Morto durante un fermo, Ilaria Cucchi: “So già come va a finire”

19 Gennaio 2019 0 Di luna_rossa

“Dava in escandescenza? Questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire. La quarta sezione della Cassazione dirà che non c’è nessun colpevole”. Lo dice all’Adnkronos Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, commentando la morte del 32enne tunisino avvenuta a Empoli (Firenze) durante un fermo di polizia.

In merito alle prime ricostruzioni di quanto accaduto, da cui emerge che l’uomo sarebbe morto per arresto cardiocircolatorio, Ilaria Cucchi sottolinea: “Come Magherini”. A novembre scorso i giudici della quarta sezione penale della Corte di Cassazione hanno assolto i tre carabinieri accusati di omicidio colposo per la morte di Riccardo Magherini, quarantenne ex calciatore della giovanili della Fiorentina, avvenuta durante un arresto il 3 marzo 2014.

PADRE MAGHERINI – “Sono le solite cose, purtroppo chi ci passa rivede tutto il film di sempre” afferma all’Adnkronos Guido Magherini, padre di Riccardo. “La verità è quella che dicono loro, sapendo come è successo da noi c’è da stare sul chi vive – aggiunge – Scrivono che lui dava calci, dava botte, non è che dicono lo abbiamo ucciso. Questo è quello che penso dopo l’esperienza di Riccardo”.

MAMMA ALDROVANDI – “E’ sempre la stessa storia che si ripete, non ci sono mai elementi veramente chiari, ci sono sempre le versioni ufficiali e poi continua ad accadere purtroppo – dice all’Adnkronos Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi – Noi speriamo sempre di non dover commentare fatti analoghi, che quello che è già successo possa servire per il futuro e invece. Che questo tipo di fermi porta alla morte delle persone è una valutazione tecnica: anche i manuali delle scuole di polizia insegnano a non uccidere la gente poi però continua a succedere”. “Mi ricordo che al processo – aggiunge la mamma di Federico Aldrovandi – avevano intervistato alcuni insegnanti, che dicevano nei loro testi che i fermi delle persone in posizioni di schiacciamento, che impediscono quindi di respirare, portano alla morte ma questo lo sanno tutti. E’ assodato. Allora o la formazione non è fatta così come ci viene indicato, e quindi gli agenti non sono formati adeguatamente, oppure sanno quello che fanno ma lo fanno lo stesso. E’ avvilente”.

LEGALE CUCCHI E ALDROVANDI – Sulla morte del 32enne tunisino interviene anche l’avvocato Fabio Anselmo, legale delle famiglie di vittime di abusi in divisa, interpellato dall’Adnkronos. “Passano gli anni, la memoria e lo sgomento per questi fatti difficili da comprendere si scolorisce e gli esiti purtroppo di questi ultimi tempi sono sempre uguali: il fatto non costituisce reato” dice il legale, che si è occupato tra gli altri dei casi Cucchi e Aldrovandi, e lancia una provocazione: “Poi se vogliamo dire che è giusto così, prendiamone atto ma smettiamo anche di stupirci e di indignarci, consideriamo queste morti come danni collaterali che il nostro ordinamento giudiziario dimostra di voler considerare tollerabili o giustificabili”. “Le versioni giornalistiche sono sempre le stesse – aggiunge Anselmo – sono sempre uguali, persone che fino a quel momento non erano certamente folli, improvvisamente vengono portate via in luoghi chiusi, danno in escandescenze, si autolesionano e muoiono ammanettate e con i piedi legati. Le storie sono sempre quelle, sono gli esiti giudiziari di questi ultimi tempi che stanno cambiando, evidentemente adeguandosi al clima politico attuale”. “Si parla di colposo e si finisce alla sezione quarta della Cassazione e il fatto non costituisce reato – sottolinea – Magherini è stato compresso al suolo e colpito a calci, i poliziotti non sono medici, è stato detto, e quindi non potevano accorgersi che stava morendo. Bernardino Budroni è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco quando la sua auto era praticamente ferma e ora stiamo assistendo a un altro giudizio. Allora aspettiamo il prossimo”. “La differenza la può fare la giustizia e lo Stato se ha voglia di processare se stesso, lo sta facendo per Cucchi non lo ha fatto per Magherini”, aggiunge. Poi Anselmo precisa: “Sicuramente qualche atto di autolesionismo ci può stare ma noi in Italia abbiamo un record. Io non voglio criminalizzare nessuno, però”. Il legale lancia anche un invito alla stampa: “Invito voi giornalisti a sovrapporre i resoconti giudiziari di tutte queste vicende, i racconti dei cronisti, le versioni delle fonti ufficiali e quelle dei processi”. Infine Anselmo si rivolge alla famiglia del tunisino morto a Empoli. “Colgo comunque l’occasione per fare le condoglianze alla famiglia del tunisino, che non conosco”, conclude.

SINDACATI POLIZIA – Sulla vicenda si esprimono anche i sindacati di polizia, contattati dall’Adnkronos. “Esprimo solidarietà, vicinanza e fiducia ai colleghi che hanno operato nel rispetto dei protocolli, tant’è che è stato fatto avvicinare anche un medico poiché l’uomo, di origine tunisina ma cittadino italiano, si trovava in uno stato estremamente confusionale, ed era aggressivo – dice Felice Romano, segretario generale del Siulp – Abbiamo piena fiducia nella magistratura. Aspettiamo che l’autorità giudiziaria faccia il suo iter a dimostrazione della legittimità e della correttezza dell’operato dei nostri colleghi”. Allo stesso modo il sindacalista esprime “vicinanza alla famiglia della vittima e dispiacere per questo tragico fatto”. Quando muore una persona, spiega, “ritengo che abbiamo perso tutti, perché vuol dire che lo Stato, in tutte le sue sfaccettature, non è riuscito a garantire il bene supremo: vita, sicurezza e libertà dei cittadini”. Poi l’appello a seguito di testimonianze che hanno suscitato polemiche: “Queste testimonianze più da tifo che di supporto alla verità e legalità non aiutano nessuno, tantomeno le persone che operano ogni giorno in condizioni estreme. E comunque non aiutano il clima di fiducia e di serenità che dovrebbe esserci tra cittadini e operatori delle forze del’ordine”. “Se i colleghi avessero avuto il taser, come noi chiediamo da tempo, è vero che non si possono avere certezze di un epilogo diverso, ma sicuramente ci sarebbero state meno ombre, dal momento che non ci sarebbe stato contatto tra gli operatori e il cittadino”, conclude Romano.

Il fascicolo aperto dalla Procura di Firenze per la morte del tunisino “è contro ignoti, il che vuol dire che non sono state al momento individuate responsabilità a carico dei nostri colleghi. Aspettiamo con serenità che i magistrati facciano il loro lavoro – stanno in queste ore ascoltando testimoni – certi che faranno luce sulle procedure adoperate durante il fermo” afferma all’Adnkronos il segretario nazionale del Silp-Cgil, Daniele Tissone, convinto che vada messo in conto nell’attività di polizia “che certi fatti possano succedere e che i primi a dispiacersi nella vicenda di Empoli siano stati gli operatori intervenuti”. “Questo è uno di quei casi – aggiunge Tissone – che ci conferma quanto sia strategica la formazione del personale a tutela non solo delle persone che possono essere tratte in arresto ma degli operatori stessi”.

Sorgente: Morto durante un fermo, Ilaria Cucchi: “So già come va a finire”

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