samantha comizzoli: NEL VILLAGGIO DELLA RESISTENZA

19 Febbraio 2019 0 Di ken sharo

Ritengo questo report importante per chiunque, ma soprattutto per chi vuole la fine dell’occupazione israeliana e per chi, altresì, stia lottando per la Libertà; ritengo anche che l’idiota di turno (Salvini) debba leggerlo affinchè capisca la grande intelligenza di Nasrallah e faccia outing, ammettendo di non essere nemmeno l’aria che esce del culo di Nasrallah.
Sono stata dove la Terra parla al cielo, nel villaggio della Resistenza, nel sud del Libano, laddove Hezbollah ha vinto contro israele. Sono stata a Mleeta.
Di Mleeta non troverete consiglio né indicazioni in alcuna guida turistica o sito web turistico; eppure è il luogo più importante del Libano.
Mleeta è il villaggio della Resistenza, a sud del Libano; l’avanposto dove Hezbollah ha liberato il Libano dall’occupazione israeliana e ha mandato via gli israeliani con la coda fra le gambe. Lassù sulle montagne impervie, ci sono le trincee scavate dai ragazzi libanesi. Proteggevano gli alberi (mi dicono sul posto) perchè gli alberi li proteggevano (così non potevano essere avvistati dagli israeliani). E Mleeta è costruita così: proteggendo la Natura che la ospita.

Chi lavora nel sito non può essere fotografato (giustamente) e credo che le persone che hanno passato i 40 anni, siano stati fra quei giovani coraggiosi che hanno sconfitto l’esercito più potente al mondo.

Il 90% di ciò che c’è a Mleeta è l’esposizione delle armi israeliane. Di primo impatto pensi che sia controproducente; ma poi entri nell’idea geniale di Hezbollah.
Anzi, da questo punto in poi del report, non userò più “Hezbollah”, ma “Resistenza” così come accade a Mleeta.
L’idea geniale della Resistenza è stata, infatti, esporre le armi prese agli israeliani così come gli indiani facevano quando esponevano “lo scalpo” di chi li voleva morti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma a quest’idea geniale, la Resistenza, ne ha aggiunto un’altra: esponiamo le armi che abbiamo preso ad israele, prendendoli per il culo.

Ed è così che l’uniforme del soldato israeliano viene messa sotto al pavimento in vetro;

così da camminarci sopra.

Così come il carrarmato israeliano, al quale viene fatto un nodo al cannone;

 

o come i barili esplosivi lanciati dagli israeliani, che vengono assemblati come scultura.

Poi c’è la tela del ragno…e questa merita due parole di spiegazione.. Durante l’assedio, Nasrallah parla in pubblico, in una località vicina e dice di israele: “israele è come un ragno, cosa si fa con i ragni quando sono in casa? Si prendono, con la mano e si buttano via”. Gli israeliani se la presero a cuore questa frase e dissero: “veniamo lì dove hai parlato di noi in questo modo, prendiamo quella città piantandoci la nostra bandiera”. In quel posto era uno scontro faccia a faccia (metodo nel quale gli israeliani perdono per codardia). Dopo tre giorni di lotta faccia a faccia, gli israeliani abbandonarono la volontà di prendere quel posto.

 

Da qui viene la “tela del ragno” a Mleeta, così da sbattere in faccia agli israeliani, sempre ed ancora, le parole di Nasrallah.
Non stiamo guardando di cimeli bellici di 50 anni fa, ma ti qualche anno fa; perchè l’occupazione israeliana con il suo nazismo e pulizia etnica è… oggi. Quindi, l’esistenza di Mleeta stessa, è una “mossa di guerra”. Così come ha detto Nasrallah alla fine dei combattimenti: “ is the war of the minds” (è la guerra delle menti).
Allego le varie foto di questa prima parte “museale” e anche della seconda parte, la montagna con le trincee e i tunnel ed i bunker della Resistenza. Così come qualche foto del massimo rispetto avuto per la Natura.

 

 

Mleeta è cibo per il cuore e per il cervello. Da energia, risveglia l’anima. Sapere che “gli uomini” qui, sono diventati la connessione fra Terra e Cielo e questa connessione non si può rompere.
Poi, si arriva all’ultima parte del percorso di Mleeta: il video dove Nasrallah spiega le motivazioni di fare questo posto, ripercorrendo le tappe storiche (dall’occupazione della Palestina, l’occupazione del Libano, l’uccisione del leader della Resistenza libanese con tutta la sua famiglia tramite una bomba israeliana, l’accordo per non toccare più i civili, l’accordo per la liberazione dei prigionieri politici libanesi, la liberazione del Libano).
Durante il video, mi scende qualche lacrima per la commozione; ma sul finale ecco la parole di Nasrallah che danno la carica…
Per anni ho sostenuto la Resistenza palestinese nel suo fermo punto; “israele ci distrugge le case e noi le ricostruiremo”….
La Resistenza libanese no, ha un altra risposta; allego direttamente la parte di video. E traduco in italiano: “Se bombardi l’aeroporto Rafiki di Beirut, noi bombarderemo l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Se voi prenderete le nostre risorse, noi prenderemo le vostre risorse. Se distruggete le nostre industrie, noi distruggeremo le vostre industrie. Io annuncio questo confronto e siamo tutti pronti ad accettare il confronto”.
Un Uomo sul posto mi dice: “la Resistenza libanese non può liberare la Palestina, non abbiamo il numero di uomini per poterlo fare. Quello che Nasrallah può fare è svegliare gli animi di tutti, dare la forza.”. Credo che Nasrallah possa risvegliare chiunque. Credo che sia l’unica speranza, e non solo per la Palestina ed il Medioriente.
“La guerra delle menti”, ecco perchè all’inizio ho scritto che serviva a tutti e che Salvini non è neanche l’aria del culo di Nasrallah.
Spero di esser riuscita nell’intento.

Sorgente: samantha comizzoli: NEL VILLAGGIO DELLA RESISTENZA

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •