Milano, Sardone, dopo il record di voti arriva la stangata della Corte dei Conti. La rettifica di Luigi Degan – Corriere.it

15 Febbraio 2019 0 Di ken sharo

 

Alla neoconsigliera in pole position per un posto in Giunta viene contestato un danno erariale di 244.136 euro nei confronti dell’Agenzia per la Formazione della Provincia di Milan

Silvia SardoneSilvia Sardone

È stata la consigliera più votata della Lombardia, a poche centinaia di voti dal recordman Giulio Gallera, ma per Silvia Sardone, data in pole position come assessore della giunta Fontana per Forza Italia, c’è subito una bella gatta da pelare. La Procura della Corte dei conti le ha notificato un invito a dedurre contestandole di aver arrecato un danno erariale nei confronti di Afol (l’Agenzia per la Formazione, l’orientamento e il lavoro della Provincia di Milano di cui Sardone era prima consigliera e poi presidente) chiedendole di restituire in solido con l’ex direttore generale dell’agenzia, Luigi Degan, la cifra di 244.136 euro. L’invito della Procura generale porta la data del 29 gennaio, un mese e qualche giorno prima delle elezioni, e concede 45 giorni di tempo per presentare le controdeduzioni.

La vicenda contestata a Sardone, insieme agli altri consiglieri di amministrazione di Afol, risale al 2011 quando venne nominato dg dell’agenzia, Luigi Degan. In sintesi: Degan non aveva i titoli per ambire alla posizione perché quelli inseriti nel curriculum non erano veritieri. La colpa della commissione giudicante e del cda di Afol è stata quella di non aver verificato le autocertificazioni presentate dal candidato. «Ne consegue — scrivono i giudici contabili — che il Degan è stato illegittimamente nominato dg di Afol percependo indebitamente, tra il 2011 e il 2014, il relativo compenso pari a 244.136 euro. Sussistono pertanto tutti i presupposti della responsabilità amministrativa patrimoniale di coloro che hanno determinato o agevolato, con colpa grave, l’illegittima attribuzione di detto incarico». Ma se per gli altri chiamati in causa l’accusa della Procura è quella di «colpa grave», per Sardone e Degan viene tirato in ballo il «dolo». In quanto «hanno cooperato scientemente al fine di ottenere la nomina di Degan a dg di Afol, anche facendo pressione sul presidente del cda (poi dimessosi) Peppino Falvo. Gli assidui contatti tra Degan e Sardone sono stati confermati dallo stesso Degan». I giudici insistono sul ruolo della neo-consigliera regionale di FI: «Dall’interrogatorio della consigliera di amministrazione Sardone è inoltre emerso che la stessa, vera artefice della nomina di Degan, conosceva da tempo e aveva costanti contatti con il nuovo dg, il quale risultava molto gradito anche al presidente della Provincia Guido Podestà. Risulta dagli atti che la Sardone fece parecchie pressioni in tal senso ai consiglieri di Afol e in particolare al presidente Falvo». Da qui, la richiesta di risarcire Afol, insieme a Degan per 244.136 mila euro. «L’atto mi è stato appena notificato. È una vicenda che risale a sette anni fa, io presenterò le mie controdeduzioni allegando le sentenze in cui nei miei riguardi è stato dichiarato il non luogo a procedere», dice Sardone: «È solo un invito a produrre della documentazione».

Intanto, alla sua prima uscita ufficiale, Fontana segna la distanza dal suo predecessore. E lo fa stroncando la ricorrente suggestione di un passaggio in mano alle Fs della maggioranza azionaria di Trenord, la società oggi partecipata al 50 per cento da Palazzo Lombardia e dal gruppo statale. Fu due anni fa, di questi tempi, che l’allora governatore Roberto Maroni aprì un po’ a sorpresa all’idea di una ridiscussione della governance pur di migliorare il servizio. Se ne parlò molto, in un periodo in cui sembrò che Fs volesse fare shopping da queste parti con il successivo ingresso nella compagine di M5. Ma il progetto di rilevare Trenord non prese mai davvero quota.

Ora Fontana sembra volerlo indirizzare su un binario morto. «Non ne abbiamo ancora discusso. Ma non intendiamo scendere con la nostra quota. Non venderemo — taglia corto —. Credo che la Regione debba continuare a gestire il proprio trasporto pubblico locale». Il neo governatore anzi rilancia. A pochi passi dal numero uno delle Ferrovie, Fontana lancia un avvertimento: Fs apra i cordoni della borsa per rinnovare il parco treni e soprattutto i binari, altrimenti «se non ci sarà collaborazione, chiederemo una gestione autonoma della rete». L’ad del gruppo Fs, Renato Mazzoncini, rimanda tutto a un tavolo di confronto da avviare non appena s’insedierà la nuova giunta regionale. E assicura: «Siamo pronti a investire 1,5 miliardi di euro necessari per la Lombardia come avevamo già detto all’allora presidente Maroni».

In merito a questo articolo è stata pubblicata una rettifica

Sorgente: Milano, Sardone, dopo il record di voti arriva la stangata della Corte dei Conti. La rettifica di Luigi Degan – Corriere.it

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