spero che nel frattempo la targa sia stata rimossa e il testo riformulato in maniera adeguata. Con quella – a dir poco reticente – posta a Vò Vecchio sulla facciata della villa diventata campo di “raccolta” per gli ebrei di Padova (vedi Sara Gesses…) e con il mistificante, auto-assolutorio manifesto del Comune di Vicenza (della serie “Italiani brava gente”, anche quando fucilano i propri concittadini refrattari all’Ordine Nuovo) per i 10 Martiri, un gruppo di partigiani e renitenti (tra loro anche alcuni Rom) fucilati dai fascisti – dai fascisti, non dall’esercito di occupazione, credevo di aver già visto il peggio. Ossia, come si possa praticare una subdola forma di revisionismo, quella che apparentemente ricorda e onora le vittime, ma sostanzialmente minimizza e riporta tutto nel calderone della “Guerra” o della “tragedia”. Senza specificare chi fossero i carnefici e chi le vittime.

Sulla targa posta a Verona dalla Quarta Circoscrizione è intervenuta – il mese scorso – anche l’Aned (Associazione nazionale ex deportati) esprimendo tutta la propria, legittima, indignazione.

Era stata collocata in memoria di Sergio de Simone, un bambino ebreo di origine napoletana che fu tra le vittime degli atroci, folli esperimenti del medico-pazzo Mengele. Catturato (anzi letteralmente venduto – per circa 1500 lire – da un collaborazionista) a Fiume il 21 marzo 1944, venne deportato in Germania. Faceva parte del gruppo di una ventina di bambini e bambine sottoposti a crudeli esperimenti da parte dei “dottori della morte” nazisti. Sembra per studiare la tubercolosi.

Drogato, sottoposto a mutilazioni, venne infine impiccato negli scantinati di una scuola a Bullenhuser Damm.

 

Sulla targa stava scritto: “…Sono stati invece trattati da cavie umane per discutibili esperimenti medici…”.

“Discutibili”? Discutibile è ciò che “ può essere oggetto di discussione, che non va accettato senz’altro per certo o per valido”.

Ma qui – dove si parla di tortura e genocidio, oltretutto su dei bambini – di che cosa vogliamo discutere? C’è soltanto da inorridire e indignarsi!

A chi avranno mai affidato la stesura del testo? Forse ai nazi-skins con cui le varie giunte – di destra – veronesi hanno mantenuto in genere rapporti cordiali e fraterni (da veri camerati, appunto).

Esemplare poi la frase finale, intrisa di ipocrisia e falsa coscienza:

“L’orrore della guerra ha spezzato la loro vita… ha spento il loro sorriso…”. La guerra? Ma come? Erano forse soldati, combattenti…? Sergio e gli altri sono stati torturati e assassinati – dai nazisti – in quanto ebrei, vittime sacrificali indifese e innocenti. Porre quella targa oscena è stato come massacrarli una seconda volta.

Gianni Sartori

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