Decreto Semplificazioni, scure al Senato: cosa va e cosa resta

29 Gennaio 2019 0 Di ken sharo

Così com’è non va”. Dopo l’avvertimento del Quirinale sul decreto Semplificazioni – farcito di misure eterogenee e quindi a rischio incostituzionalità – il provvedimento è stato sottoposto a una cura dimagrante in Parlamento.Durante l’esame in commissione al Senato, il testo si era trasformato in un mostro parlamentare in stile omnibus: 80 articoli più 61 pagine di emendamenti. In sostanza, una sorta di Milleproroghe d’inizio anno in cui la maggioranza aveva inserito tutto ciò che era rimasto fuori dalla manovra.A calare la scure ci ha pensato la Presidenza del Senato, che ha dichiarato inammissibili 62 emendamenti. Ne sopravvivono solo 23, un quarto di quelli presentati. Il decreto è in voto in aula a Palazzo Madama.COSA È STATO CANCELLATOSaltano le nuove norme sull’Rc Auto e sulla xylella (l’obbligo di abbattimento degli ulivi infetti e il carcere per i trasgressori).Via anche la sospensione per un anno delle tasse per le vittime del crollo del ponte Morandi, i due milioni di euro stanziati per le nuove divise della Polizia e le maglie più larghe per i concorsi dei medici.Bocciati infine i correttivi sulle gare per i concessionari (era previsto il rinvio di un anno per l’obbligo di mettere a gara il 60% dei lavori oltre i 150mila euro, in deroga al codice degli appalti) e alcune esenzioni aggiuntive per la Web Tax.COSA RIMANENon si toccano invece le norme sulle trivelle, frutto di un difficile accordo fra Lega e Movimento 5 Stelle. Si salvano le concessioni già in essere, ma aumenta il costo delle royalty di 25 volte. Arriva anche una moratoria di 18 mesi per i nuovi piani di ricerca in mare, che però potrà essere estesa a 24 mesi nel caso non venisse adottato un piano nazionale.Resta nel decreto anche la misura in favore degli Ncc, i noleggi con conducenti, che potranno operare all’interno della provincia senza tornare in rimessa (il che probabilmente farà la loro fortuna, visto che molti ottengono la licenza in piccoli centri vicini a grandi capoluoghi).Sopravvivono poi la cancellazione del raddoppio dell’Ires per gli enti no profit – che quindi resta al 12%, malgrado la manovra prevedesse un aumento al 24% – e la regionalizzazione delle concessioni idroelettriche (la contropartita chiesta da Matteo Salvini per dare via libera alla stretta sulla ricerca di idrocarburi e all’aumento delle royalties sulle concessioni).

Sorgente: Decreto Semplificazioni, scure al Senato: cosa va e cosa resta

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